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Viterbo - Gli ospiti del Tavolo per la pace bocciano senza appello la legge Salvini: "Propaganda per nascondere i problemi veri"

“Non è un decreto per la sicurezza, ma per alimentare la paura”

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Tavolo per la pace - L'Italia ai tempi del decreto sicurezza

Tavolo per la pace – L’Italia ai tempi del decreto sicurezza

Tavolo per la pace - L'Italia ai tempi del decreto sicurezza

Tavolo per la pace – L’Italia ai tempi del decreto sicurezza

Carlo Mezzetti

Carlo Mezzetti

Enrica Rigo

Enrica Rigo

Stefano Galieni

Stefano Galieni

Viterbo – (a.c.) – Un decreto per migliorare la sicurezza o per fomentare la paura della gente?

Se lo chiedono i relatori del convegno “L’Italia ai tempi del decreto sicurezza”, organizzato ieri pomeriggio nella sala incontri del Centro di documentazione diocesano dal Tavolo per la pace di Viterbo. E la risposta, almeno secondo loro, è abbastanza chiara.

L’evento è presentato da Chiara De Carolis della Casa dei diritti sociali della Tuscia, Luca Zoncheddu della Caritas Viterbo e Luciano Orbat del Centro di documentazione diocesano.

A illustrare il quadro normativo e sociale che si va delineando con l’introduzione della legge Salvini sono chiamati tre ospiti: Enrica Rigo, professoressa di filosofia del diritto e fondatrice della clinica legale sull’immigrazione e la cittadinanza all’università Roma Tre, Stefano Galieni, giornalista e attivista per i diritti umani e Carlo Mezzetti, avvocato viterbese impegnato nella tutela dei migranti.

Ad aprire gli interventi è proprio Mezzetti, secondo cui il decreto sicurezza “affronta non solo l’immigrazione, ma tutti i temi che creano paura o fastidio nel cittadino”.

L’avvocato attacca soprattutto la revisione del permesso umanitario. “Al suo posto – spiega – c’è il permesso di protezione speciale, che però non è mutabile in permesso di lavoro e quindi finisce in un binario morto per l’immigrato. Norme come questa sono volte a bloccare l’integrazione, non ad aumentare la sicurezza. Quello che aumenterà saranno solo l’antisocialità, i fenomeni di devianza e le persone ridotte ai margini. E quando si certificherà il fallimento di queste misure, daranno la colpa a noi che ci opponiamo”.

Galieni parla di “propaganda utile a distrarci dai problemi veri. Ti scordi dei disagi nei trasporti, le difficoltà d’accesso alle cure mediche o le morti sul lavoro e ti convinci che il problema siano le persone che dormono in mezzo alla strada perché non hanno una casa”.

“La legge Salvini – continua il giornalista – è solo l’ultimo degli obbrobri prodotti. Siamo arrivati a trasformare il daspo da misura destinata agli eventi sportivi a misura per escludere certe categorie sociali, cioè i poveri, che devono rimanere ben lontani dai luoghi belli. Si è ribaltata la prospettiva: la colpa è tua che sei povero, non della tua città che non ti dà modo di vivere degnamente”.

Terzo intervento quello di Enrica Rigo, che racconta l’esperienza della sua clinica del diritto, “uno sportello di assistenza legale ai migranti, portato avanti soprattutto grazie agli studenti dell’università”, e lancia un allarme: “Dal 2015 abbiamo avuto a che fare soprattutto con le donne. In tv e sui giornali le mostrano salvate dal mare, sempre protette, ma in realtà nel centro per i rimpatri di Ponte Galeria è pieno di donne”.

La docente si scaglia proprio contro i Cpr. “Il criterio applicato per gli ingressi in questi centri è razzista – attacca -. Tutto dipende dagli accordi per i rimpatri che il governo italiano stipula con gli altri Stati, quindi si entra a seconda della nazionalità”.

“Il decreto sicurezza ha precarizzato i diritti – conclude – e tenere precarie le persone che fanno parte dei processi lavorativi è utile. Il problema vero è che in Italia dal 2011 non si fa un decreto flussi”.


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12 febbraio, 2019

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