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Cultura - Storie di vita degli ospiti della Rsa "Viterbo" alla Quercia - Sta per arrivare al termine la campagna di documentazione condotta dalla Banda del racconto

Saperla lunga, saperla raccontare…

di Antonello Ricci
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Storie di vita per gli ospiti della Rsa "Viterbo" alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa “Viterbo” alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa "Viterbo" alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa “Viterbo” alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa "Viterbo" alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa “Viterbo” alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa "Viterbo" alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa “Viterbo” alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa "Viterbo" alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa “Viterbo” alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa "Viterbo" alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa “Viterbo” alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa "Viterbo" alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa “Viterbo” alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa "Viterbo" alla Quercia

Storie di vita per gli ospiti della Rsa “Viterbo” alla Quercia

Viterbo – Un’avventura inedita. Sta per giungere al termine la campagna di documentazione condotta da Banda del racconto nella Residenza sanitaria assistenziale “Viterbo” (La Quercia). Antonello Ricci e Marco D’Aureli hanno raccolto le storie di vita di quindici ospiti della struttura.

A breve il materiale raccolto confluirà in una mostra fotografica e in un racconto teatrale aperto al pubblico. Letture di Pietro Benedetti. Con la collaborazione in scena di alcuni degli anziani narratori e delle narratrici intervistati, rivelatisi vere e proprie “persone di consiglio”, secondo la definizione del filosofo Walter Benjamin.

“Saperla lunga, saperla raccontare”
La Banda del racconto al lavoro con narratrici e narratori ospiti della Residenza sanitaria assistenziale “Viterbo”

Da settembre 2018, lontano dai riflettori, Banda del racconto è sbarcata alla Rsa “Viterbo” della Quercia. Su proposta dell’istituzione stessa, del direttore sanitario dottor Alessandro Compagnoni e in particolare del team professionale di terapisti occupazionali e fisioterapisti, vera anima del progetto: Anna Clementi e Sonia Sessa, Alessandro Piergentili e Alessio La Morgia.

Per fare ciò che, dopo tanti anni d’esperienza, Banda sa fare meglio: ascoltare, raccogliere, trasformare e restituire pubblicamente le storie di vita degli ospiti della Residenza sanitaria assistenziale viterbese. Secondo un’intuizione originaria, semplice e penetrante: che raccontare ed essere ascoltati allunghi la vita, ne migliori la qualità. Eserciti e fortifichi la memoria e quindi senso di identità e della dignità personale. Narrazione come terapia insomma.

Poter raccontare ed avere certezza d’essere ascoltati è di fondamentale valore per ogni essere umano. Lo sapeva bene Primo Levi, quando scriveva delle paure nostre più profonde, tanto profonde e radicate da precipitare spesso in un sogno ricorrente: dopo tanto tempo siamo tornati a casa, abbiamo finalmente riempito le nostre pance e, come vecchi marinai, abbiamo sentito il bisogno di raccontare di noi, della nostra esperienza maturata attraverso il viaggio della vita; ma dopo un po’ i nostri cari, distratti e indifferenti, non ci ascoltano più, si alzano da tavola, se ne vanno.

Dai tempi di Ulisse la nostra stessa umanità s’invera narrando e ascoltando storie intorno a un fuoco, mentre fuori è buio. E certamente quella con gli ospiti della Rsa “Viterbo” e col personale specializzato della Residenza è stata fin qui un’avventura inedita ed emozionante.

Col corollario, dopo sei mesi di lavoro intenso-divertente e appassionato, trascorso gomito a gomito e in stretta sintonia col personale, di una scoperta inattesa: narratrici e narratori ospiti della Rsa “Viterbo” non somigliano affatto a quei vecchini evocati da Luigi Pirandello in una sua celebre novella sorianese, abbandonati in ospizio come a fare “anticamera per la morte”. Sorprendente è invece la loro semplicità e bravura nel contar storie. Il loro ardore, la grinta e la passione.

L’emozione che a tratti li commuove (certe intermittenze del cuore che si accendono in loro, all’improvviso ricordando). Il riaffiorare di dolori e amori, risentimenti e desideri a lungo riposti in un remoto cassetto della loro anima. Ma soprattutto la straordinaria saggezza e l’equilibrio con cui sanno giudicare anche il presente, le sue contraddizioni.

Tutto insomma concorre a far di loro quelle “persone di consiglio” evocate da Walter Benjamin per definire l’essenza della figura del narratore. Maestri di vita cui ci si può rivolgere per saperne di più del mondo e imparare quanto pesino arte e responsabilità del dover scegliere. In altre parole per imparare a diventare persone migliori. Di questo siamo loro infinitamente grati.

L’attività di Banda del racconto culminerà a breve – domenica 16 marzo – con la consegna ufficiale alla direzione della Rsa di tutto il materiale audiovisivo raccolto come primo tesoretto per la costituzione di un archivio-memoria permanente dell’istituzione.

Ma soprattutto con una mostra di ritratti delle nostre narratrici e dei nostri narratori (sono tutti bellissimi: sorpresi-intenti nel fuoco della loro narrazione da Marco D’Aureli) ed un nostro racconto-restituzione (a mia cura, con letture di Pietro Benedetti) di ciò che in questi mesi abbiamo imparato ascoltandoli. Il tutto alla loro presenza (con la partecipazione diretta di alcuni di loro al nostro fianco) e quella dei loro familiari. Ma soprattutto: l’iniziativa sarà aperta al pubblico, alla città tutta.

Antonello Ricci


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18 febbraio, 2019

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