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Per non sentirci soli con la mafia…

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Renzo Trappolini [4]

Renzo Trappolini

Viterbo – Può darsi che una fiaccolata serva ad illuminare anche quegli angoli bui della coscienza in cui spesso il ben pensare trova comodo oscurarsi per non vedere ciò che istintivamente rifiuta. I carabinieri, la procura di Viterbo, la Dda e il tribunale di Roma concordemente hanno visto in episodi di criminalità recente il ripetersi di metodi che nel Lazio sembravano confinati al sud, a ridosso della Campania.

Metodi mafiosi e per questo hanno considerato tredici arrestati (un po’ stranieri e in parte italiani con collegamenti a luoghi e soggetti in odore di ‘ndrangheta) “un sodalizio criminale ben strutturato” (parole del colonnello Palma) per il quale è risultato applicabile l’art. 416 bis del codice penale, cioè l’associazione a delinquere di stampo mafioso.

E’ la prima volta a Viterbo, hanno sottolineato gli inquirenti. Anche da noi, dunque, il re è nudo. Nascondercelo, quando chi se ne intende (procura, magistrati esperti antimafia, carabinieri) avverte che nella Tuscia ha operato (opera ancora?) un’associazione a delinquere per “il controllo del territorio” che nella nostra economia significa anzitutto “attività commerciali” e che cittadini per bene preferirebbero rivolgersi alla giustizia mafiosa anzichè allo Stato sarebbe da struzzi.

Di qui, il passo per diventare gli ominicchi o i quaquaraqua descritti da Sciascia è breve. Specie se fosse vero che il consiglio comunale si sarebbe sentito rassicurato quando il sindaco, premesso di non aver “niente da chiarire”, ha affermato – certo non in perfetta linea con le risultanze dell’indagine giudiziaria – che “ a Viterbo non esistono organizzazioni mafiose ma piccoli delinquentelli [5] che si fanno grandi adoperando metodi mafiosi”.

Ci saranno ora altre adunate solenni, consigli comunali straordinari, ma che si tratti di delinquentelli con aspirazioni di padrinato o padrinaggi in essere, qualcosa gli enti locali (tutti, non solo il capoluogo) potrebbero fare subito.

A cominciare da un approfondito riesame delle procedure con cui le burocrazie operano, particolarmente negli appalti, nelle concessioni, dell’ efficacia dei presidi anticorruzione, impegnandosi a ripetere le verifiche con periodicità e magari dotandosi – come tante città hanno – di uno specifico regolamento per contrastare infiltrazioni mafiose nella attività amministrativa.

E insieme a prefettura, forze dell’ordine, magistratura, scuola, organizzazioni d’impresa e professioni, sindacati, chiese, operare per esaltare ovunque il ruolo di servizio delle autorità perché in esse il cittadino abbia la fiducia che, prima di tutto, carabinieri, polizia, guardia di finanza, giudici meritano.

Risposta seppur forse tardiva alle vittime dell’attività “mafiosa” che come Tusciaweb ha sempre raccontato ci sono state, eccome, oltre che non far sentire sola “la parte sana della società la quale – ha scritto il direttore Galeotti – non può e non deve avere paura. E deve denunciare [6]”.

Renzo Trappolini


Articoli:  Denunciare! Denunciare! Denunciare! [6] di Carlo Galeotti – Il sindaco Arena: “A Viterbo non ci sono organizzazioni mafiose, solo delinquentelli” [5]


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