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Tribunale - Bassano Romano - Imputato di omicidio colposo il titolare di una villa per eventi - Vittima Bartolomeo Torricelli, padre del politico Giancarlo - Parti civili i figli e la vedova

Muratore cade e muore, chiesta la condanna del datore di lavoro

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Bartolomeo Torricelli - Gli abiti indossati il giorno dell'incidente

Bartolomeo Torricelli – Gli abiti indossati dal muratore il giorno dell’incidente

Giancarlo Torricelli

Giancarlo Torricelli

Bassano Romano – Muratore cade dal trabattello e muore dopo una settimana di agonia, chiesta la condanna del datore di lavoro.

Mercoledì il pubblico ministero ha chiesto al giudice Silvia Mattei la condanna a un anno e mezzo di reclusione per omicidio colposo dell’imprenditore di 83 anni, titolare della villa adibita a location per eventi di Bassano Romano, in cui il 30 aprile 2014 si verificò l’incidente che costò la vita a Bartolomeo Torricelli, muratore di 75 anni, padre del politico Giancarlo.

La procura aprì un’inchiesta, disponendo l’autopsia, che ha confermato il nesso causale tra le lesioni riportate nella caduta e il decesso di Torricelli. Al processo, che si è aperto l’8 settembre 2017, si sono costituiti parte civile la vedova e i due figli della vittima, Paolo e Giancarlo. 

Il muratore cadde a terra, battendo rovinosamente la testa, mentre si trovava su un trabattello, un piccolo ponteggio mobile, su cui stava lavorando sotto il porticato della villa. Le condizioni del poveretto apparvero subito gravissime ai soccorritori, che ne disposero il trasferimento in eliambulanza al policlinico Gemelli di Roma, dove il 75enne si è spento dopo una settimana di agonia, il 6 maggio 2014. 

Difficile la ricostruzione dell’accaduto, in quanto all’incidente non avrebbero assistito testimoni.

La prima a vedere il corpo steso a terra fu una cantante una cantante che quel giorno si trovava nella villa con una coppia di sposi, per un sopralluogo in vista del ricevimento. Sentita in aula lo scorso aprile, disse di avere visto un uomo di una certa età che stava pitturando una parete sotto il portico da un piccolo ponteggio. 

Fu chiamato l’ispettorato del lavoro, ma non ci furono sequestri del cantiere. “Perché non si trattava di un cantiere”, ha spiegato uno dei carabinieri intervenuti nell’immediatezza, sentito come testimone. 

“Con Bartolomeo eravamo amici e parenti, era una persona di fiducia a cui saltuariamente affidavo piccoli lavori di muratura, pagandolo a ore. Proprio il giorno prima della tragedia aveva terminato la ristrutturazione di un muro”, ha spiegato al giudice l’imputato nell’interrogatorio cui si è sottoposto nel maggio scorso.

“Aveva le chiavi per entrare – si è difeso il proprietario della villa – perché faceva l’orto su un terreno vicino alla mia struttura. Quel giorno non l’ho visto arrivare e non so cosa stesse facendo, ma so che non era previsto che venisse a lavorare da me, perché io non gli avevo assegnato alcun incarico”.

Il 13 marzo, dopo quasi cinque anni dalla tragedia, il processo è giunto alle battute finali con la richiesta di condanna a un anno e mezzo per omicidio colposo del titolare della struttura in cui Bartolomeo Torricelli è stato trovato riverso a terra dai soccorritori. Al termine dell’udienza, il giudice Mattei ha rinviato al 20 marzo per le repliche e la sentenza. 

Silvana Cortignani

 

 

 


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15 marzo, 2019

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