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Lettere - Viterbo - L'intervento di Matteo Jarno Santoni in risposta all'assessora Allegrini

“Ancora una volta a rischio il progetto di un treno turistico”

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Viterbo - Roma Nord - La carrozza usata dal duce nel 1932

Viterbo – Roma Nord – La carrozza usata dal duce nel 1932

 

Viterbo - Roma Nord - La carrozza usata dal duce nel 1932

Viterbo – Roma Nord – La carrozza usata dal duce nel 1932

 

Viterbo - Roma Nord - La carrozza usata dal duce nel 1932

Viterbo – Roma Nord – La carrozza usata dal duce nel 1932

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Torno a parlare del treno della Tuscia per la terza volta su questa tanto seguita testata, ebbene, ancora una volta vediamo messo a repentaglio il progetto di realizzare un treno turistico, quale ripristino del “Treno della Tuscia” sulla ferrovia elettrica Roma -Civita Castellana-Viterbo della quale ho negli ultimi anni studiato i vari aspetti storici e tecnici tanto da aver completato la redazione di un libro che uscirà a breve.

Nei mesi scorsi e più precisamente tra il maggio 2017 e il giugno 2018 è stata demolita la maggior parte del materiale rotabile storico appartenente a detta ferrovia, compresi i rimorchi con gli interni originali il legno, formica e sedute in pelle.

Erano state però preservate alcune unità dalla demolizione e per queste, frattanto ricoverate al coperto nel capannone della stazione di Viterbo, in viale Trieste, si sperava in un restauro in quanto materiale per la maggioranza in condizioni molto buone sia nella cassa che negli equipaggiamenti elettrici e meccanici.

Tuttavia il 23 marzo sono venuto a conoscenza grazie all’assessora ai Lavori pubblici del comune di Viterbo, Laura Allegrini, delle intenzione della Regione Lazio di cedere all’associazione per il Museo del Bunker del Soratte il locomotore 01 (costruito nel 1932 a Vado Ligure (Sv) negli stabilimenti del Tecnomasio Italiano Brown Boveri e tuttora in ottime condizioni in quanto mantenuto efficiente per l’ espletamento di treni di servizio con il carro soccorso fino a pochi anni fa), la vettura 59 (vettura salone in origine numerata S.101, costruita nel 1932 negli stabilimenti delle Officine Meccaniche della Stanga di Padova, e in composizione del treno inaugurale della ferrovia) e un carro pianale con garitta, il P.306.

I mezzi che la Regione intenderebbe cedere a titolo gratuito necessiterebbero di ben pochi e non rilevanti interventi di restauro per tornare sui binari della ferrovia e trasportare così non più i regolari viaggiatori ma turisti e persone che intendono viaggiare su un treno d’epoca alla scoperta dei territori attraversati dalla ferrovia.

Per chi non utilizza abitualmente la linea elenco, limitandomi al tratto Viterbo – Civita Castellana, i centri attraversati con i maggiori luoghi di interesse: Viterbo (nelle vicinanze della stazione si trova ala chiesa di San Francesco, piazza della Rocca con la sua famosa Fontana, il santuario di Santa Rosa e la chiesa di San Faustino), La Quercia (Santuario della Madonna della Quercia), Bagnaia (Villa Lante), Vitorchiano (centro del Paese, Statua Moai), Soriano (Castello Orsini e Palazzo Papacqua), Vallerano (Chiesa di Sant’Andrea, Santuario della Madonna del Ruscello), Vignanello (Palazzo Ruspoli), Corchiano (La Forra), Fabrica di Roma (Castello Farnese), Faleri (Santa Maria in Falerii, siti archeologici), Civita Castellana (Forte Sangallo, Duomo).

Inoltre i mezzi potrebbero, nei periodi di inutilizzo, essere ricoverati nel capannone della stazione di Viterbo che ben si presta a essere riconvertito a museo in quanto possiede sufficiente porzione di binari coperti nonché un ampio salone originariamente deputato al rimessaggio dei pullman.

Ritengo che far continuare a viaggiare questi mezzi sulla loro ferrovia, dove hanno svolto servizio regolare per 78 anni, sia da preferire a una statica collocazione museale che precluderebbe ancora una volta alle popolazioni della Tuscia di possedere e beneficiare di un treno storico.

Non bisogna necessariamente recarsi in Inghilterra o in Svizzera per assistere alla valorizzazione dei tracciati ferroviari, anche qui da noi vi sono molti esempi di oculata gestione turistica di una ferrovia; per non fare il solito esempio della Fondazione Fs basta spostarsi a Genova: la piccola ferrovia ligure Genova-Casella, gestita dall’Amt di Genova e proprietà della Regione Liguria ha di recente completato il restauro funzionale dell’ elettromotrice A.2 costruita nel 1929 dal Tecnomasio italiano Brown Boveri e dalla Carminati e Toselli di Milano, mezzo proveniente dalla ferrovia elettrica della Val di Fiemme (linea chiusa nel 1963) e in servizio sulla tratta genovese dall’estate dello stesso anno.

Ebbene, il mezzo, dopo un restauro effettuato dalla De Luca di Cancello Arnone con il prezioso aiuto dei volontari della Aafgc (Associazione amici della ferrovia Genova Casella) ora viaggia in servizio regolare su alcune corse del sabato ed è a disposizione per l’ effettuazione di treni storici e turistici e la stessa ferrovia è accudita dai volontari della Aafgc che offrono servizio di sorveglianza sulla elettromotrice storica e si occupano del restauro di mezzi, rimozione di graffiti, colorazione delle vetture.

Concludo con l’auspicio che si possa riuscire, insieme con le associazioni che credono nel progetto del treno della Tuscia, a compiere il primo passo affinché l’ingenita vocazione turistica della ferrovia Roma Nord venga finalmente compresa e sfruttata.

Matteo Jarno Santoni
Appassionato di ferrovie e studioso della storia della ferrovia Roma Nord


 – Allegrini: “Zingaretti, la carrozza del Duce rimanga a Viterbo”


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24 marzo, 2019

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