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Good news - Viterbo - Tamara Gori racconta la sue esperienza postitiva a Belcolle e ringrazia il dottor Riccardo Antonio Ricciuti, lo staff medico e infermieristico per la preparazione e l'umanità

“A Neurochirurgia un’equipe di eccellenza, riconosciuta a livello internazionale”

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non è facile mettere in piazza il proprio vissuto, almeno non lo è per me; ma a volte farlo può essere d’aiuto per molte persone.

E’ per questo che credo sia necessario raccontare l’esperienza che mia sorella ha vissuto nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Belcolle di Viterbo, diretto dal dottor Riccardo Antonio Ricciuti.

Lo scorso agosto, dopo due cadute improvvise e inspiegabili e dopo aver tentato invano ogni ricerca clinica, a seguito di una risonanza effettuata presso il centro diagnostico di Terentola, ci è arrivata una notizia di quelle che ti sconvolgono l’esistenza e che mai vorresti ricevere: si evidenziava un meningioma fronto-basale sinistro di oltre 5 centimetri di diametro, tale da aver disallineato l’asse cerebrale e aver creato un edema importante intorno alla massa tumorale.

La pressione sulla parete cranica e sul cervello erano tali da rischiare l’imminente insorgere di un’emorragia cerebrale fatale. Occorreva intervenire immediatamente per evitare conseguenze disastrose. Proprio a Terentola, con nostra malcelata sorpresa, ci hanno indirizzati al reparto di Neurochirurgia di Belcolle a Viterbo.

E lì l’incontro con il dottor Ricciuti non ha lasciato dubbi: eravamo nel posto giusto e di certo di fronte al medico giusto. La sua franchezza, la fiducia che è stato capace di infonderci, la sua naturale empatia umana, la sua totale disponibilità e la sua autorevolezza non hanno lasciato il minimo spazio a ripensamenti. Dopo un periodo preparatorio all’intervento, il 28 agosto mia sorella era in sala operatoria.

Un’operazione estremamente rischiosa, delicata, effettuata con un quadro clinico critico e finalizzata a stabilizzare la situazione ed asportare quanta più massa possibile. Poi si sarebbe dovuti intervenire con una seconda operazione per asportare definitivamente la lesione cerebrale, condizionati comunque dalla criticità dell’innesto della massa tumorale, posto sull’arteria carotidea.

Una prima operazione di oltre 8 ore, seguita da una notte in rianimazione e poi un lungo periodo di ricovero in reparto. Il secondo intervento il 6 marzo scorso: anche in questo caso un’operazione di oltre dieci ore, effettuata con le più moderne ed innovative tecnologie a disposizione della neurochirurgia; poi una permanenza in reparto di appena una settimana, con un decorso post operatorio rapidissimo e sorprendente.

Tutto questo è stato possibile grazie ad un’equipe chirurgica di eccellenza, riconosciuta a livello internazionale e che richiama pazienti da ogni parte d’Italia.

Il reparto di degenza di neurochirurgia poi, è parte di questa eccellenza: la preparazione, l’umanità, l’affiatamento, l’organizzazione, l’efficienza di tutto il reparto e del corpo infermieristico ci hanno permesso di sentirci sempre delle persone e non dei numeri; ci hanno circondati di premure e di familiarità come mai ho potuto verificare in altre realtà.

Non credo che le parole, per quanto esaustive, possano trasmettere quello che abbiamo potuto vivere sulla nostra pelle: il lavoro incredibile che queste persone svolgono con passione e abnegazione ogni singolo giorno ci hanno permesso di riconquistare serenità.

E’ a loro che va la mia gratitudine, il mio riconoscimento e, permettetemi, il mio affetto. Alla straordinarietà professionale ed umana del dottor Riccardo Antonio Ricciuti, un luminare nelle cui mani affidare la propria vita senza esitazione. A tutta la sua équipe medico-chirurgica, soprattutto a persone eccezionali e a medici straordinari come il dottor Daniele Marruzzo, la dottoressa Valentina Russo e il dottor Luigi Pentimalli, che hanno vissuto con noi ogni momento di questi sei mesi e ci hanno dato fiducia o regalato un sorriso anche nei momenti di maggiore sconforto.

E poi a tutto il corpo infermieristico, ad ogni singola infermiera ed infermiere che ha condiviso quotidianamente questo percorso con noi; a tutti loro, che ci hanno accolti come fossimo parte di una famiglia, che ci hanno strappato un risata o regalato una carezza, organizzati da Filomena Pedullà, la coordinatrice infermieristica che guida il gruppo e che è un punto di riferimento e una forza della natura.

A tutti loro ancora grazie!

Tamara Gori


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26 marzo, 2019

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