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Agricoltura - L'assessore Daniele Proietti annuncia l'iscrizione della specie nel registro delle biodiversità Arsial: "Possiamo costruire un'economia intorno a un prodotto unico"

“Il carciofo ortano è un’eccellenza certificata”

di Alessandro Castellani
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L'incontro sul Il carciofo ortano

L’incontro sul Il carciofo ortano

L'incontro sul Il carciofo ortano

L’incontro sul Il carciofo ortano

L'incontro sul Il carciofo ortano

L’incontro sul Il carciofo ortano

Orte – Il carciofo ortano entra nel registro volontario regionale per le biodiversità dell’Arsial.

L’assessore comunale all’Agricoltura, Daniele Proietti, presenta i risultati degli studi condotti dall’Agenzia per lo sviluppo dell’agricoltura e l’università della Tuscia. Risultati che, spiega l’assessore, “certificano in maniera definitiva che il carciofo di Orte è a tutti gli effetti una specie a sé”.

Con l’iscrizione al registro dell’Arsial, il carciofo ortano viene riconosciuto ufficialmente tra le risorse genetiche autoctone a rischio di erosione. Il programma di recupero della cultivar, lanciato nel 2015, vede quindi un primo e importantissimo traguardo. 

“Rispetto al più noto carciofo romanesco – continua Proietti – le differenze sono accertate a livello fenologico, genetico e morfologico”.

L’assessore assicura che “tutti quelli che assaggiano o cucinano il nostro carciofo capiscono subito la superiorità a livello di gusto, percentuale di scarto e facilità di conservazione”. Ecco perché “è possibile costruire un’economia intorno a questo prodotto”.

Un’economia di nicchia, ma che può avere del potenziale. “Il carciofo è la terza coltura ortiva più diffusa d’Italia – spiega Proietti – e la domanda supera l’offerta, tanto che spesso importiamo dall’estero. Se noi riusciamo ad avere un prodotto certificato come superiore, dobbiamo essere bravi a sfruttare il vantaggio. E ancora meglio sarebbe se gli studi confermassero che il nostro carciofo è riproducibile altrove: il prodotto acquisterebbe più popolarità e noi saremmo al centro di un circuito molto più grande”.

Il carciofo ortano è una varietà sviluppatasi sulle rive del Tevere, grazie alle condizioni biologiche e climatiche differenti rispetto all’areale di Roma. In passato la tradizione della cultivar si tramandava di generazione in generazione e da Orte partivano interi carri di carciofi diretti ai mercati ortofrutticoli del circondario. La pianta era così diffusa in città che prese anche il nome di un dolce tipico: il carciofo ortano, appunto.

Negli ultimi anni, invece, la specie era arrivata molto vicina all’estinzione. A conservarla solo uno sparuto gruppo di anziani coltivatori nei loro piccoli orti. Eppure ancora oggi, in certe bancarelle, è possibile trovare delle cassette di falso “carciofo ortano”. 

“Abbiamo salvato la nostra tradizione – aggiunge Proietti – e adesso dobbiamo valorizzarla. Costituiremo un campo catalogo, che ci consentirà di conservare la pianta originaria, aggiustare il tiro sulle catene genetiche e reintrodurre i semi, rendendoli disponibili a chi si vuole avvicinare a questa coltura”. 

“Il processo di recupero e rivalutazione ha già raggiunto tanti traguardi – conclude l’assessore -. Il prossimo passo sarà investire, perché la partecipazione cresce ogni giorno di più”.

 


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6 febbraio, 2019

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