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Mafia viterbese - Portati da Mammagialla in altri penitenziari gli arrestati - Sfilata di parti offese e persone informate dei fatti davanti agli inquirenti

Trasferito in un carcere in Sardegna il boss Trovato

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Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo – Giuseppe Trovato

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese – Gli arrestati all’uscita dalla caserma dei carabinieri

Viterbo – (sil.co.) – Sono stati trasferiti da Mammagialla ad altre carceri italiane gli otto arrestati nel blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio scorso detenuti fino a pochi giorni fa nel supercarcere di Viterbo. In sardegna il “boss” Giuseppe Trovato.

Nel frattempo prosegue la sfilata di testimoni sentiti dagli investigatori come persone informate dei fatti, tra i quali le presunte vittime, i cui nomi sono emersi nel corso delle intercettazioni. 

Scortati dagli agenti, a bordi dei blindati della penitenziaria, hanno preso strade diverse Giuseppe Trovato, Ismail Rebeshi, Luigi Forieri, Shkelzen Patosi, Sokol Dervishi, Gazmir Gurguri, Gabriele Laezza e Ionel Pavel. Lo spostamento, previsto fin dall’inizio, si sarebbe reso necessario per via dell’isolamento in regime di alta sicurezza disposto per gli arrestati, indagati a vario titolo per associazione di tipo mafioso. C’è solo voluto qualche giorno di tempo per l’individuazione degli istituti di destinazione e l’organizzazione logistica dei trasferimenti. 

Com’è noto, il blitz, scattato su richiesta della Dda di Roma, avrebbe smantellato un’organizzazione italo-albanese di stampo mafioso operativa nel capoluogo da almeno un paio di anni, durante i quali i malviventi avrebbero cercato di assumere, a suon di intimidazioni e attentati incendiari, il monopolio nella gestione dei compro oro e delle serate da ballo riservate agli avventori stranieri. 

Proprio sulle presunte vittime del sodalizio si starebbe concentrando in questi giorni l’attenzione degli inquirenti. Tra parti offese e non, sarebbero decine le persone ascoltate e da ascoltare in queste ore a sommarie informazioni testimoniali, ovvero come persone informate dei fatti.

I primi verbali relativi al prosieguo dell’inchiesta, ad appena un paio di settimane dal blitz, sono stati prodotti per la prima volta venerdì dalla Dda di Roma in occasione dell’udienza relativa ai primi tre ricorsi al tribunale del riesame della capitale. Tribunale che ieri non aveva ancora sciolto la riserva relativa alle richieste di revoca o alleggerimento della misura presentate dai difensori di Manuel Pecci, Luigi Forieri e Gazmir Gurguri. 

Nel frattempo è stato trasferito da Mammagialla a Nuoro, in Sardegna, Giuseppe Trovato, 43 anni, il titolare di tre compro oro del capoluogo, originario di Lamezia Terme, residente da una quindicina di anni a Viterbo, ritenuto ai vertici dell’organizzazione. Per lui si sono aperte le porte della sezione di alta sicurezza del carcere di Badd’e Carros, costruito alla periferia di Nuoro a metà del secolo scorso come una fortezza inespugnabile e sormontato da alte barriere.

Gli altri sono stati inviati in altri penitenziari. Uno è ristretto nel carcere di Bologna. Gli altri in varie regioni italiani, tra cui Piemonte e Val d’Aosta. 

Spartak Patozi, fratello di Shkelzen Patozi, era invece recluso nella casa circondariale di Arezzo. Nel capoluogo toscano, Spartak si trovava per lavoro ed è stato arrestato dopo il via libera del gip Flavia Costantini del tribunale di Roma alle misure cautelari chieste dai pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò. 

Il 14 febbraio, giovedì, sono previste, sempre nella capitale, le discussioni dei legali che hanno presentato ricorso presso il tribunale della libertà per gli altri arrestati, tra i quali donne, la commessa di un compor oro e la compagna di Trovato.

Non è escluso che alcuni difensori possano rinunciare al riesame, alla luce del deposito a sorpresa degli ulteriori atti di indagine. Diversi legali si stanno recando a Roma, in queste ore, per prendere visione delle nuove carte e studiare con cognizione di causa, in base alle eventuali novità emerse, la propria strategia difensiva.

Oltre alle innumerevoli intercettazioni che già da sole inchioderebbero alle proprie responsabilità gli indagati, ampli stralci delle quali sono presenti nelle 720 pagine dell’ordinanza firmata dalla gip Costantini, si starebbero rivelando particolarmente pesanti, per gli indagati, le deposizioni a loro carico raccolte dopo gli arresti dagli investigatori.  


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese


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