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Tribunale - Pestaggio in carcere - La vittima, un marocchino, afferma: "Non volevo denunciare" - L'imputato sta scontando 17 anni per l'uccisione di un uomo

“Pregavo ad alta voce perché sono musulmano e mi hanno riempito di botte”

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Condannato a 17 anni per avere ucciso un connazionale sul litorale laziale e considerato un esponente di spicco della malavita moldava, Tudor Malcoci, detenuto per omicidio nel carcere di Mammagialla, è giunto ieri scortato dalla penitenziaria davanti al giudice Gaetano Mautone.

Due anni fa, nel 2017, assieme a una dozzina di altri detenuti, avrebbe massacrato di botte un trentenne marocchino per le scale della sezione, mentre si avviavano ad uscire per l’ora d’aria. Ma la vittima dice che è stata la boxe. 

In aula si è presentato con una felpa, dietro la quale campeggiava a lettere cubitali la scritta “Moldovia”. 


Chi é Tudor Malcoci

Tudor Malcoci è il 49enne moldavo che si era dato alla latitanza e fu arrestato nel marzo del 2016 dall’Interpol in Ucraina e poi estradato in Italia per l’omicidio di un connazionale compiuto in una villetta di Lido dei Pini, ad Ardea, il 28 dicembre 2014. Il cadavere di Victor Sirbu, 55 anni, nascosto in un canale di scolo, fu trovato dopo più di un mese in seguito allo smottamento di una duna.

Condannato nel gennaio 2018 dal gup di Velletri a 17 anni in primo grado, con lo sconto di un terzo del rito abbreviato, Malcoci si è visto confernare la stessa pena lo scorso mese di novembre in appello. Come ha spiegato lui stesso al giudice, in galera da tre anni, ha ancora 14 anni da scontare dietro le sbarre. Dei cinque presunti complici, tre sono stati assolti e due condannati. 

La vittima sarebbe stata ferita con un tirapugni, trasportata sulla spiaggia e finita tra le dune con violenti colpi alla testa. Si è parlato di un possibile movente passionale del delitto, ma dietro il brutale omicidio potrebbero nascondersi scontri tra la criminalità organizzata di matrice russo-moldava. 


Malcoci a Viterbo è accusato di lesioni personali gravi ai danni di un marocchino trentenne che avrebbe picchiato a Mammagialla nel marzo 2017, mandandolo al tappeto con un pugno che gli ha spezzato il naso e massacrato la faccia con una prognosi di trenta giorni. Peccato che la presunta vittima, pure lui scortato in aula dalla polizia, abbia esordito dicendo di non conoscere il presunto aguzzino e di non avere mai voluto sporgere denuncia.

“Io non lo conoscio”, ha detto con il suo italiano incerto entrando in aula. Poi, sollecitato dal giudice, ha raccontato la sua versione. 

“In sezione pregavo a voce molto alta perché sono musulmano, allora mi hanno detto di smettere. Poi, per le scale, mentre scendevamo per l’ora d’aria, mi hanno menato in dodici. Ma lui non c’era”, ha spiegato. “Io non volevo denunciare nessuno, perché avevano ragione, ero stato io a dare fastidio a loro pregando a voce alta”, ha proseguito.

Alla domanda su come si spieghi la frattura al naso rilevata in seguito all’aggressione, ha negato che il pestaggio c’entrasse qualcosa. Se la sarebbe procurata la sera prima, lui che è anche cintura nera di judo, allenandosi a boxe.

“Era un allenamento a contatto, con un detenuto moldavo alto due metri e del peso di 200 chili, impossibile farcela con lui. Mi ha gonfiato di botte”, ha sottolineato. Al che il difensore di Malcoci, avvocato Remigio Sicilia, gli ha chiesto come funzionino gli allenamenti di boxe in carcere: “Al posto dei guantoni, non usiamo gli stracci per avvolgere le mani, ma le ciabatte. Anche quel giorno ci colpivamo con i pugni protetti dalle ciabatte. E il moldavo, grosso e alto com’è, mi ha fatto molto male”, ha detto. 

Al giudice che gli ha chiesto quanto avesse ancora da scontare, ha risposto di essere giunto quasi a fine pena. “Poi speriamo di andare in Francia a villeggiare”, ha concluso con una battuta.

L’imputato Malcoci, invece, ha spiegato di avare davanti a sé ancora 14 anni di prigione. 

Il difensore Sicilia ha chiesto il non luogo a procedere ex articolo 129 nei confronti di Tudor Malcoci, non essendo emerso nulla a suo carico dalla testimonianza della presunta vittima. Il giudice vuole però sentire comunque gli altri testimoni indicati nella lista della procura, ovvero tre agenti della polizia penitenziaria e altri quattro detenuti, i quali potrebbero fornire ancora una diversa versione dei fatti. 

Si torna in aula il 17 gennaio 2020.

Silvana Cortignani


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9 marzo, 2019

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