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Mafia viterbese - Non ha dubbi il difensore del presunto boss Giuseppe Trovato, che ieri ha discusso il ricorso al tribunale del riesame - "Abbiamo contestato la gravità indiziaria e le esigenze cautelari", spiega l'avvocato Giuseppe Di Renzo

“Non c’è l’associazione di stampo mafioso e le intercettazioni sono inutilizzabili”

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Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo – Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo - Fouzia Oufir

Mafia a Viterbo – Fouzia Oufir

Viterbo – (sil.co.) – “Intercettazioni inutilizzabili e non c’è alcuna associazione o metodo di stampo mafioso”. Non ha dubbi il difensore di Giuseppe “Peppino” Trovato, presunto boss del sodalizio criminale sgominato con i tredici arresti messi a segno lo scorso 25 gennaio a Viterbo su disposizione della Dda di Roma. 

Il legale, l’avvocato Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, lo ha detto ieri ai giudici del tribunale della libertà di Roma, discutendo il ricorso al Riesame per ottenere la revoca o un alleggerimento della misura di custodia cautelare a carico del 43enne titolare di tre Compro oro del capoluogo, originario di Lamezia Terme, residente da una quindicina di anni a Viterbo, ritenuto ai vertici dell’organizzazione.

Oltre alla posizione di Trovato, trasferito nel frattempo nel carcere di Nuoro, in Sardegna, l’avvocato Di Renzo ha discusso anche quella della fidanzata 34enne, Fouzia “Sofia” Oufir, d’origine marocchina, reclusa nel carcere femminile di Lecce, in Puglia. 

“Ho discusso adducendo l’inutilizzabilità del compendio di captazione e poi ho dedotto l’insussistenza dell’associazione di stampo mafioso così come contestata e la non ricorrenza delle aggravanti specifiche legate all’utilizzo della metodologia mafiosa. Per grandi linee, abbiamo contestato la gravità indiziaria e le esigenze cautelari sia per Trovato Giusppe che per Oufir Fouzia”, spiega Di Renzo, confidando nei giudici della libertà. 

Il riesame si è riservato, come per gli altri, i cui ricorsi, discussi l’8 e il 14 febbraio, sono stati finora tutti rigettati, lasciando aperte le porte all’eventuale ulteriore ricorso in cassazione. 

Per ora restano in carcere Giuseppe “Peppino” Trovato e Fouzia “Sofia” Oufir, Martina Guadagno, Ismail “Ermal” Rebeshi, Luigi “Gigi” Forieri, i fratelli albanesi Spartak “Ricmond” Patozi e Shkelzen “Zen” Patozi, Sokol “Codino” Dervishi,  Gazmir “Gas” Gurguri, Gabriele “Gamberone” Laezza e Ionel Pavel.

Sempre ai domiciliari infine Manuel Pecci e Emanuele “Lele” Erasmi. 


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese


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19 febbraio, 2019

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