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Omicidio nel centro storico - In carcere da nove mesi, rischia lo stesso l'ergastolo - Vittima Daniele Barchi, 42enne originario di Gaeta

Omicidio del Suffragio, Pavani sarà giudicato con l’abbreviato

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Omicidio in via Fontanella del Suffragio - Il fermato Stefano Pavani e la vittima Daniele Barchi

Da sinistra, Stefano Pavani e Daniele Barchi

Azzurra Cerretani

Azzurra Cerretani

Viterbo – Delitto del Suffragio, sarà processato il 13 febbraio con il rito abbreviato Stefano Pavani.

E’ il 32enne di Corchiano, recluso da nove mesi nel carcere di Mammgialla per l’omicidio di Daniele Barchi, il 42enne originario di Gaeta il cui corpo senza vita è stato trovato lo scorso 22 maggio in un monolocale al pianoterra al civico 16 di via Fontanella del Suffragio, uno dei vicoli adiacenti a Corso Italia.

A dare l’allarme, facendo ritrovare il cadavere, la fidanzata di Pavani, in seguito a una lite al Serpentone di Bagnaia.


Il tribunale ha accolto la richiesta di ricorso al rito alternativo dell’abbreviato avanzata dal difensore Luca Paoletti dopo la fissazione del giudizio immediato. Rito che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena. Il che significa che in caso di condanna all’ergastolo, purché non sia previsto l’isolamento diurno, la pena si riduce a 30 anni. In caso l’imputato venga invece condannato all’ergastolo con l’isolamento diurno, sarebbe invece lo stesso condannato al “fine pena mai” in primo grado. Ferma la possibilità, per la difesa, di ricorrere in appello ed eventualmente in cassazione. 


Il 32enne comparirà mercoledì prossimo davanti al gup Savina Poli, che lo giudicherà a porte chiuse con il cosiddetto rito abbreviato secco, decidendo cioè allo stato degli atti. Non saranno sentiti testimoni, ma nel fascicolo sono entrate la perizia psichiatrica sull’assassino e l’autopsia sul corpo della vittima, depositate lo scorso autunno e affidate dal pubblico ministero Stefano D’Arma al medico legale Maria Rosaria Aromatario e alla psichiatra Cristiana Morera. 

Resta in sospeso la sorte giudiziaria della fidanzata di Pavani, la 25enne viterbese Azzurra Cerretani, indagata per omicidio volontario in concorso, per la quale la procura potrebbe ancora chiedere il rinvio a giudizio oppure l’archiviazione.

“Siamo ancora in attesa delle decisioni della procura”, spiega il difensore Fausto Barili, dicendosi fiducioso che ci siano ampi margini per procedere a una richiesta di archiviazione. “Gli esiti delle indagini sono confortanti, hanno certificato il non coinvolgimento della ragazza nella morte. La giovane, peraltro, sentita più volte dagli inquirenti, ha fornito sempre la stessa versione dei fatti, senza alcun ripensamento. Ed è stato grazie al suo allarme che il corpo della vittima è stato ritrovato”, conclude il legale. 

Il giorno del delitto ci sarebbe stata anche lei a casa della vittima, che da qualche tempo dava ospitalità al 32enne, il quale da Corchiano si era spostato nel capoluogo. Fu proprio la donna, con le sue dichiarazioni ai poliziotti, intervenuti al Serpentone di via Cardinale Ridofli a Bagnaia per una lite familiare la sera del 22 maggio, a far scattare l’allarme. Sul pianerottolo c’era Pavani, che stava dando di matto, tentando di sfondare a calci, pugni e spallate la porta dell’appartamento in cui la Cerretani si era barricata assieme alla sorella.

Poco dopo, in questura, la 24enne avrebbe riferito agli investigatori “comunque credo che lui abbia ammazzato anche un uomo, perché quell’uomo non respira più”, conducendo gli agenti sul luogo del delitto. Il 32enne e la fidanzata avrebbero addirittura dormito accanto al cadavere di Barchi, trovato con ferite d’arma da taglio sul corpo, ma soprattutto con il volto tumefatto come se prima di morire fosse stato massacrato di botte. 

Silvana Cortignani


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8 febbraio, 2019

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