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L'irriverente - Una riflessione dopo la fiaccolata organizzata dai sindacati

Mafia il giorno dopo…

di Renzo Trappolini
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Viterbo - La manifestazione contro la mafia

Viterbo – La manifestazione contro la mafia

Viterbo – Slogan proclamati tutti. Fiaccole e candele spente. Rimaste in deposito quelle assegnate ai parlamentari di ieri e di oggi (“incredibile” ha stigmatizzato il direttore Galeotti). Sindaco con la fascia e il correttore automatico: “non sono delinquentelli ma delinquenti che usano metodi mafiosi”.

Se non è zuppa pare pan bagnato senza diminutivo. Quello che giorni fa aveva usato “per rispetto verso gli inquirenti” (boh!). Il consiglio comunale si costituirà parte civile per l’onore del popolo e, forse, un successivo risarcimento di danni. Contro chi? I tredici in manette?

E oggi tutti a casa tranquilli anche se Tusciaweb ha giustamente titolato “La città che non vuole la mafia scende in piazza”. Perché ce n’è un’altra che invece…? Fa male dirlo e persino pensarlo.

Se è successo tutto quel che è successo in poco tempo e a tante persone, cose, commerci, se ci sono stati viterbesi tentati di avere giustizia dalla mafia anziché dai tribunali, se lo scopo dei reati parrebbe essere stato il governo delle iniziative produttive locali che la legge attribuisce alla pubblica amministrazione, allora il Comune – ma anche gli altri uffici pubblici (alle manifestazioni c’erano il prefetto e il presidente di quel che rimane della provincia e che ancora appalta) perché non dispongono concordemente una revisione, questa sì straordinaria, di tutte le procedure con cui si danno concessioni, licenze, permessi, certificati, lavori, si assume?

Sicuramente tutto è regolare e fila nel migliore dei modi, ma perché non profittare per avviare dappertutto una bella pulizia quaresimale anche degli scantinati e degli anfratti per verificare che non ci siano buchi o tubi di scarico in cui la melma mafiosa potrebbe infiltrarsi sospinta da soldi e violenza?

Sarebbe come passare dalle parole ai fatti perché il brodo di coltura della mafia viterbese potrebbe non essere evaporato col solo pescaggio di un pugno di possibili “delinquenti”.

Ai quali è stato comunque detto come ai portatori della peste a Milano ne I Promessi Sposi:“ Va povero untorello. Non sarai tu quello che spianti” Viterbo.

Renzo Trappolini

 


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17 febbraio, 2019

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