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Tribunale - Acquapendente - La vittima, costretta a un delicato intervento chirurgico, dopo oltre un anno non si è ancora ripresa

Non lo saluta al bar, lo scaraventa a terra e gli spezza tibia e perone

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Acquapendente – Va al bar per comprare le sigarette, ma finisce per litigare con un avventore del locale e si ritrova con una gamba rotta.

A processo per lesioni aggravate un uomo di origine tunisina accusato di essere l’aggressore ai danni di un altro uomo la cui colpa sarebbe stata quella di non rivolgergli il saluto fuori un bar di Acquapendente.

In aula mercoledì scorso sono stati ascoltati alcuni testimoni del pm e anche la parte offesa. Al termine delle testimonianze il giudice Silvia Mattei ha rinviato il processo al 13 novembre per la discussione.

L’episodio è avvenuto il 15 dicembre 2017 all’esterno di un bar di Acquapendente. Un litigio prima verbale e poi fisico, avvenuto per un saluto mancato. A riferirlo in aula la parte offesa.

“Sono andato al bar per comprare le sigarette e fuori il locale ho trovato due amici con cui mi sono intrattenuto – ha detto l’uomo in aula-. A un certo punto sento degli insulti e chiedo alle persone accanto a me verso chi fossero rivolti. Mi dicono che quelle parole erano rivolte a me e poco dopo sento spintonarmi da dietro le spalle”.

L’uomo a quel punto si gira per capire chi lo stesse spintonando: “Ho visto l’imputato e gli ho chiesto quale fosse il problema. Lui mi ha detto ‘ma che non mi saluti?’. Ma io quella persona non l’avevo mai vista prima”.

A quel punto gli spintoni sarebbero continuati e poco dopo la vittima si sarebbe ritrovata a terra con una gamba rotta. “Non so bene cosa sia successo, ma sono sicuro di non averlo toccato perché non ho avuto il tempo di reazione – ha detto in aula la vittima -. Ricordo che ero a terra e avevo un forte dolore alla gamba. L’imputato continuava a darmi calci nonostante fossi a terra”.

Quel che è certo è che la vittima aveva tibia e perone rotto e che, dopo un’operazione, ha dovuto affrontare una riabilitazione di 5 mesi e mezzo.

Percorso non ancora concluso dal momento che tra pochi giorni la vittima dovrà subire un secondo intervento per rimuovere la placca all’interno della gamba, conseguenza della prima operazione.

Il tunisino che avrebbe aggredito la vittima sarebbe il marito di una dipendente del bar. 

Quello che in aula il giudice e gli avvocati hanno cercato di capire è la modalità con cui è avvenuta l’aggressione. Da chiarire se l’aggressione sia avvenuta in un solo momento, come ha raccontato la parte offesa, o se i due litiganti si siano appartati per chiarire dopo un primo litigio e poi la situazione sia degenerata. Da accertare anche se la vittima abbia reagito o meno all’aggressione. 

In aula sono stati ascoltati vari testimoni. Secondo alcune testimonianze la vittima aveva avuto un primo litigio verbale con l’imputato per via di quel mancato saluto. Un primo scontro che avrebbe visto la vittima finire a terra per via di un pugno che lo avrebbe anche lasciato privo di sensi per qualche momento e con un orecchio sanguinante. Una volta rialzatosi, i due litiganti si sarebbero appartatati. Di lì a poco le urla e l’uomo a terra con la gamba rotta. 

Per un testimone anche la parte offesa avrebbe reagito al pugno, dando qualche spintone. 

Ascoltata anche la barista del locale che ha raccontato di qualche bicchiere di prosecco, forse quattro, bevuti dall’imputato. 

In aula anche la moglie della vittima arrivata al bar solo dopo il fatto: “Ho visto mio marito che perdeva sangue dall’orecchio e che c’era una persona che gli girava attorno sferrando ancora calci”. 

Al termine delle varie testimonianze il giudice Silvia Mattei ha rinviato al 13 novembre. 

Maurizia Marcoaldi


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19 marzo, 2019

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