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Tribunale - Viterbo - L'imputato è accusato di maltrattamenti in famiglia - La vittima nel frattempo è scappata a Dubai, ma dice di voler testimoniare contro l'ex marito

Vuole vivere con la moglie e l’amante, finisce a processo

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Anni di violenze, verbali e fisiche, in famiglia. A processo finisce un cingalese che avrebbe maltrattato per anni la moglie, una connazionale, che a sua volta avrebbe cercato di sfuggire alle violenze chiedendo ospitalità ad alcuni parenti a Firenze. Alla base dei maltrattamenti l’accusa alla donna di non volere dei figli e la volontà dell’imputato di vivere con due donne contemporaneamente, la moglie e l’amante con cui nel frattempo aveva iniziato una relazione sentimentale. 

Lunedì in aula il giudice Elisabetta Massini ha ascoltato la cugina della vittima, che l’avrebbe ospitata a Firenze in una delle sue fughe dal marito. Il magistrato ha poi rinviato il processo a marzo e ha chiesto di poter sentire in aula anche la vittima che nel frattempo si è trasferita nella lontana Dubai. 

“E’ un uomo molto violento. Mia cugina mi ha detto che la picchiava anche quando stavano in Sri Lanka”. In aula, a riferire sui rapporti tesi tra marito e moglie, la cugina della vittima. La donna, anche lei originaria dello Sri Lanka, vive da anni a Firenze con la propria famiglia. La signora ha riferito di aver ospitato l’imputato per qualche mese al momento del suo arrivo in Italia. L’uomo avrebbe poi conosciuto la cugina e insieme avrebbero deciso di trasferirsi a Viterbo.

Un matrimonio che però non avrebbe mai conosciuto la serenità. “Per qualsiasi cosa alzava le mani – ha riferito in aula la testimone -. Lei aveva paura per se stessa ma anche per me.” La parente della presunta vittima ha riferito in aula che l’imputato forzava la moglie anche ad avere rapporti intimi e che non la lasciava uscire di casa liberamente.

La motivazione di queste violenze, stando al racconto della testimone, sarebbe stata nella volontà dell’imputato di poter vivere con due donne contemporaneamente. L’uomo infatti nei vari anni di matrimonio avrebbe iniziato una relazione sentimentale anche con un’altra donna, senza avere però la benché minima intenzione di lasciare la moglie. Voleva vivere con entrambe. Per l’imputato inoltre la moglie avrebbe meritato di essere picchiata perché rifiutava di avere dei figli con lui. 

La parente ha anche ricordato un episodio specifico che avrebbe visto la vittima in difficoltà. 

Era l’ottobre 2011 quando nel pomeriggio la donna riceveva una telefonata dallo Sri Lanka da parte di un parente che l’avvertiva che sua cugina era in pericolo.  

“Nella notte di quello stesso giorno ho poi ricevuto un’altra telefonata – ha detto in aula la testimone -. Questa volta erano i carabinieri di Viterbo che mi dicevano che con loro c’era una donna che voleva parlare con me. Era mia cugina. Era disperata al telefono, piangeva e diceva che il marito l’aveva picchiata. Lamentava poi un dolore all’orecchio per le botte che aveva preso. Mi aveva anche detto che era stata tenuta in casa legata per due o tre giorni, senza mangiare”.

Dopo aver ricevuto questa telefonata la testimone è arrivata in treno alla stazione di Viterbo, dove ad attenderla c’erano gli agenti che l’hanno accompagnata dalla cugina. Dopo quell’episodio la presunta vittima è andata a Firenze a vivere dai famigliari pronti a ospitarla. Anche la testimone sarebbe stata minacciata dall’imputato che voleva che la moglie tornasse da lui a casa. “Ti ammazzo se non la fai tornare a casa”, le avrebbe detto. 

La vittima dopo essere stata ospite a Firenze dai famigliari avrebbe scelto di tornare dal marito violento. Ma le cose sarebbero solo peggiorate. Stando al racconto della testimone, lui le avrebbe stracciato il passaporto, l’avrebbe riportata in Sri Lanka e, dopo averla picchiata, l’avrebbe abbandonata. 

Oggi la donna vive a Dubai. La parte offesa sarebbe però disposta a tornare in Italia per essere ascoltata. E il giudice Elisabetta Massini ha chiesto proprio di sentire la donna, rinviando il processo all’11 marzo.

Maurizia Marcoaldi


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22 febbraio, 2019

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