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Quando la politica è “sangue e merda”…

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Burt Lancaster nei panni di don Fabrizio Corbera, principe di Salina, duca di Querceta, marchese di Donnafugata [4]

Burt Lancaster nei panni di don Fabrizio Corbera, principe di Salina, duca di Querceta, marchese di Donnafugata

Viterbo – E sì. Lo diceva tal Rino Formica nell’era craxiana. “La politica è sangue e merda”. Dove il sangue forse voleva essere qualcosa di eroico. Ma la merda era semplicemente merda.

Chi non ne fosse convinto basta che dia uno sguardo alla guerra che si sta combattendo in comune. Unico problema le poltrone. E non che le poltrone non contino. Ci mancherebbe. La politica è gestione del potere e le poltrone hanno il loro valore. Ma questa politica che si trascina per mesi senza un’idea, senza un guizzo, senza un atto creativo. Niente. Di niente. A che serve?

Si sente dire solo “io voglio ‘sta poltrona”. “Io ne voglio tre”. “Io ne merito quattro”. Una squallida lotta solo per le poltrone che non si capisce a cosa serva. Vista anche la qualità, a voler essere magnanimi, scadente di chi le va a ricoprire.

Certo siamo nell’era dell’incompetenza e non c’è da meravigliarsi. Come nella Cambogia di Pol-Pot chi porta gli occhiali è quanto meno sospetto. E sicuramente infido. Potrebbe aver annusato qualche libro. Ma il livello di questa maggioranza è incredibile. La diciamo grossa: roba da far rimpiangere la strampalata giunta guidata da Leonardo Michelini. L’abbiamo detta grossa… 

Questa maggioranza tra parentele poco eleganti, assessori e consiglieri impresentabili, cambi di casacca incomprensibili per i poveri mortali, liti diuturne per lo strapuntino è veramente l’aberrazione dell’aberrazione della politica. Intanto la città è allo sbando più completo. È sporca. Piena di buche. Crolla da tutte le parti. Passa da una emergenza all’altra. E la giunta che fa? Discute sulle deleghe. Sì, sulle deleghe. 

Certo. Il sindaco Arena ci ha certificato che “l’aria a Viterbo è pulita”. E allora cosa vogliono i cittadini? L’aria è pulita. Sarà merito della nuova giunta. E non della tramontana.

E va anche ricordato che questa maggioranza l’ha spuntata alle ultime elezioni per qualcosa come 500 voti. E allora ci si sarebbe aspettati che avesse scelto degli assessori non per parentela, incompetenza e appartenenza, ma appunto per competenza, autorevolezza e credibilità. Il sindaco Arena doveva scegliersi la squadra e lo doveva fare non badando solo alle indicazioni dei partiti e partitini. Poteva mettere i partiti con le spalle al muro scegliendo personaggi di chiara capacità. Beh scusate, mi sono lasciato andare, neppure in un film della Disney potrebbe accadere. Tanto meno in questa maggioranza farlocca “di nani e ballerine” per giunta senza neppure nani e ballerine. Sempre per citare il buon Formica.

In tutto questo le opposizioni, in questo momento di crisi politica, appaiono stranamente afasiche.

La crisi si dipana tra la presa di posizione dell’eminente senatore erede di Benedetto Croce e del giovin, “giovin” si fa per dire ormai, deputato. E tutto tace. Tutto tace come accadeva nel fortino del Deserto dei tartari, nell’attesa che qualcosa di assolutamente sconvolgente accada.

Ma come nel Deserto dei tartari nulla accade. Nulla cambia nella città dei gattopardi… Si passa da una maggioranza all’altra e la città sembra scomparire in lontananza alla vista della politica. E qui non c’è neppure il principe di Salina, duca di Querceta, marchese di Donnafugata, a dar lo smalto della più decadente nobiltà a questa improbabile classe dirigente. Dirigente, anche questa volta, si fa per dire.

Qui, immancabilmente tutti tengono, e tengono solo, famiglia… E tutto è silenzio e mediocrità

Carlo Galeotti


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