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Viterbo - Giunto al termine il laboratorio teatrale che si è svolto nei mesi scorsi all'interno del CeIS San Crispino e che ha visto coinvolti sette ospiti della comunità terapeutica

“Con la consapevolezza della fragilità possiamo farne arte e bellezza”

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Viterbo - Una scena dello spettacolo "Passi"

Viterbo – Una scena dello spettacolo “Passi”

Viterbo – Riceviamo ea pubblichiamo – È giunto al termine il laboratorio teatrale che si è svolto nei mesi scorsi all’interno del CeIS San Crispino di Viterbo, che ha visto coinvolti sette ospiti della comunità terapeutica.

Il laboratorio – diretto dalle operatrici teatrali Elena Mozzetta e Chiara Palumbo – si è concluso venerdì scorso, 8 febbraio, presso la Comunità “Campus Calisto Felli” di Viterbo, con la presentazione di uno spettacolo teatrale che ha tratto ispirazione dalle “Citta invisibili” di Italo Calvino.

“Passi”, uno spettacolo che commuove soltanto chi è capace di mettersi in movimento con le cose. E quelle cose, venerdì sera, erano occhi, mani, piedi nudi, corpi, azioni, emozioni, parole e silenzi. Non facile “mettersi in scena” senza dover mostrare la tensione, l’emozione, l’imbarazzo, forse anche la propria fragilità.

Non sempre tutto questo lo si riesce a mascherare, a trattenere… e la bellezza secondo noi è tutta qui! Nelle fragilità che riconosciamo in noi stessi, che accettiamo, e che siamo disposti a far veder anche agli altri, senza avere timore o soggezione. Perché vergognarsi di essere fragili? Perché dobbiamo mostrare sempre di essere assolutamente capaci di gestire le nostre emozioni e di non avere paura? “Non vogliamo imparare a non aver paura, vogliamo imparare a tremare”.

Troppo spesso si giudica una persona quando dimostra di essere fragile, la fragilità è diventata un difetto, qualcosa che non si può e non si deve mostrare. Noi non siamo d’accordo, vogliamo mostrarci fragili e vogliamo che le nostre e l’altrui fragilità diventino una consapevolezza e non qualcosa da nascondere o soffocare. “La consapevolezza è una forma d’amore” e di questa ‘consapevolezza della fragilità possiamo farne arte, bellezza. Venerdì sera, è andata in scena una grande bellezza… la bellezza, anche, dell’essere fragili. Una voce spezzata dall’emozione è diventata arte. Grazie a chi quell’arte, quella bellezza, ha saputo metterla in scena. Grazie a chi quell’arte, quella bellezza, ha saputo coglierla. Grazie a chi quella bellezza, quell’arte, ha saputo metterla in risalto.

Elena Mozzetta e Chiara Palumbo


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10 febbraio, 2019

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