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Mafia viterbese - Il legale nel mirino di Giuseppe Trovato per aver sostenuto una costituzione di parte civile in un processo in cui il boss era imputato - Gli inquirenti: "Una vendetta"

“L’avvocato Alabiso? Me lo devo togliere dai coglioni”

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L'avvocato Roberto Alabiso

L’avvocato Roberto Alabiso

Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo – Giuseppe Trovato

Viterbo - La macchina dell'avvocato Alabiso distrutta dalle fiamme

Viterbo – La macchina dell’avvocato Alabiso distrutta dalle fiamme

Viterbo – “Me lo devo togliere dai coglioni”. Giuseppe Trovato, ritenuto al vertice della mafia viterbese, in una conversazione intercettata dai carabinieri parla così dell’avvocato del foro di Viterbo Roberto Alabiso. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stato “Zio Peppino” il mandante dell’attentato incendiario, eseguito dai sodali Sokol Dervishi e Gazmir Gurguri, ai danni dell’Audi Q5 del legale viterbese. L’auto, parcheggiata nella villa dell’avvocato, a ridosso del cancello d’ingresso, è stata distrutta dalle fiamme la notte del 27 luglio 2017.

Per gli investigatori, “l’attentato ai danni di Alabiso non è altro che la vendetta pianificata da Trovato per l’affronto, a suo dire, subito dal legale, colpevole di aver fatto solo il suo dovere”. Ovvero, aver sostenuto la costituzione di parte civile di una donna in un processo in cui Trovato era imputato. Nelle carte dell’inchiesta antimafia, i carabinieri sottolineano che Alabiso è anche il difensore di Claudio Ubertini e del figlio Enrico Maria, entrambi vittime dell’organizzazione criminale. Inoltre, è pure l’avvocato della famiglia di Bruno Paternollo. Dall’omicidio dell’imprenditore David Paternollo, padre di Bruno, ucciso nel 2008 alla Tecom, società di formazione professionale in via Rossi Danielli. Tra le altre cose Bruno Paternollo, “titolare di alcuni compro oro a Viterbo, è oggetto delle attenzioni morbose del gruppo capeggiato da Trovato”.

In una conversazione con Dervishi, Trovato afferma: “Mi devo togliere dai coglioni l’avvocato che mi ha pizzicato”. Ovvero Roberto Alabiso, che viene osservato e pedinato. “Trovato e Dervishi – ricostruiscono gli inquirenti -, individuato lo studio del legale, si appostano, attendono che esce e una volta agganciato iniziano un frenetico pedinamento fino alla sua abitazione”.

Sempre intercettato, “Zio Peppino” esclama: “Fetuso, lo abbiamo pizzicato alla tagliola. Lo abbiamo fottuto. Mo’ lo dobbiamo aspettare per vedere dove va a casa. Infame, bastardo”.

Secondo i carabinieri, Trovato stabilisce anche le modalità con le quali appiccare il fuoco all’auto dell’avvocato. Non ci devono essere dubbi: Alabiso deve chiaramente comprendere la natura dolosa dell’incendio. “Fum, fum, fum (per gli investigatori Trovato mima il gesto dell’appiccare le fiamme, ndr)… perché poi pensano che so’ quelli che mettono foco all’erba”.

Nei giorni successivi all’incendio che ha distrutto l’Audi dell’avvocato Alabiso, Trovato parla con una consulente economica, sua conoscente ma conoscente anche del legale, facendo intendere di non sapere nulla dell’attentato. “Presume (Alabiso, ndr) che ci siano i calabresi che stanno facendo i guai, ma noi non ci mettiamo a fa’ ‘ste cose. Secondo me hanno toccato qualcuno di sbagliato, manco di qua. Poveraccio (sempre Alabiso, ndr). Un bravo ragazzo, un ragazzo d’oro. Gli voglio bene”.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese


Data alle fiamme la macchina dell’avvocato Roberto Alabiso – “Si tratta di una minaccia, ma non so cosa ci sia dietro” – Le telecamere non hanno ripreso nulla


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 53enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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3 febbraio, 2019

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