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Tribunale - Rinviato a giudizio il bracciante agricolo di Vetralla arrestato ad agosto del 2017 - La difesa: "Pronti a dimostrare la sua innocenza"

Fuoco appiccato al bosco di Fiescole, piromane a processo

di Silvana Cortignani

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Danilo Camilli

Danilo Camilli

L'operazione degli uomini del Nipaf

L’operazione degli uomini del Nipaf

L'operazione degli uomini del Nipaf

L’operazione degli uomini del Nipaf

L'operazione degli uomini del Nipaf

L’operazione degli uomini del Nipaf

Viterbo – A processo il presunto piromane 41enne fermato il 22 agosto 2017 per incendio boschivo in seguito al rogo divampato a Fiescole.

L’uomo, un bracciante agricolo di Vetralla, è stato rinviato ieri a giudizio dal gup Francesco Rigato su richiesta del pubblico ministero Paola Conti. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 8 novembre. 

Si tratta di Danilo Camilli, il cui arresto fu convalidato dal gip Rita Cialoni, con la concessione dei domiciliari, seppure rafforzati dal braccialetto elettronico.

Sentito mentre era ristretto nel carcare di Mammagialla, si avvalse della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia del magistrato che gli avrebbe presumibilmente chiesto non solo dell’incendio di Fiescole per il quale era stato fermato dalla Forestale, ma anche della lunga scia di presunti roghi dolosi divampati durante l’estate tra Viterbo e Vetralla.

I movimenti di Danilo Camilli erano tracciati col gps. Gli investigatori conoscevano ogni suo spostamento. Arrivava. Si fermava. Si lasciava alle spalle colonne di fumo.

Secondo le indagini, dopo avere appiccato il fuoco, avrebbe avuto l’abitudine di tornare sul “luogo del delitto” e, almeno una volta, sarebbe andato perfino sotto la caserma dei vigili del fuoco, prima che uscisse l’autobotte per andare a spegnere le fiamme.

I carabinieri del nucleo investigativo della forestale sono andati a prenderlo, dopo averlo seguito per l’ultima volta dal bosco di Fiescole fino al piazzale sotto la Cittadella della salute, dove la sua auto si è fermata ed è scattato l’arresto. 

In fiamme una superficie modesta, di circa duecento metri quadrati, ma soltanto grazie all’allarme tempestivo al 115, altrimenti avrebbe rischiato di andare in fumo uno dei polmoni verdi della Tuscia. Centinaia di ettari di bosco che passando per San Martino arrivano fino al lago di Vico. Una strage di alberi sventata per un soffio.

Gli investigatori hanno depositato un’informativa di cinquanta pagine. E, in quelle pagine, collegherebbero, sempre secondo gli inquirenti, Camilli anche ad altri incendi esplosi nell’estate “terribile” di tre anni fa tra Viterbo e Vetralla.


Promette battaglia la difesa

Difeso dall’avvocato Samuele De Santis, il 41enne comparirà per la prima volta l8 novembre davanti al giudice che dovrà processarlo per l’accusa di avere volontariamente appiccato il fuoco al bosco di Fiescole il 22 agosto 2017.

“Per la prima volta parliamo di questa vicenda e vogliamo assolutamente affermare che siamo del tutto estranei alle contestazioni, il mio assistito è un onesto lavoratore che ritiene oltremodo odioso il reato contestatogli, in quanto lo stesso lavora e vive per la coltivazione delle campagna e delle zone boschive”, ci tiene a sottolineare il difensore di Camilli. 

“Questa infamante contestazione gli ha procurato danni irreparabili lavorativi famigliari e di convivenza sociale. Di certo abbiamo tutta l’intenzione di difenderci e di dimostrare la nostra innocenza, senza dubbio possiamo dire visto la materia e il tenore, che avremo un processo infuocato”, la conclusione. 

Silvana Cortignani


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8 marzo, 2019

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