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Viterbo - Sappe, Osapp e Sinappe prendono le distanze da quanto affermato da Danilo Primi nella trasmissione "Popolo Sovrano": "Ci dissociamo in maniera netta, chiara e decisa da quanto dichiarato dal rappresentante sindacale"

“Mammagialla non è il carcere dei suicidi sospetti”

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

 

La polizia penitenziaria

La polizia penitenziaria

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La casa circondariale di Viterbo non è il carcere dei suicidi sospetti.

Siamo pronti a denunciare tutti quelli che, senza fondamento, vogliono a tutti i costi far passare l’etichetta di carcere lager. Troppo tempo siamo stati in silenzio (tranne una sigla e si sono visti i risultati) di fronte a questo vero e proprio attacco mediatico.

Se vi sono responsabilità su fatti isolati, la procura farà le proprie indagini e se ci sono colpevoli scatteranno le relative sanzioni. Solo allora si potrà dare un nome a eventuali colpevoli. Solo a quel punto. Non ora. Non possiamo consentire che fatti di disagio psichico, sovraffolamento, malasanità possano ricadere sul personale che ogni giorno con dedizione svolge il proprio lavoro.

Che il sistema abbia delle lacune è palese. Che in Italia si muoia di galera, purtroppo è evidente. Ciò non va accettato ma è una realtà. Questo però non vuol dire che ci sia un “carnefice materiale”. Si muore nelle corsie degli ospedali, c’è carenza di sanitari, c’è malasanità, ma non è che quell’ospedale è un lager per vocazione.

Non deve morire nessuno; se si suicida un detenuto il sistema ha fallito il proprio mandato. Per questo però non deve essere infangata un’istituzione intera. Ci vogliono far pagare l’espiazione dei peccati di un intero sistema. Il gioco è pericoloso rischia di saltare un equilibrio importante per la società specie quella viterbese. In partenza è già difficile gestire un istituto penitenziario senza risorse adeguate, figuriamoci se dovesse passare il messaggio di un’intera organizzazione marcia.

La casa circondariale di Viterbo, invece, è quel luogo dove nonostante tutto, i detenuti lavorano, si laureano, studiano, partecipano ad attività ricreative organizzate, accedono a permessi premio e misure alternative, collaborano con la polizia penitenziaria in attività anche delicate, affidano le proprie speranze al personale. Insomma è un luogo dove avvengono, alla luce delle difficoltà quotidiane, dei veri e propri miracoli. Per dare un termine di paragone, a fronte di un suicidio portato a termine ci sono, in rapporto, almeno dieci tentativi di suicidio che rimangono tali per l’intervento della polizia penitenziaria. Salvataggi di vite umane!!! Questo nessuno lo dice. Non fa notizia e non porta voti. Non fa audience.

Potessero parlare tutti i detenuti uscirebbero delle storie di umanità e di fiducia meravigliose. Invece si dà voce a chi strumentalizza (questo è acclarato anche da indagini interne) un fatto per scopi personali. Il più gettonato è il trasferimento verso casa. Al contrario, ci sono detenuti che puntualmente e a distanza di anni inviano, da altri istituti, ancora auguri di Natale e buone feste al personale del quale hanno apprezzato soprattutto le doti di lealtà. Tutto questo non può essere vanificato.

Ripetiamo se verranno accertate responsabilità dovranno essere giudicate dagli appositi organi, confidiamo nel lavoro degli inquirenti ma soprattutto confidiamo nella lealtà del personale di polizia penitenziaria di Viterbo. Per quanto riguarda la trasmissione “Popolo Sovrano” andata in onda giovedì 28 su Rai2, ci dissociamo in maniera netta, chiara e decisa da quanto dichiarato a mezzo stampa dal rappresentante sindacale durante l’intervista andata in onda nel programma.

Un rappresentante della polizia penitenziaria non può ammettere l’uso di mezzi o modalità non previste dall’ordinamento penitenziario o dalla legge in generale. Anzi deve denunciare, se a conoscenza, tali procedure alle autorità di riferimento in primis all’autorità dirigente dell’istituto. Non si può pensare che chi dovrebbe tutelare il personale con il solo modo a disposizione, la legge, sia consapevolmente coinvolto in pratiche illegali.

Una dichiarazione simile ci lascia a bocca aperta. Vogliamo credere che sia una dichiarazione personale, e ripetiamo, confidiamo nel lavoro della locale procura affinché sia rispettato l’onore della polizia penitenziaria ma soprattutto la dignità di quei colleghi che ogni giorno affrontano il mandato a testa alta e nel rispetto della legge e dell’istituzione. Il corpo di polizia penitenziaria, un corpo sano, ligio al proprio fine istituzionale e rispettoso della legalità.

Chiunque dichiari o parli di pratiche non consentite o addirittura illecite non è in linea coni il nostro mandato e tanto meno può essere da noi rappresentato.

L’articolo 41 dell’ordinamento penitenziario prevede regole ben precise e definite circa l’uso della forza. Dichiarare che “non c’è un limite” dimostra che, oltre l’ignoranza della legge, chi lo sostiene non ha a fuoco il proprio duplice mandato quello di uomo delle istituzioni e quello di sindacalista.

Ribadiamo che conosciamo la realtà di Viterbo e siamo ben consapevoli come sia una realtà sana e composta di poliziotti e operatori onesti e dediti al proprio mandato, quello solo e unico di assicurare con la sola legge l’esecuzione della pena.

Floris per Sappe
Natale per Osapp
Lancia per Sinappe


Articoli: L’Unione sindacati di polizia penitenziaria: “Il dirigente non intendeva affatto giustificare azioni contrarie alla legge” –  “Il carcere dei suicidi sospetti”


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2 marzo, 2019

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