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Operazione Erostrato - Le coraggiose denunce degli imprenditori vittime dell'organizzazione criminale: "C'è chi vuole controllare le attività economiche con la violenza"

Della Rocca e Grazini furono i primi a parlare di mafia

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Rinaldo Della Rocca

Rinaldo Della Rocca

Maxi rogo al Poggino - Le auto incendiate

Maxi rogo al Poggino – Le auto incendiate

Maxi rogo al Poggino - Le auto incendiate

Maxi rogo al Poggino – Le auto incendiate

Roberto Grazini, titolare della Grazini Traslochi

Roberto Grazini, titolare della Grazini Traslochi

Viterbo - Esplosioni a Santa Barbara - Il camion della Graziani Traslochi incendiato

Viterbo – Esplosioni a Santa Barbara – Il camion della Graziani Traslochi incendiato

Viterbo - Esplosioni a Santa Barbara - Il camion della Graziani Traslochi incendiato

Viterbo – Esplosioni a Santa Barbara – Il camion della Graziani Traslochi incendiato

Viterbo – Rinaldo Della Rocca e Roberto Grazini, imprenditori coraggiosi. Entrambi vittime della mafia viterbese, sarebbero stati tra i primi a parlare agli inquirenti di “matrice mafiosa delle intimidazioni subite”.


Rinaldo Della Rocca. È la notte tra il 4 e il 5 gennaio 2018 quando un “incendio di rilevanti proporzioni” distrugge dodici auto parcheggiate nel cortile della concessionaria D. Auto di Rinaldo Della Rocca. Il fuoco coinvolge anche la facciata del capannone di via Duilio Mainella, al Poggino. Manda in frantumi le vetrate dell’autosalone e si propaga nel cortile della concessionaria confinante, danneggiando altre tre macchine. I vigili del fuoco, che hanno avuto non poche difficoltà nel domare le fiamme, entrano in azione con diversi mezzi. E per loro, come per i carabinieri intervenuti per i rilievi, non ci sono dubbi: “La causa dell’incendio è dolosa”.

Rinaldo Della Rocca, oltre a gestire la D. Auto, è impegnato politicamente ed è membro del direttivo provinciale del Sindacato italiano locali da ballo\Federazione italiana pubblici esercizi. “Il direttivo – spiega l’imprenditore agli investigatori dopo l’incendio delle dodici auto – partecipa a delle commissioni costituite dal comune di Viterbo per il rilascio delle autorizzazioni per i locali da ballo. Durante la commissione di giugno 2017 è stata presentata una richiesta dal Range di via della Palazzina. La richiesta è stata respinta e il titolare, che conosco con il nome di Erman (Ismail Rebeshi, per gli inquirenti, ndr), ha ripresentato la domanda che è stata nuovamente negata. Tale situazione potrebbe aver creato malumori nei proprietari del Range e in particolare in Erman”.

Della Rocca collega immediatamente l’incendio subìto al suo ruolo nelle commissioni del Silb\Fipe. “Non ho dubbi – dice ai carabinieri – che l’attentato fosse rivolto a me. Sono fortemente intimorito, temo che fatti analoghi possano ripetersi e che possano andare addirittura oltre colpendo me o un’eventuale attività che dovessi aprire in futuro. Vivo a Viterbo da sempre e sono impegnato anche politicamente e ho un contatto con la comunità molto forte, avvertendone le sensazioni. Parlando con una moltitudine di persone, ho avuto contezza che la comunità viterbese è molto scossa e fortemente impaurita dei numerosi incendi che si sono verificati nell’ultimo periodo. Si tratta di un timore per un fatto nuovo per la realtà viterbese, da sempre tranquilla. Un fatto trasversale, episodi che non si erano mai verificati in un numero così elevato. Ho inoltre saputo che in un’auto è stata rinvenuta una testa di animale mozzato e diverse sono state trovate all’ingresso della discoteca Theatrò. A Viterbo qualcuno sta diffondendo con violenza un forte timore per ottenere il controllo di attività lecite”.

Davanti agli inquirenti, Della Rocca parla anche di Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato. Del primo dice: “È uno schiacciasassi, non guarda in faccia a nessuno. Se deve fare qualcosa non tiene conto di regole o di rapporti con le persone e va avanti per la sua strada, anche illegalmente. Gode di una cattiva reputazione a Viterbo. Gestisce la discoteca Range e commercia con auto che esporta. Ostenta benessere e sono rimasto colpito dal fatto che ha una delle poche Audi A8 a benzina circolanti a Viterbo”. Di Trovato, invece, afferma: “Gestiva un compro oro in via Garbini, ma con lui non ho mai avuto rapporti particolari. Se non quelli di vicinato, considerato che il mio autosalone era nei pressi del suo negozio”.


Roberto Grazini. È la notte tra il 7 e l’8 gennaio 2018 quando due furgoni vanno in fiamme in piazzale Porsenna, a Santa Barbara. Sono un Iveco della Grazini Traslochi di Roberto Grazini e un Fiat Ducato di un imprenditore cinese. Intervengono vigili del fuoco e carabinieri, che trovano altri tre mezzi della Grazini Traslochi cosparsi di benzina. “È evidente – scrivono gli investigatori nelle carte dell’operazione antimafia Erostrato – che il destinatario dell’attentato sia l’imprenditore Roberto Grazini e che l’incendio del furgone del cittadino cinese sia stato perpetrato dai rei nella convinzione che si trattasse di un altro mezzo della ditta Grazini”.

Secondo gli inquirenti, ad appiccare le fiamme sarebbero stati Trovato e Shkelzen Patozi. Un “favore – sostengono i carabinieri – all’associato Gabriele Laezza per favorire la sua ditta di traslochi: la Laezza Benito”, concorrente dell’impresa di Grazini. Quella sera Trovato avrebbe “riportato ustioni di primo e di secondo grado sul viso e sulle mani”, che lo hanno costretto a rivolgersi a un dermatologo che, tra le altre cose, gli ha “indicato la necessità di una consulenza di chirurgia plastica per ridurre gli esiti estetici”. Il medico, dopo aver “intuito il coinvolgimento di Trovato negli attentati, fortemente intimorito, si rifiuterà di assisterlo” ulteriormente.

Sentito dagli investigatori sull’incendio del suo furgone, l’imprenditore Roberto Grazini ha affermato: “Ho fatto mio il pensiero, ormai dilagante in città, che sia in atto un tentativo di destabilizzare più settori economici per imporre un controllo in chiaro stile mafioso. L’evento ha generato in me un forte stato di apprensione, poiché non posso escludere che chi ha tentato di destabilizzare la mia attività possa nuovamente tentare di portare a termine altri episodi incendiari. L’evento può essere ricondotto esclusivamente al settore dei traslochi, non avendo mai avuto controversie personali con alcuno. Tra le ditte, quella che potrebbe trarre vantaggio da quanto accaduto, è la ditta Laezza. La società di traslochi è in forti difficoltà economiche e da diverso tempo cerca di emergere nel settore senza riuscire a ritagliarsi una fetta di mercato ben definita”.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese


Divorate dalle fiamme 12 auto nel piazzale di una concessionaria – “Ricominceremo più forti e con un sorriso…” – “Non mi avete indebolito, anzi rafforzato” – “La professionalità dei pompieri ha evitato conseguenze più gravi” – “Avvertimenti, intimidazioni, cosa sta succedendo a Viterbo?” – Rogo al Poggino, dissequestrate vetture divorate dalle fiamme – Esplosioni in piena notte, due autocarri incendiati – “Volevano colpirmi, benzina anche su altri miei camion…” – Sequestrata una bottiglia di benzina, si cercano impronte… – Autocarri incendiati, al setaccio le telecamere dei distributori di benzina


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 53enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 febbraio, 2019

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