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Tribunale - Vittima un giovane ronciglionese

Ricatto a luci rosse dopo una notte col trans, perizia sul video hard

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Viterbo - La procura

Viterbo – La procura

Viterbo – (sil.co.) – Ricatto a luci rosse dopo una notte col trans, perizia sul video hard.

Per questo il giudice Silvia Mattei potrebbe disporre una perizia sul cellulare dell’imputato, una transessuale arrestata e finita sotto processo per estorsione in seguito alla denuncia sporta da un “cliente”, un giovane di Ronciglione che nel maggio 2017 si era regalato una notte nel capoluogo all’insegna della trasgressione.

Alla sbarra una trentenne d’origine brasiliana, all’epoca domiciliata in un appartamento del capoluogo in via Valle Piatta, al Sacrario, dove il 15 maggio di due anni fa piombarono i carabinieri della stazione di Ronciglione, che assieme alla presunta vittima avevano teso una trappola all’imputata. 

Secondo la presunta vittima, durante il rapporto, il trans lo avrebbe filmato e fotografato, quindi ricattato, chiedendogli 600 euro per non diffondere foto e video sui social network. 

“Il giovane è venuto in caserma e ci ha detto che il trans gli aveva chiesto ulteriori cento euro, per cui abbiamo fotocopiato due banconote e lo abbiamo accompagnato all’appuntamento a Viterbo. Non appena è uscito dall’appartamento, siamo entrati noi e abbiamo trovato le due banconote sotto un piatto nell’ingresso-cucina dell’abitazione. Quindi abbiamo proceduto all’arresto e sequestrato il telefonino dove avrebbero dovuto trovarsi sia il video, sia i messaggi scambiati con la presunta vittima. Ma non l’abbiamo visionato, perché era protetto dal pin e il codice di sblocco è stato dato al giudice durante la convalida, quando il cellulare era già tra le prove di reato”, ha spiegato ieri al giudice il maresciallo Francesco Longobardo della stazione dei carabinieri di Ronciglione alla ripresa del processo.

“Non ho ricattato nessuno, mi doveva quei 600 euro”, si è difesa due anni fa la transessuale, una ragazza minuta, comparsa in jeans e capelli legati a ciuccio quando è comparsa davanti al giudice Silvia Mattei per la convalida dell’arresto. Il video, a detta sua, non sarebbe relativo alla “prestazione”. “Il filmato l’ho girato prima, mentre sniffava la cocaina. Lui si era portato la droga apposta e l’ha presa prima del rapporto, mentre veniva ripreso”. “Dopo il rapporto sessuale, lui voleva fermarsi con me tutta la notte. Io gli ho detto che andava bene, ma che per tutta la notte doveva pagarmi 600 euro. Con sé però non li aveva, mi ha detto che me li avrebbe dati dopo”, ha spiegato la trans all’epoca, difesa dall’avvocato Andrea Fabbio.

Al termine dell’udienza il giudice Mattei ha rinviato il processo al 18 settembre per sentire nuovamente la versione dell’imputata e disporre eventualmente una perizia sul telefonino sequestrato dai carabinieri.  Ieri, nel frattempo, il pm ha chiesto l’acquisizione nel fascicolo del processo di un dischetto nel quale dovrebbero essere stati riversati il video e i messaggi estrapolati dal telefono sul quale già nel 2017 venne deciso di disporre una prima perizia.


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21 febbraio, 2019

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