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Tribunale - Davanti al giudice arrivano le croniche carenze di organico del supercarcere di Viterbo - La vittima è Giovanni Musarò, attualmente alla Dda di Roma, dove sta indagando sulla mafia viterbese

Pm antimafia pestato da boss, riparte il processo a tre agenti

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Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale

Viterbo – E’ ripreso venerdì davanti al giudice Silvia Mattei il processo ai tre agenti della polizia penitenziaria finiti nei guai per l’aggressione a Mammagialla al procuratore antimafia Giovanni Musarò da parte del boss della ‘ndrangheta Domenico Gallico. Non avrebbero vigilato sull’incontro. Accusati di violata consegna e falso ideologico, gli imputati sono difesi dall’avvocato Remigio Sicilia. 

Dei quattro testi previsti, soltanto uno era presente all’udienza di venerdì, un agente penitenziario in servizio a Mammagialla, che ha parlato di procedure e dinamiche, ma anche delle croniche carenze di organico all’interno dell’istituto di pena viterbese, dove, il 7 novembre 2012, il pm Musarò avrebbe dovuto incontrare il capo dell’omonima cosca della fascia tirrenica di Reggio Calabria, classe 1958, che in regime 41 bis sta scontando 7 ergastoli dal 1990. 

Per il difensore Remigio Sicilia, il quale da sempre insiste su come gli imputati fossero perfettamente a conoscenza della presenza delle telecamere, qualcuno non ha informato i tre agenti del servizio che avrebbero dovuto fare e poi ha fatto sì che loro diventassero i capri espiatori. Qualcuno, secondo il legale, che dice di avere ripetuto più volte ai tre quali fossero le disposizioni, ma che nel video non si vede proferire verbo: “Il capoturno”.

Il pm Giovanni Musarò è lo stesso, attualmente in forza alla direzione distrettuale antimafia di Roma, titolare col collega Fabrizio Tucci della maxi inchiesta su un presunto sodalizio criminale di stampo mafioso nel capoluogo, inchiesta sfocata lo scorso 25 gennaio in tredici arresti. 

Il processo ai tre agenti riprenderà a maggio. 


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12 febbraio, 2019

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