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Operazione Erostrato - Undici sono in carcere e due ai domiciliari - Puntano alla revoca o a un alleggerimento delle misure cautelari

Mafia viterbese, gli arrestati venerdì davanti al tribunale del riesame

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Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Giuseppe Trovato – Ai vertici del sodalizio

Mafia a Viterbo - Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi – Ai vertici del sodalizio

Mafia a Viterbo - Emanuele Erasmi

Emanuele Erasmi – Agli arresti domicliari

Mafia a Viterbo - Manuel Pecci

Manuel Pecci – Agli  arresti domiciliari

Viterbo – Mafia, venerdì davanti al tribunale del riesame gli arrestati.

“Tu ti apri un bell’alimentari, ti aiutiamo noi, poi se hai un problema i clienti li portiamo noi. Ma non mi acciaccà più i piedi perché tu lo sai che ti scoppio bene”. A parlare, nella fattispecie, è il titolare di tre compro oro Giuseppe Trovato, assieme a Ismail Rebeshi considerato ai vertici della presunta organizzazione criminale italo-albanese smantellata con i tredici arresti del 25 gennaio scorso. Racconta, “Peppino”, di cosa avrebbe detto a un concorrente, vittima di un attentato incendiario e altre intimidazioni, per convincerlo a chiudere bottega.

Brandelli di intercettazioni che pesano come macigni sugli indagati quelli estrapolati dall’ormai famosa ordinanza di 720 pagine con cui il gip Flavia Costantini ha accolto le richieste di misure di custodia cautelare dei pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò per la direzione distrettuale antimafia di Roma.

Misure di custodia cautelare che, se confermate, potrebbero portare gli arrestati, indagati a vario titolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, al giudizio immediato, ovvero al processo senza il passaggio dall’udienza preliminare. Al processo lampo punta l’accusa. Davanti ai giudici già nel giro di pochi mesi. 

Si capisce la corsa al tribunale del riesame di Roma, davanti al quale saranno discusse già questo venerdì, l’8 febbraio, le istanze presentate dalle difese per ottenere la revoca oppure un alleggerimento della misura. In caso di esito positivo, già nel weekend qualcuno potrebbe tornare a casa dal carcere o lasciare i domiciliari.

Gli interrogatori di garanzia si sono svolti tra il 26 e il 28 gennaio. Il bilancio è di 11 indagati che hanno fatto scena muta e due che si sono difesi.

Sono reclusi a Mammagialla: Giuseppe “Peppino” Trovato, 43 anni, il titolare di tre compro oro del capoluogo, originario di Lamezia Terme, residente da una quindicina di anni a Viterbo, ritenuto ai vertici dell’organizzazione; Ismail “Ermal” Rebeshi, albanese, di 36 anni, gestore a Viterbo di un autosalone e un locale notturno, anche lui con un ruolo di vertice nel sodalizio, già in carcere per droga dal 26 novembre; Luigi “Gigi” Forieri, 51enne residente a Caprarola, titolare a Viterbo del bar di via Genova; i fratelli albanesi Spartak “Ricmond” Patozi e Shkelzen “Zen” Patozi, 31 e 34 anni, operai, Ricmond  residente a Vitorchiano e Zen a Viterbo; Sokol “Codino” Dervishi, operaio albanese di 33 anni, residente a Viterbo; Gazmir “Gas” Gurguri, anche lui albanese, operaio 35enne di Canepina; il viterbese Gabriele “Gamberone” Laezza, 31 anni, operaio nella ditta di trasporti di famiglia; l’unico romeno, Ionel Pavel, di 35 anni. 

Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, tranne il titolare del bar di via Genova, Luigi “Gigi” Forieri, 51 anni,  che ha riposto alle domande del magistrato, mentre ha rilasciato spontanee dichiarazioni uno dei cinque albanesi arrestati, il falegname 35enne Gazmir “Gas” Gurguri, residente a Canepina. 

Sono detenute nel carcere femminile di Civitavecchia le uniche due donne coinvolte nella maxinchiesta. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere Fouzia “Sofia” Oufir, 34enne d’origine marocchina, compagna e dipendente di Giuseppe Trovato. Ha invece risposto a tutte le domande del gip la 31enne viterbese Martina Guadagno, commessa in uno dei Compro oro gestiti da Trovato. 

Due soli arrestati su tredici sono ai domiciliari, entrambi viterbesi e incensurati. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere il parrucchiere 29enne Manuel Pecci, titolare di un salone di bellezza in via Maria Santissima Liberatrice, e l’artigiano Emanuele “Lele” Erasmi, cinquantenne, di Bagnaia. 

Mafia a Viterbo - I tredici arrestati


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese

 


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6 febbraio, 2019

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