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Tribunale - Per un bicchiere caduto al bar, prima la schiaffeggia e poi le fa sbattere la testa contro un palo della luce

Aggredita dall’ex, in lacrime il giorno della condanna

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Vetralla – (ma.ma.) – Aggredisce la fidanzata fuori un locale e tenta di farla salire in macchina con la forza. L’uomo finisce a processo per violenza privata. In aula, la settimana scorsa, è stata ascoltata la parte offesa e al termine della testimonianza il giudice Elisabetta Massini ha condannato l’imputato a 4 mesi di reclusione per tentata violenza privata. 

L’episodio risale al 21 dicembre 2014 quando la vittima si trovava in compagnia del proprio fidanzato in un bar di Vetralla per trascorrere una piacevole serata. La parte offesa ha raccontato, in aula, il cambio di umore del compagno durante la serata e la successiva aggressione ai suoi danni. “Il mio fidanzato è andato al bancone per prendersi qualcosa da bere e io non vedendolo tornare mi sono girata di scatto per vedere dove fosse – ha detto la vittima -. Non mi ero accorta di averlo vicino. Girandomi ho colpito la sua mano e gli ho fatto cadere il bicchiere”. 

A quel punto l’uomo, stando alla testimonianza, sarebbe andato su tutte le furie e avrebbe aggredito verbalmente la fidanzata, chiedendole anche di andare a ricomprargli qualcosa da bere.

La vittima, in lacrime durante la testimonianza, è apparsa ancora molto scossa e provata nel ricordare l’accaduto. 

La donna ha detto in aula di essersi spaventata per la reazione del fidanzato e di aver deciso così di uscire dal bar. La donna, una volta fuori il locale, si sarebbe accostata alla macchina parcheggiata e si sarebbe messa a guardare il cellulare e ad ascoltare una musica sul telefonino.

A quel punto l’imputato, stando al racconto, l’avrebbe seguita fuori il locale e l’avrebbe raggiunta. “Mi è venuto incontro, mi ha buttato a terra il cellulare e mi ha colpito in faccia – ha detto -. Io gli ho gridato ‘tu sei pazzo’ e lui mi ha spinto così forte che ho sbattuto la testa sul palo della luce”.

La donna a quel punto ha raccontato di aver tentato di rientrare nel bar, ma l’uomo l’avrebbe afferrata per il cappuccio del giaccone e l’avrebbe trascinata verso la macchina.

“Mi ha infilato in macchina, ma io non volevo andare con lui – ha aggiunto la parte offesa -. Ho lasciato le gambe fuori dalla vettura perché non volevo salire e infatti lui ha chiuso la portiera sbattendola proprio sulle mie gambe. A quel punto due persone, che erano fuori il bar, mi hanno preso e aiutato a scendere. Sono loro che mi hanno riportato nel locale”.

La vittima nel suo racconto ha anche aggiunto che la titolare del locale si è vista costretta a chiudere il bar perché il suo fidanzato era diventato particolarmente violento e prendeva a calci le vetrine del locale. 

In aula è stata ascoltata anche la titolare del bar. La donna ha detto di ricordare l’episodio.

“Lui ha iniziato a bere e si è agitato  – ha detto la testimone -. La coppia ha discusso fuori e lui l’ha presa a calci e le ha fatto sbattere la testa su un palo della luce”. La titolare del bar ha inoltre confermato che la parte offesa era stata trascinata in macchina con la forza e che l’imputato avrebbe chiuso la portiera sulle gambe della vittima nel tentativo di farla salire sulla macchina. La testimone ha anche confermato di aver chiuso il bar perché l’imputato era aggressivo e prendeva a calci le vetrine. 

In aula è stato chiamato a testimoniare anche il carabiniere che quella sera è intervenuto sul posto dopo l’aggressione. L’agente, in servizio alla stazione di Celleno, ha specificato di aver trovato all’interno del bar la vittima visibilmente scossa.  “Sono arrivati i sanitari e l’hanno portata al pronto soccorso – ha aggiunto il carabiniere -. Il ragazzo era all’esterno del bar, dentro la sua macchina. Non era alla guida, ma ha detto di voler rimanere in macchina a dormire”. Il carabiniere ha aggiunto che l’imputato era “in evidente stato di ebrezza”.

L’agente è poi andato al pronto soccorso dove si trovava la vittima e in aula ha specificato di aver rivisto l’imputato in macchina fuori l’ospedale.

Al termine delle testimonianze l’accusa ha chiesto 4 mesi di reclusione per l’imputato, specificando però di non contestare all’uomo la violenza privata ma il tentativo di violenza privata. 

Il giudice al termine della discussione ha deciso di condannare l’imputato a 4 mesi per tentata violenza privata.

 


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12 marzo, 2019

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