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Viterbo - Scuola - La Coldiretti incontra gli studenti dell'istituto Mariano Buratti

“Le agromafie danneggiano il made in Italy”

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L'incontro sulle agromafie della Coldiretti al Buratti

L’incontro sulle agromafie della Coldiretti al Buratti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Cosa sono le agromafie? Quanto la contraffazione nel sistema agroalimentare ci tocca da vicino? Cos’è il caporalato? Quali strumenti abbiamo per difenderci dalle truffe alimentari? Queste sono alcune delle domande che sono sorte ieri durante l’intervento della Coldiretti nell’ambito del progetto “Cosa metto nel piatto? Percorso educativo al consumo consapevole e sostenibile” realizzato dal liceo ginnasio statale M.Buratti insieme all’agenzia AiCare (Agenzia italiana per la campagna e l’agricoltura).

Il progetto si sviluppa tramite gli interventi dell’Università e degli esperti del settore che sono stati coinvolti dal liceo Buratti e dall’agenzia AiCare. Così i ragazzi hanno potuto conoscere alcuni aspetti dell’agricoltura sociale e civica, parlato di sostenibilità ambientale, realizzato un percorso sui sensi di degustazione per avvicinarsi alla cultura del cibo.

La giornata di ieri ha visto protagonisti i giovani impresa della Coldiretti Viterbo che hanno presentato agli studenti “l’osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare”, fondazione promossa dall’associazione. L’osservatorio guidato dal presidente del comitato scientifico, il magistrato Gian Carlo Caselli, opera accurate indagini relative all’intromissione della mafia nel settore agroalimentare. Il risultato è una vera e propria denuncia dell’esistenza di una task-forcecriminale, che allinea di volta in volta operatori spregiudicati e prepotenti in grado di offendere i diritti essenziali alla salute e di deludere le lecite aspettative al consumatore in termini di gusto, natura e autenticità.

L’obiettivo della giornata è stato quello di dare spunti ai futuri consumatori, renderli consapevoli di quanto le loro scelte sugli scaffali del supermercato abbiano interazione con la società che li circonda; mostrargli la possibilità dell’acquisto diretto dal produttore, come avviene nei farmer’s market di Campagna amica, nel pieno rispetto del km0 e della filiera corta. Infatti non sempre il prezzo di un prodotto agroalimentare corrisponde al suo reale costo; dietro una passata di pomodoro si “nascondono” gli oneri dell’azienda agricola previsti e non, una burocrazia sempre più impegnativa, la sostenibilità orientata dalle decisioni dell’imprenditore agricolo. In questa complessità si riescono ad inserire anche pratiche criminali che sfruttano lo stato di bisogno di soggetti svantaggiati; così il caporalato si unisce a quella mafia “liquida” che ben si adatta ad ogni circostanza, sfruttando le maglie della filiera agricola ancora troppo larghe.

Questa realtà può essere contrastata rafforzando quei principi che nel 2016 hanno portato alla formulazione della nuova legge sul caporalato, fortemente voluta da Coldiretti coinvolta in prima persona per la difesa dei diritti degli agricoltori italiani. “Ma anche noi giovani possiamo fare molto” afferma Enrico Vettori, delegato Giovani impresa Viterbo “rompendo le abitudini, scegliendo cosa comprare e dove; ci vuole consapevolezza e responsabilità!”.

E continua “Per questi motivi, la Coldiretti porta avanti la sua lotta per l’indicazione delle materie prime in etichetta con la raccolta firme Eat Original: dobbiamo arrivare ad un milione di firme per chiedere all’Europa più trasparenza e più informazioni per i consumatori”.

La raccolta firme continua nei nostri uffici e nei mercati di Campagna Amica, basta portare con se carta d’identità o passaporto. Inoltre è anche possibile firmare consultando la pagina www.eatoriginal.eu.

Coldiretti Viterbo


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21 marzo, 2019

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