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Rapina alla gioielleria Bracci, giovane condannato a 11 anni e mezzo

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Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

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Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo –  (sil.co.) – Rapina a mano armata alla gioielleria Bracci, processo davanti al collegio per Stefan Grancea, il complice del bandito pluripregiudicato ed ex collaboratore di giustizia Ignazio Salone. Quest’ultimo, basista e mente della gang, è stato già condannato a otto anni e otto mesi con l’abbreviato davanti al gup.

Stefan Grancea, il 27enne d’origine romena che con Salone fece irruzione nel negozio all’inizio di corso Italia il 13 marzo 2018, è stato condannato ieri a undici anni e sei mesi e 1200 euro di multa dal collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. Il pm Michele Adragna aveva chiesto sette anni e mezzo.

Ha invece chiesto, a sorpresa, l’assoluzione il difensore Samuele De Santis, secondo il quale Grancea, finora incensurato, è stato obbligato col ricatto a partecipare al colpo.

“Salone stesso ha spiegato il movente, raccontando di essere stato contattato da soggetti di Perugia che gli avevano data la pistola poi usata per la rapina, commissionandogli un duplice omicidio. L’uccisione di Grancea e della moglie, colpevoli di avere denunciato il sequestro della donna da loro commesso”, ha spiegato il legale, fornendo una inedita versione alternativa.

Salone, secondo il legale, avrebbe dovuto mettere a segno la rapina con altri personaggi ruotanti su Viterbo. E solo la sera prima, minacciandolo, avrebbe intimato a Grancea di venire a Viterbo la mattina dopo in treno con la moglie.

A un anno dal colpo messo a segno da quattro banditi, tra i quali due donne che facevano da palo, alla gioielleria di piazza del Teatro, si è quindi chiuso per entrambi i componenti della coppia di esecutori materiali il seguito giudiziario della vicenda. Salone era stato condannato a otto anni e otto mesi dal gip Rita Cialoni lo scorso 5 novembre.

Salone e Grancea furono arrestati il giorno successivo assieme alle rispettive compagne, le due donne che facevano da palo in macchina lungo la salita di Santa Rosa, con le quali hanno tentato la fuga in superstrada, costretti ad abbandonare la vettura allo svincolo di Soriano dopo un rocambolesco inseguimento.

A tradirli fu proprio l’auto, intestata alla sorella di Ignazio Salone residente a Montalto di Castro, a casa della quale il quartetto è stato catturato.

La moglie di Grancea è stata condannata con Salone, anche lei con l’abbreviato, a cinque anni e quattro mesi, sempre il 5 novembre.

La compagna di Salone, incinta per cui non fu disposta la misura di custodia cautelare, è in attesa di giudizio. Per i tre arrestati è stato invece disposto il giudizio immediato cautelare che si è risolto con altrettanti processi lampo.


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