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Giallo a Ronciglione - Tra le ipotesi degli inquirenti la caduta accidentale, ma anche che Maria Sestina Arcuri sia stata spinta dalle scale o colpita alla testa - Una scenata di gelosia del fidanzato prima della tragedia

Femminicidio o incidente? Fondamentali Ris e autopsia

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Ronciglione – Sedici, il numero dei gradini da cui sarebbe precipitata Maria Sestina Arcuri. Un incidente, come il fidanzato Andrea Landolfi Cudia continua a ripete, o un femminicidio? Da quelle scale che portano al secondo piano della casa della nonna di lui, la 25enne potrebbe essere stata spinta. Ma gli inquirenti non escludono che la giovane, invece di essere caduta, sia stata colpita alla testa. Per i medici dell’ospedale di Belcolle, dove Maria Sestina è morta dopo 24 ore di agonia, quelle ferite sul cranio sarebbero poco compatibili con una caduta accidentale. Da qui la segnalazione ai carabinieri che, coordinati dalla procura di Viterbo, stanno indagando sul giallo di Ronciglione.

Il pm Franco Pacifici ha disposto l’autopsia sul corpo della 25enne, eseguita giovedì sera, e ha chiesto l’intervento dei Ris. I militari del reparto investigazioni scientifiche dell’Arma, nelle prossime ore, entreranno nella casa della tragedia alla ricerca di elementi utili alla ricostruzione del quadro del dramma: dalle eventuali macchie di sangue all’ipotetica arma del delitto. L’abitazione, nel cuore di Ronciglione, dove Maria Sestina e Andrea stavano trascorrendo il primo weekend di febbraio, è sotto sequestro da martedì. È di proprietà della nonna di lui: una 80enne che durante l’anno farebbe la spola tra il comune viterbese, dove risulta residente, e la Capitale, dove invece vive.

Per poter avviare tutti gli accertamenti tecnici il pm ha dovuto aprire un fascicolo d’indagine e avanzare un’ipotesi di reato: quella di omicidio volontario, a carico di Landolfi Cudia. Un atto dovuto, e a garanzia di quel 30enne romano con la passione per la boxe che così si può difendere. A puntare il dito contro di lui, fidanzato con Maria Sestina da novembre, sarebbero soprattutto i familiari della ragazza. Una parente parla di “gelosia. Un bruttissimo sentimento – afferma su Facebook -. Gelosi e possessivi, fatevi curare prima di iniziare una relazione. Perché per amore non si può morire. Ma Maria Sestina è morta per aver amato tanto, per aver amato con tutto il suo cuore e la sua anima. Che lo perdoni da lassù”.

La coppia avrebbe trascorso l’ultima serata, quella di domenica 3 febbraio, in un pub di Ronciglione. Sarebbe filato tutto liscio finché Landolfi Cudia non avrebbe fatto una scenata di gelosia, scatenando una discussione tra lui e la 25enne. I carabinieri lo avrebbero ricostruito ascoltando negli ultimi giorni decine di persone: vicini di casa, amici, conoscenti, parenti e la nonna del 30enne. Quest’ultima sarebbe stata nell’abitazione al momento della tragedia e il suo racconto potrebbe essere fondamentale per gli inquirenti.

Ai militari dell’Arma Landolfi Cudia avrebbe invece detto di essere rincasato con Maria Sestina intorno alle 2 tra domenica 3 e lunedì 4 febbraio e di essere precipitati entrambi dalle scale che portano al secondo piano. Nonostante la caduta la ragazza avrebbe insistito per andare a dormire, ma avrebbe passato una notte d’inferno. All’alba di lunedì sarebbe stato il fidanzato a chiamare l’ambulanza. La 25enne, già in gravissime condizioni, è stata sottoposta a un delicato intervento alla testa. Ma nonostante i medici abbiano fatto il possibile per salvarle la vita, è morta nella tarda mattinata di martedì nel reparto di rianimazione.


Articoli: I vicini: “Quella notte non abbiamo sentito niente” – Donati gli organi della ragazza precipitata dalle scale – Ragazza precipitata dalle scale, il fidanzato indagato per omicidio – Ragazza precipita dalle scale e muore, non si esclude il femminicidio


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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11 febbraio, 2019

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