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Lottizzazione Acquabianca, sfilano i primi sei testimoni dell’accusa

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Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo [4]

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici [5]

Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici

Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici [6]

Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici

Viterbo – (sil.co.) – Entra nel vivo a dieci anni dalle prime intercettazioni il processo scaturito dal “filone Acquabianca” della maxinchiesta Genio e sregolatezza. 

Sette gli imputati, accusati a vario titolo di truffa e corruzione aggravata. Parte civile il comune di Viterbo, contro l’ex city manager Armando Balducci e gli imprenditori Amedeo Orsolini, Lorenzo Grani, Luigi Castellani, Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino.

Ieri pomeriggio la prima udienza dedicata ai testimoni dell’accusa. Un’udienza fiume nel corso della quale sono stati ascoltati quattro investigatori, due carabinieri forestali e due militari della guardia di finanza, oltre ai due consulenti della procura, i periti Rodolfo Fugger e Mottura. 

E’ toccato a loro ricostruire le indagini che hanno condotto al processo figlio della maxinchiesta Genio e sregolatezza, sfociata in 13 arresti e una sessantina di indagati a piede libero nel 2012. Il filone Acquabianca è quello che fece più scalpore per via della notorietà degli attuali imputati.

Al centro dell’inchiesta dei pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma le presunte irregolarità nella lottizzazione Acquabianca. Un record per l’architetto Balducci che, indagato per corruzione aggravata, è stato rinviato a giudizio con gli altri il 25 luglio 2017, oltre nove anni dopo la fine dell’incarico, risalente al febbraio 2008. 

Tutti sono accusati di corruzione aggravata. Gli imprenditori anche di truffa al comune di Viterbo, per aver fatturato 190mila euro più del dovuto, 50mila incassati, per le opere di urbanizzazione.

Balducci, invece, avrebbe intascato, in contanti e al nero, 70mila euro di bustarelle, a rate, dal 2008 fino al 2012. A partire dall’approvazione, solo da parte della giunta, senza il passaggio dal consiglio comunale, di una variante al piano di zona, spacciata per “non essenziale”. E invece messa a punto apposta per favorire la Colleverde, secondo l’accusa, già cliente per il progetto dello studio della moglie, incrementando del 50% le volumetrie residenziali private e riducendo dell’80% le non residenziali.

Un escamotage, tra l’altro, per costruire una gran quantità di villini a schiera invece di palazzi, con un aumento del 38% della superficie edificabile.

Nell’accordo corruttivo, inoltre, erano previsti incarichi a professionisti della società riconducibile alla moglie. Le imprese dei Chiavarino e di Tomassetti invece, avrebbero versato a Balducci il 2,5% sull’importo, pari a quasi 5 milioni di euro, dei lavori di urbanizzazione primaria, tra cui la rotatoria. In parte recuperati, secondo l’accusa, truffando il comune.


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