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Viterbo - L'assessore Ubertini respinge la richiesta arrivata in consiglio da Antoniozzi, spiega perché non ha partecipato alla manifestazione contro la mafia e si dice pronto a querelare se ci sarà motivo

“Non mi dimetto, in tutta questa vicenda io sono una vittima”

di Paola Pierdomenico
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Claudio Ubertini

Claudio Ubertini

Viterbo – “Non mi dimetto, perché in tutta questa vicenda sono una vittima. Non ho nulla da nascondere, sono trasparente come l’acqua. Ho passato un incubo per due anni e, con me, tutta la mia famiglia”. La voce di Caludio Ubertini sembra ancora tremare quando racconta quello che ha vissuto negli ultimi due anni. Vittima di pesanti intimidazioni da alcuni degli arrestati nell’ambito  dell’operazione Erostrato trova paradossale doversi difendere dopo quello che ha subìto.

Venerdì scorso, infatti, al consiglio aperto sulla mafia, Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020) ha chiesto a Ubertini di “valutare la possibilità di dimettersi”. 

Ubertini respinge tutto. “Nessuno – attacca l’assessore – dice chiaramente che sono una vittima. Io e la mia famiglia abbiamo vissuto due anni da incubo, perché non sapevamo da che parte potessero arrivare questi attacchi. Poi, appena si è venuto a sapere di questa organizzazione di delinquenti e di quello che hanno fatto in città, il problema sono invece sono io”.

Ubertini non ci sta. “Io sono la vittima. Lo shock più grande, per me e per la mia famiglia, è stato sapere chi ci fosse dietro a tutto ciò, e cioè una persona, che è cliente del mio studio da 25 anni, ha il bar proprio sotto a dove lavoro e che vedevo più di dieci volte al giorno”.

Ubertini va avanti. “Non solo, ci si sofferma sul fatto che io sia stato poco collaborativo, ma che vuol dire che sono stato poco collaborativo? Dalla sera alla mattina, ho subito denunciato gli episodi che mi sono accaduti ed ero totalmente all’oscuro di ogni tipo di cosa che potesse essere stata fatta da queste persone. Persone che, oltretutto, conoscevo. Quel bar lo frequentavano così come altre persone, tra cui Barelli che ha lo studio proprio lì sopra. Ci facevano le conferenze stampa, era un locale pubblico e non c’era la frequentazione di chissà quali persone, altrimenti lo avremmo evitato”.

In consiglio venerdì, da Antoniozzi, gli è stato chiesto di fare un passo indietro. “A parte che non me le deve chiedere lui – precisa Ubertini -, semmai deve farlo il sindaco, col quale ieri ho parlato e non mi ha nemmeno lontanamente posto il problema, o al limite può chiedermele il mio partito. In definitiva, però, perché dovrei darle, perché per due anni sono stato vittima di una banda di delinquenti che ha perseguitato me e la mia famiglia? Questa è la mia colpa?”.

Ubertini parla di un incubo infinito. “Durato due anni, con mia figlia che ha cambiato casa perché aveva paura di rientrare la sera, visto che non sapevamo da quale parte subivamo questi attacchi. Il mio nome viene associato a un’organizzazione mafiosa, ma lo è perché io sono una vittima, così come lo sono Roberto Grazini, l’avvocato Alabiso e poliziotti e carabinieri che hanno vissuto tutto questo. Mi spieghino per quale motivo dovrei dare le dimissioni, perché devo gestire un appalto da 17 milioni di euro del bando delle periferie? A parte che è una grandissima cavolata, perché gli appalti non li gestiscono gli assessori, ma gli uffici.  Questi fatti, inoltre, risalgono al 2017/18 quando altri erano assessori e frequentavano quel bar come lo facevo io”.

Ubertini è deciso a passare al contrattacco. “Aspetto che vengano trascritti i verbali della seduta e se c’è solo un motivo per querelare lo farò, senza nemmeno pensarci un attimo, visto che devo tutelare me e la mia famiglia che, da questa storia, ne usciamo devastati. Non riesco più a sentire questi attacchi. Sono stanco”.

L’assessore spiega che la cosa che più gli ha fatto male è sapere che dietro a tutto ci fosse “una persona con cui avevo una frequentazione personale quotidiana e poi lo sciacallaggio contro una persona che è vittima e non di cose così, ma di 5 attentati con due macchine bruciate, una presa a martellate, una pallottola recapitata al mio studio e un animale morto messo sul cofano della macchina di mio figlio. Cose a cui non siamo abituati. Al consiglio, mi sarei aspettato un’espressione di solidarietà per me e per tutte le persone che sono state vittime, invece, ci sono due categorie: chi se la merita e poi io, che non si sa perché devo essere colpito e che mi devo difendere da tutto quello che ho passato. Paradossale per certi aspetti”.

Ubertini non ha partecipato né al consiglio, né alla fiaccolata: “Non sono andato perché sono molto provato da tutto questo e ho evitato visto che forse mi sarebbe stato difficile stare zitto e, dato che sono una persona equilibrata, non volevo creare liti e discussioni in un luogo istituzionale. Ne avevo comunque parlato con il sindaco e altri colleghi per cui ho deciso di non esserci. Speravo di essere uscito da questo incubo e invece mi trovo a sopportarne un altro, molto più squallido e di basso livello. Anche questi atteggiamenti intimidatori e questo mistificare la realtà dei fatti, in questo contesto, possono essere considerati messaggi mafiosi”.

Solidarietà però ne ha ricevuta. “Ho avuto attestazioni di stima dal mondo politico. Il senatore Fusco mi è stato vicino sempre così come il gruppo della Lega, da Micci e Cepparotti, fino a Contardo. Da loro, mai il minimo segnale di sfiducia. Giorni fa, in un momento di debolezza, ho pensato di lasciare, ma poi mi sono detto che non potevo, perché farlo avrebbe significato nascondere qualcosa. Io sono trasparente come l’acqua. Il giorno dell’operazione – conclude Ubertini -, che ha portato agli arresti, mi è caduto il mondo addosso”.

Paola Pierdomenico


 – Antoniozzi (Viterbo 2020): “L’assessore Ubertini dovrebbe dimettersi”


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17 febbraio, 2019

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