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Viterbo - Coinvolgerà l'istituto di Mammagialla - Oltre 200 i carcerati coinvolti in tutta Europa

Un progetto per il trattamento dei detenuti per reati sessuali

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Viterbo - La presentazione del progetto Protect

Viterbo – La presentazione del progetto Protect

Viterbo - La presentazione del progetto Protect

Viterbo – La presentazione del progetto Protect

Viterbo - Luciano Lucania

Viterbo – Luciano Lucania

Viterbo - Pierpaolo D'Andria

Viterbo – Pierpaolo D’Andria

Viterbo - Daniela Donetti

Viterbo – Daniela Donetti

Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo - Alfredo De Risio

Viterbo – Alfredo De Risio

Viterbo – Prevenzione, valutazione e trattamento dei sex offenders (detenuti per reati sessuali, ndr) negli istituti penitenziari europei. Acronimo di Protect, il nome del progetto presentato questa mattina nella sala stampa della cittadella della salute a Viterbo. Seduti al tavolo, Daniela Donetti, direttore generale della Asl, Pierpaolo D’Andria, direttore della casa circondariale Mammagialla, Fabio Vanni, direttore dell’ufficio IV del provveditorato regionale del Lazio, Abruzzo e Molise del Dap, e Luciano Lucania, presidente Simspe.

Il progetto è portato avanti dalla Società italiana di medicina e sanità penitenziaria (Simspe) in partnership con il ministero di giustizia italiano, l’università La Sapienza di Roma, l’università di Braga in Portogallo e l’associazione non governativa croata Healthy city.

I corsi di formazione previsti dal progetto verranno realizzati in sei istituti penitenziari dell’Unione europea. Tra questi anche Viterbo. Nello specifico, il protocollo verrà testato su 100 detenuti per crimini sessuali, 12 direttori, 12 commissari di polizia, 120 agenti di polizia penitenziaria, 60 medici, 30 infermieri e 30 volontari. Altri 120 detenuti verranno poi coinvolti nei corsi di formazione con l’obiettivo di ridurre lo stigma e saper gestire la convivenza in carcere.

“Il progetto – ha detto Lucania – nasce dalla necessità di prevenire la recidività dei crimini sessuali non solo attraverso la repressione e la pena ma anche e soprattutto con l’intensificazione del trattamento terapeutico dei sex offenders in carcere, con l’obietivo di creare un protocollo condiviso da tutti i partner europei. Il fenomeno dei crimini sessuali viene percepito dalla comunità in modo particolarmente abietto e questo in molte nazioni si è tradotto in un incremento del livello della pena per rispondere alla richiesta di maggiore protezione sociale. Ma la detenzione dei sex offenders senza un accurato intervento terapeutico è destinata al fallimento, in quanto il reo è certamente predisposto a compiere nuovamente il crimine una volta scontata la pena e uscito dal carcere”.

Il Consiglio Europeo con la convenzione del 25 ottobre 2007 ha indicato l’importanza di lanciare dei programmi che prevengano la recidività del reato e il progetto Pr.o.t.e.c.t. si inserisce in questo quadro specifico.

“Un progetto importante – ha sottolineato la Donetti -. La condivisione delle problematiche permette anche a noi di avere percorso di crescita professionale e amministrativo. È un progetto molto complesso che presenta due aspetti decisi. La prevenzione all’interno del carcere e la logica della tutela dei diritti di tutti”.

Anche Mammagialla è parte integrante del progetto. “Il carcere di Viterbo – ha spiegato D’Andria – ospita 34 sex offenders, 29 italiani e 15 stranieri. Ventiquattro hanno una condanna definitiva. Soltanto due hanno tra i 19 e i 39 anni, quattordici tra i 30 e i 39. Gli altri sono invece over 50”. 

Il progetto punta innanzitutto a mappare lo stato dell’arte a livello europeo, analizzando le pratiche attualmente esistenti nei paesi dell’Unione, con uno specifico focus sui paesi partner del progetto, vale a dire Italia, Portogallo e Croazia. Tra gli altri obiettivi ci sono anche la prevenzione della recidività dei reati sessuali attraverso lo sviluppo di un protocollo di trattamento internazionale del detenuto. Lo scopo è infatti quello di creare Unità operative funzionali sperimentali incentrate sulla giustizia riabilitativa. Le unità verranno testate in almeno sei istituti penitenziari europei selezionati.

“Il progetto – ha poi aggiunto il coordinatore scientifico Alfredo De Risio – ha preso avvio da un’attenta analisi, da parte di un team di esperti, della letteratura scientifica internazionale e dallo scambio di esperienze, così da disegnare e condividere le migliori prassi per il raggiungimento di protocolli mirati di assessment diagnostico-terapeutici che saranno poi validati sul campo, con detenuti definitivi, condannati a sfondo sessuale, ristretti nelle ‘sezioni protette’ degli istituti penitenziari nazionali ed europei chiamati a collaborare”.

Il progetto prevede infine un percorso di formazione che svilupperà il trattamento dei sex offenders su tre livelli interconnessi tra loro. Il primo riguarderà l’approfondimento di una specifica conoscenza della condizione dei sex offenders. Il secondo incrementerà le capacità professionali e non professionali del trattamento. Il terzo riguarderà invece la gestione di esperienze ed emozioni.

Daniele Camilli


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5 febbraio, 2019

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