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Bonafede su cittadinanza a Rami: “Bisogna dargliela, ius soli non c’entra”

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Alfonso Bonafede [4]

Alfonso Bonafede

Roma – “La cittadinanza a Rami? Bisogna dargliela, ius soli non c’entra”. Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede interviene così sulla possibilità di dare la cittadinanza a Rami, lo studente di origine egiziane che durante il dirottamento dello scuolabus, dello scorso 20 marzo, è riuscito ad avvertire i soccorsi mettendo così in salvo la scolaresca. 

Il ministro, a Circo Massimo su Radio Capital, ha poi aggiunto: “Credo si debba riconoscere un merito e dare un riconoscimento importante a un bambino che è stato capace di essere forte e di evitare una tragedia. Bisogna dare la cittadinanza a Rami”. 

Una posizione in contrasto con quanto detto in questi giorni dal ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini. Ieri Salvini aveva specificato che “a oggi purtroppo non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza al ragazzo”, facendo probabilmente riferimento a presunti precedenti penali nella sua famiglia.

“Rispetto il ruolo e le competenze di ogni ministero – ha continuato Bonafede su radio Capital – il ministro dell’Interno fa le sue valutazioni ma questa spinta di emozione positiva la dobbiamo avere. Come si è compatti nel piangere e affrontare una tragedia, c’è un momento in cui si deve essere compatti nel gioire per una tragedia evitata e dare un riconoscimento a un ragazzino”.

Quanto allo ius soli, Bonafede ha chiarito che “non ha nulla a che fare con questa vicenda e non è nel contratto di governo: M5s ha più volte ribadito che va discusso nell’agenda europea. Mi fa sorridere chi parla dello ius soli e quando era al governo non ha approvato la legge”.

Il ministro ha poi concluso che “il Pd poteva approvare la legge nella scorsa legislatura”.

 


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