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Tribunale - "Dissi che era stato lui perché ero accecata dalla rabbia, ma non era vero", ha detto al giudice, ritrattando le accuse - Adesso rischia di finire sotto lei processo per calunnia

Capannone in fiamme, donna ritratta e fa assolvere pastore

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Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale

Vejano – Accusato di avere dato fuoco al capannone di un’azienda agricola di due fratelli allevatori di Vejano, la notte tra il 13 e il 14 settembre 2014, un pastore è stato assolto.

La moglie, invece, per avere ritrattato le accuse a suo tempo rivolte al marito, durante  l’ultima udienza del processo all’uomo per danneggiamento dovuto a incendio, rischia adesso di finire lei sotto processo per il grave reato di calunnia.

E’ successo ieri davanti al giudice Giacomo Autizi, il quale non ha potuto fare altro, prosciogliendo l’imputato per non avere commesso il fatto, che disporre il rinvio degli atti per calunnia a carico della donna. 

La moglie, una 29enne, madre di un bambino in tenera età e di nuovo incinta, in aula ha smentito ogni sua precedente dichiarazione contro il marito. 

“Non è vero che l’ho visto scendere dalla macchina con l’accendino in mano e una tanica e che quando è tornato in auto mi ha detto che aveva appiccato il fuoco “con un po’ di benza” per dire benzina. Ero accecata dalla rabbia e dalla gelosia, perché pensavo di averlo perso e che lui mi tradisse, per cui volevo fargliela pagare. Poi abbiamo fatto pace e dopo tre mesi ci siamo sposati e adesso abbiamo un figlio piccolo e un secondo in arrivo”, ha detto sotto giuramento la donna che, essendo moglie dell’imputato, avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere.

A suo tempo la moglie aveva anche individuato un movente per il rogo: il suo futuro marito, che faceva il pastore, era stato licenziato “per scarso rendimento” dai proprietari del capannone. Voleva quindi vendicarsi. “Gliela farà pagare a quei due bastardi”, avrebbe detto l’imputato, secondo la prima versione della moglie, smentita ieri davanti al giudice.

Le presunte vittime avevano giù dato una diversa versione in sede di indagini preliminari, per cui la procura aveva chiesto l’archiviazione. La donna ieri ha fatto il resto.

Di tutta la vicenda resta solo un capannone bruciato una notte di settembre di quattro anni e mezzo fa nelle campagne di Vejano. 


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19 marzo, 2019

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