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Mafia viterbese, sfiorato lo scontro tra due bande criminali

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Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato [3]

Mafia a Viterbo – Giuseppe Trovato

Daniele Casertano [4]

Daniele Casertano

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri [5]

Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri

Viterbo – Sfiorato lo “scontro tra due bande criminali”. A Viterbo. I carabinieri lo mettono nero su bianco nelle carte d’inchiesta dell’operazione Erostrato, che ha smantellato un’associazione mafiosa operante nel capoluogo della Tuscia.

Le “due bande criminali”, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero quelle facenti capo a Giuseppe Trovato e a Daniele Casertano. Il primo è il 44enne considerato al vertice dell’organizzazione mafiosa viterbese. Il secondo, nato a Napoli 45 anni fa, viene descritto dagli inquirenti come un “soggetto radicato da anni nel territorio Viterbese e gravato da plurimi precedenti penali”. Venne arrestato, ad esempio, nel 2008 a culmine dell’operazione, sempre dell’Arma, Gatto & la volpe. Ritenuto a capo di un cartello attivo nel Viterbese, patteggiò quattro anni di reclusione.

Lo scontro perché Trovato, alias “Zio Peppino”, avrebbe incolpato Casertano di essersi “impossessato, contrariamente agli accordi, dell’intera somma (25, 50mila euro) consegnatagli da Piero Camilli [6] come ricompensa dello ‘sblocco’ di un contenzioso civile che Camilli aveva con altri due imprenditori”. Da qui la richiesta di pizzo al patron della Viterbese, nonché sindaco di Grotte di Castro, e l’incendio di due auto di Casertano. Di lui Trovato in un’intercettazione dice: “È un infame, fa i dispettini. Vuole fare il furbo, ma non ha capito ancora con chi ha a che fare. Noi dobbiamo terrorizzare tutti, noi dobbiamo fare male. S’hanno preso il bottino, mo invece il bottino ce lo faccio vomitare. Ci faccio vedere”.

Le auto di Casertano vengono date alle fiamme nella notte tra il 30 e il 31 dicembre 2017. Ma già “il primo gennaio 2018 – sostengono i carabinieri – Trovato inizia a preoccuparsi delle possibili reazioni di Casertano e concorda con la compagna Fouzia ‘Sofia’ Oufir di adottare alcune cautele”. Dal cambiare il luogo di parcheggio delle loro macchine al munirsi di estintori. Casertano, infatti, sembra aver intuito il mandante dell’azione nei suoi confronti. E come “augurio” di Capodanno invia a Trovato un messaggio con un antico proverbio arabo: “Sul cadavere dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto, ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”. Il tenero dell’sms appare alquanto minaccioso.

Trovato ne è convinto: “Lui (Casertano, ndr) mi controlla, mi sorveglia. Ma se continua già c’è la seconda mossa”. Ovvero, un’ulteriore azione punitiva. Che in un’altra intercettazione definisce “terzo tempo”. “Perché sei una merda infame – afferma in una conversazione facendo riferimento a Casertano -. Un collaboratore di giustizia, un traditore di amici”.

Ricevuto il messaggio da Casertano, Trovato si informa su eventuali collegamenti del rivale con ambienti della criminalità organizzata campana. E contatta un amico di Lamezia Terme, che gli inquirenti definiscono come un “pluripregiudicato con precedenti per associazione di stampo mafioso”. Trovato lo informa che a Viterbo è in corso una guerra che lui ha in pugno: “Il Milan ha vinto alla Juventus, ma di brutto”.

Anche Casertano pare organizzarsi per una vendetta ai danni di Trovato, e si rivolge a un pregiudicato campano per chiedergli dell’esplosivo molto potente per effettuare un attentato: “Lo abbiamo un compagno dei nostri che fa il fuochista, uno che fa i fuochi? Due o tre. Una cosa bella grande, sistemata. Deve venire giù anche il bambino”. Ovvero, deve essere qualcosa di dirompente.

Lo scontro, fortunatamente, non ci sarà. A riportare la calma, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, ci avrebbe pensato Franco Bachisio Goddi. 70enne sardo, nel 1999 venne inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia. Aveva fatto perdere le sue tracce poco prima di essere arrestato per il rapimento e l’omicidio di Mirella Silocchi, moglie di un imprenditore emiliano, avvenuto nel 1989. Condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione, Goddi venne ammanettato nella sua casa di via Garbini dopo cinque mesi di latitanza.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati [7] – Operazione Erostrato, gli arrestati [8] – Scacco alla Mafia nel Viterbese [9] – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa [10] – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso [11] – Scacco alla Mafia nel Viterbese [12]


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 53enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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