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Tirò una bomba contro la macchina di santa Rosa, al via la perizia psichiatrica

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Il 24enne Denis Illarionov [3]

Il 24enne Denis Illarionov

Lo psichiatra Alessandro Giuliani [4]

Lo psichiatra Alessandro Giuliani

La psicoterapeuta Valentina Tanini [5]

La psicoterapeuta Valentina Tanini

Viterbo – Uno psichiatra e una psicoterapeuta per stabilire se Denis Illarionov sia sano di mente e socialmente pericoloso.

E’ il 25enne viterbese, segnalato come sospetto terrorista internazionale dall’Fbi, che il 3 settembre 2015 ha tirato un ordigno fai-da-te contro la Macchina di Santa Rosa e nella primavera del 2017 ha minacciato su Instagram di fare una strage di bambini dell’asilo, confidando poi in carcere un elenco delle scuole viterbesi potenziale obiettivo a un detenuto.

Davanti a sei giudici popolari e due togati con l’accusa di strage e attentato alla pubblica sicurezza, sarà visitato in carcere da due medici, che inizieranno le operazioni peritali a mezzogiorno del 6 marzo all’interno dell’istituto di pena viterbese di Mammagialla sulla Teverina, dove è recluso dal 12 marzo 2018. 

La corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone ha accolto la richiesta di fare ulteriori accertamenti clinici su Illarionov attraverso una perizia psichiatrica super partes che era stata avanzata, dopo l’esame in aula dell’imputato, dal difensore Vincenzo Comi, sulla scorta della consulenza di parte della psicoterapeuta Valentina Tanini, che ha già visitato il giovane nel carcere di Mammagialla dove è detenuto da undici mesi. 

La dottoressa Tanini affiancherà il professor Alessandro Giuliani, lo psichiatra di Terni cui ieri il tribunale ha affidato formalmente l’incarico, disponendo i quesiti cui è chiesta risposta, ovvero: se Illarionov sia affetto da patologie di natura psichiatrica e, in caso positivo, se sia in grado di partecipare consapevolmente al dibattimento; se al momento dei fatti per cui è a processo fosse capace di intendere e di volere ovvero se tale capacità fosse parzialmente ridotta; se, infine, si tratti di soggetto socialmente pericoloso. 

Il professor Giuliani, sollecitato dalla corte d’assise, per stringere i tempi al massimo visto che si tratta di un detenuto, si è preso soltanto 30 giorni di tempo per depositare le conclusioni, per cui si tornerà in aula già il 18 aprile, quando i periti illustreranno le rispettive relazioni, dopo di che sarà fissata una ulteriore udienza per la sentenza. 


L’interrogatorio davanti alla corte d’assise di Illarionov

“La sera della Macchina volevo creare panico e confusione”

Durante l’interrogatorio del 20 dicembre scorso Illarionov è apparso lucido e consapevole. Vacillando solo sull’attentato al trasporto del 3 settembre 2015. “Volevo creare del panico e della confusione. Ho pensato alla folla che scappa, a cosa avrebbero scritto i giornali il giorno dopo. Non ho pensato alle conseguenze, alla macchina che poteva cadere o alla gente schiacciata dalla folla in fuga”, ha spiegato al procuratore Paolo Auriemma, pm Chiara Capezzuto, il quale gli ha fatto notare come in realtà si augurasse ben altro, secondo i messaggi inviati dopo il lancio dell’ordigno ai suoi amici in cui scriveva “pensa che succedeva se glielo mandavo tra le gambe (dei facchini, ndr)”. 

Il 24enne ha spiegato in aula con estrema naturalezza come i sei chili di nitrato di potassio acquistati tra il 23 dicembre 2014 e l’11 settembre 2015 su internet gli servissero per preparare dei fumogeni: “Era un passatempo, erano facili da preparare e li provavo sotto casa. Si mescola il 60% di nitrato di potassio e il 40% di zucchero, poi si scioglie in una pentola per fare il caramellato, quindi si versa in un cilindro o dentro qualsiasi cosa”. Alla domanda se anche il cilindro che gli hanno trovato in casa, del peso di mezzo chilo, pieno di monetine ed esplosivo fosse un passatempo, il 24enne ha risposto che, a differenza di quanto dedotto dalla polizia scientifica, non era esplodente: “Era un fumogeno, mi aveva chiesto di riempirlo di sostanza fumogena un mio amico romeno, il tubo lo aveva preparato lui con le monetine. Voleva fare i fumogeni colorati, ma gli era esplosa una pentola, per cui ha chiesto a me”.  Lui avrebbe imparato a confezionare fumogeni coi tutorial di YouTube: “Ma il periodo dei fumogeni si è chiuso nel 2015, il nitrato di potassio che mi avete sequestrato era di allora”.

Non sarebbe invece dell’Isis il video che Illarionov ha condiviso in cui si insegna  come fabbricare un razzo: “E’ opera mia. Ho montato due video insieme. Uno americano, dove c’è un padre al parco col figlio che riempie una bottiglia d’acqua e la fa esplodere. L’altro con immagini di vittime della guerra in Siria. Poi ci ho aggiunto la colonna sonora, con della musica islamica”. Riguardo agli accessi a siti inneggianti all’Isis: “Su internet, mi capitavano per caso notizie dei ripetuti attentati rivendicati dall’Isis con link ai siti degli estremisti che poi andavo volutamente a guardare. Tutto qui”

Solo “ironia” i post con le foto degli stragisti, come “il grande che ha beccato gli sbirri di Dallas” o “un altro angelo caduto per gli infedeli” per l’attentatore della pista ciclabile di New York. Nient’altro che la celia di un anticlericale il nickname “papamaialettoxvi” utilizzato da quando aveva quindici anni e frequentava ancora il ragioneria: “Me lo sono inventato nel 2009 e ho sempre tenuto quel nome sul mio profilo”

Uno scherzo la foto con la pistola su Instagram e la frase “è ora di ammazzare i bambini dell’asilo”: “La pistola era a pallini, mai avuta una vera arma da fuoco. Se avessi davvero voluto ammazzare dei bambini, avrei avuto tutto il tempo di farlo prima dell’arresto”, ha detto il 24enne. Quando il procuratore Auriemma ha stigmatizzato gli “scherzi” di Illarionov, l’imputato ha replicato: “Se ho continuato a farli per anni è perché c’era gente che ci si divertiva”. E ancora, confermandosi ateo: “La parodia jihadista è famosa su internet”

Riguardo al presunto elenco delle scuole viterbesi, dove compaiono la “Egidi” e la “Tecchi”, potenziali obiettivi di attentati per cui Illarionov è accusato di strage, invece, ha dato la colpa al detenuto che lo ha consegnato agli inquirenti, sostenendo che si sarebbe fatto dare gli indirizzi da Ermanno Fieno, il viterbese recluso nel suo stesso reparto per l’omicidio della madre e l’occultamento dei cadaveri dei genitori. Per fargliela pagare, secondo il 25enne, in quanto temeva che altrimenti non ci sarebbero stati abbastanza indizi a suo carico e lui sarebbe stato assolto. 

Silvana Cortignani

 

 


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