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Viterbo - Viaggio sui sentieri della prostituzione nello spettacolo al Teatro Caffeina di sabato 9 marzo alle 21 - Da oggi e fino a venerdì quello itinerante

La Medea di Elena Cotugno scende dal suo furgone e sale sul palco…

di Paola Pierdomenico
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Elena Cotugno

Elena Cotugno

Viterbo – Medea… dal furgone al palcoscenico.

E’ in giro per Viterbo già da ieri il pullman di “Medea per strada”, lo spettacolo di Elena Cotugno e Fabrizio Sinisi che da un anno gira le strade d’Italia e che il 9 alle 21 sbarca con “Dentro Medea” al Teatro di via Cavour. In prima nazionale.

Cotugno – finalista Premio Ubu miglior attrice under 35 e una delle promesse già realizzate del teatro italiano – è diretta da Gianpiero Borgia.

“Lo spettacolo – dice l’attrice – è iniziato ieri, perché quello originario e originale è “Medea per strada” fatto su un furgone visto che il tema è quello della schiavitù sessuale. Ci siamo chiesti chi fosse la straniera di oggi, perché prima di tutto Medea è straniera e madre. La risposta che ci siamo dati è che potesse essere una ragazza arrivata dall’Est e che poi finiva sulla strada a prostituirsi.

Da qui l’esigenza di portare il lavoro fuori dal teatro. Siamo una compagnia di origine pugliese e, proprio in Puglia, c’è la statale 231 piena di roulotte e furgoni e proprio il furgone, oltre che simbolo di viaggio, ci sembrava potesse anche essere il luogo esemplare e simbolico di prostituzione. Diventa dunque un postribolo viaggiante e la performance si trasforma in un’esperienza proprio perché portiamo il pubblico fuori dal teatro a contatto con la realtà”.

Il furgone girerà fino a venerdì alle 20,30 per un massimo di sette persone alla volta. “Sarà un pubblico molto ristretto, anche perché la vicinanza con gli attori richiede un’intimità che aiuta a compiere questo viaggio interiore nella vita di questa donna”.

Invece sabato 9 marzo alle 21, si torna in teatro “per – continua l’attrice – raccontare la storia di queste Medee affinché possano ascoltarla tutti. Si tratta della riscrittura del mito e quindi si parla di una straniera che arriva da un altro paese, innamorata di un uomo dal quale ha due figli e da cui viene tradita. Viene attualizzato dal fatto che è una ragazza dell’Est che arriva in Italia, con la speranza di una vita migliore, e che poi si ritrova in strada schiava dello sistema dello sfruttamento delle donne.

L’intento è quello di dare voce non solo alle ragazze dell’Est, ma anche a quelle dell’Africa, per esempio. Ci sono dinamiche differenti rispetto al viaggio o a quelle di adescamento ma il finale, purtroppo, è uguale per entrambe le provenienze”.

Cotugno spiega: “collaboriamo e continuiamo a collaborare con associazioni che si occupano di portare assistenza su strada medico-sanitaria e legale alle ragazze, attraverso le unità mobili e anche di andare in soccorso di chi ha la volontà di abbandonare un percorso di schiavitù.

L’obiettivo, anche attraverso il lavoro con le associazioni, è quello di cambiare lo sguardo su un fenomeno e delle tematiche che ci riguardano tutti visto che non parliamo solo di schiavitù sessuale, ma di tratta di esseri umani, del tema dello straniero che sono assolutamente attuali.

In ogni città in cui andiamo, poi, compiamo un’indagine sul tipo di prostituzione o sulle dinamiche della schiavitù. A Viterbo, per esempio, non c’è molta prostituzione in strada, ma è più indoor”.

Per Cotugno lo scopo è di “far cadere una cortina di indifferenza o falsità su un fenomeno che è assolutamente presente nelle nostre vite. Un approfondimento su un fenomeno che facciamo finta non ci sia e una lente di ingrandimento su una categoria di esseri umani.

Il Teatro Borgia non fa teatro civile, ma teatro d’arte, tant’è vero che questa operazione la compiamo attraverso Medea, un classico del teatro greco, e vogliamo mettere una lente di ingrandimento su una categoria umana perché ci sia un approfondimento e quindi una maggiore conoscenza di chi c’è dietro. La prostituta è un essere umano e dietro ci sono delle storie, delle persone, delle emozioni e dei sentimenti. Vogliamo umanizzare questo fenomeno e far cadere l’indifferenza”.

Parlando del teatro Caffeina: “E’ la prima volta che vengo – dice l’attrice – ed è una realtà che mi ha molto colpito. Mi ha colpito il tipo di iniziativa e il posto che, da un punto di vista teatrale e culturale, è raro in Italia ai giorni d’oggi. Il fatto che ci siano insieme un bistrot e una libreria che la libreria si affacci sul teatro… è fantastico.

Da fuori si sente molto parlare di Caffeina e, nell’immaginario di chi non c’è mai stato, rappresenta una meta, le aspettative poi non vengono deluse. E’ bello che ci sia un posto del genere e lo dico da teatrante. Ci sono molte belle realtà nel nostro paese, produttive da un punto di vista artistico e sicuramente Caffeina è una di queste. Teatralmente, è un posto davvero valido. Ringrazio per questo la direttrice artisrtica Annalisa Canfora”.

Paola Pierdomenico


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6 marzo, 2019

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