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Tribunale - Processo "Déjà vu" - "Mi appoggiavo ad altre società perché in quel periodo io non potevo importare", ha spiegato l'imprenditore nel suo lungo interrogatorio

Elio Marchetti, come un fiume in piena, si difende davanti ai giudici

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Gli avvocati di Elio Marchetti, Marco Valerio Mazzatosta e Roberto Massatani

Gli avvocati di Elio Marchetti, Marco Valerio Mazzatosta e Roberto Massatani

Viterbo – Supercar dall’estero a prezzi convenienti col trucco, si difende per la prima volta in pubblico l’imprenditore viterbese Elio Marchetti ed è un fiume in piena.

Marchetti si è lasciato interrogare in aula, ieri, al processo scaturito dall’operazione Deja Vu del 3 maggio 2017, in corso davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei in cui è imputato di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale in concorso con la dipendente Carla Corbucci e l’imprenditore pugliese Domenico Sordo, titolare dell’agenzia di pratiche auto di Foggia coinvolta nell’inchiesta. 

“Ordinavo le auto al broker tedesco presso il quale mi fornivo, appoggiandomi ad altre società, perché in quel periodo non potevo importare vetture dall’estero, essendomi stato revocato il permesso nel 2013-2014 “, ha spiegato Marchetti, che in seguito ai guai giudiziari derivanti dall’operazione Red Zoll del 2014 si era trovato in difficoltà nel gestire le sue attività nel settore auto.

“Ma mi occupo anche di altro – ha precisato poi l’imprenditore, rispondendo al difensore Massatani – in famiglia abbiamo una decina di altre attività, regolarmente sottoposte a controlli da parte  dell’agenzia delle entrate e della guardia di finanza, senza mai un problema”. 

“Io avevo contatti col fornitore e col cliente finale, le società effettuano i bonifici al posto mio. Con Simone Girolami ci conoscevamo da 30 anni, abbiamo avuto anche un team insieme, lui a Latina aveva una concessionaria di moto e una lavanderia industriale, mentre il fratello si occupava di edilizia. Il suo margine di guadagno era del 2-3 per cento per ogni auto”, ha proseguito.

“Le pratiche per la nazionalizzazione, invece, le facevamo presso l’agenzie delle entrate e la motorizzazione di Foggia, tramite un’agenzia di pratiche auto locale, perché giù bastavano un paio di settimane, mentre a Viterbo ci volevano due-tre mesi”, ha sottolineato, interrogato dai pm Stefano D’Arma e Eliana Dolce. 

I difensori Marco Valerio Mazzatosta e Roberto Massatani hanno chiesto a Marchetti di spiegare come funzionino i passaggi di proprietà in Germania, da dove arrivavano le vetture d’importazione vendute dall’imputato eludendo, secondo l’accusa, l’Iva. 

“In Germania – ha quindi spiegato Marchetti – le targhe sono personali, per cui sul libretto di circolazione della macchina resta il nome della prima società. Non cambia l’intestatario sul libretto di circolazione. Se comprate da un broker, come facevo io, resta lui anche se ci sono stati vari passaggi. Solo con le fatture di vendita si può vedere se l’Iva è a margine oppure esposta. In Germania, solo quando si fa una nuova targa, viene trascritto sul libretto di circolazione. Senza la ricostruzione tramite le fatturazioni, il solo libretto non è attendibile”. 

Si torna in aula ad aprile. 

Silvana Cortignani

 

 


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20 marzo, 2019

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