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Tribunale - E' il processo al maresciallo dell'esercito che avrebbe detto: "Sento delle voci che mi dicono di uccidere mia moglie”

Operatrice di Erinna testimone contro un militare accusato di maltrattamenti

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – E’ ripreso ieri con la testimonianza di una operatrice del centro antiviolenza Erinna il processo al maresciallo dell’esercito tuttora colpito da divieto di avvicinamento con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. 

E’ l’uomo che avrebbe detto ai sanitari di Belcolle, dove è stato ricoverato nell’agosto 2017: “Sento delle voci che mi dicono di uccidere mia moglie”.  

Per la difesa, i postumi delle missioni di guerra cui ha partecipato, una delle quali gli avrebbe lasciato il volto semiparalizzato dall’esplosione di una mina. Anche se il militare non avrebbe mai riferito di sentire “voci” al medico di base, citato come teste dall’avvocato di parte civile della ex, secondo il quale sarebbe stato soltanto depresso. 

“La compagna si è rivolta a noi a marzo dell’anno scorso, poi è venuta due volte la settimana fino a giugno e viene tuttora. Mostrava ansia, prostrazione, era spaventata e impaurita”, ha detto la testimone di Erinna, la cui competenza è stata messa in discussione dalla difesa, non avendo titoli di studio specifici, come ad esempio una laurea in psicologia, bensì in scienze umanistiche. 

“Ci ha parlato non solo di violenza fisica, ma anche di violenza psicologica importante, tale da ingenerare insicurezza, di esplosioni di violenza anche davanti al figlio. La violenza psicologica può essere anche peggio della violenza fisica. Poi c’è stata anche una violenza economica forte”, ha proseguito la teste, mentre la difesa sottolineava come la vittima facesse un lavoro remunerato in maniera modesta, 500 euro al mese. 

“C’è stato anche un tentativo di strangolamento, forme di svalorizzazione e di controllo sociale importanti, vincolo di subordinazione, gelosia usata come forma di controllo del lavoro, del telefono, dei social media“, ha detto ancora l’operatrice di Erinna, spiegando come sia “complicato uscire dalla spirale della violenza”, instaurandosi “condotte cicliche e circolari”

La testimone del centro antiviolenza ha parlato di “quattro anni di violenza, che ha avuto un’escalation, dalla svalorizzazione per le difficoltà uditive della compagna al tentativo di strangolamento, dalla violenza psicologica alla violenza fisica”.

Colpito l’anno scorso da divieto di avvicinamento a causa di un’escalation sempre più pericolosa di violenza, l’uomo, residente con la famiglia in un centro della provincia, dopo la fine della relazione, avrebbe continuato a presentarsi nei pressi dei luoghi frequentati dalla donna. 

Motivo per cui gli agenti della squadra mobile della questura, nel gennaio 2018, gli hanno notificato l’aggravamento della misura, dopo che il magistrato, in seguito ai riscontri degli investigatori, ha disposto gli arresti domiciliari.

Per il militare è quindi scattato un processo lampo, col giudizio immediato, che si è aperto lo scorso 2 luglio con la deposizione della vittima.

Si torna in aula il 13 maggio. 


Articoli: “Non mi ha mai detto di sentire voci che gli dicevano di uccidere la moglie” – “Sento delle voci che mi dicono di uccidere mia moglie”


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19 marzo, 2019

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