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Spedizione punitiva per un debito di droga, parla la vittima del pestaggio

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Vejano - La caserma dei carabinieri [4]

Vejano – La caserma dei carabinieri

Il pm Stefano D'Arma [5]

Il pm Stefano D’Arma

Vejano – (sil.co.) – Pestaggio per un debito di droga, secondo l’accusa. Ma la vittima, tra tante smentite e mezze ammissioni, si contraddice in aula. Nessun dubbio, però, che il movente sia una richiesta di danaro. 

Si è aperto ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone il processo a due giovani, uno di Vejano e l’altro di Canale Monterano, accusati di lesioni personali aggravate e di rapina ai danni di un 24enne del posto, vittima, secondo l’accusa, di una spedizione punitiva.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Felice Di Biagio ed Enrico Valentini, ieri sostituito dal collega Samuele De Santis. Voleva costituirsi parte civile la parte offesa, che avrebbe saltato l’udienza di ammissione prove per problemi di notifica legate al suo cambio di domicilio da un paese all’altro. Ma la richiesta è stata rigettata. In caso di condanna potrà comuqnue chiedere un risarcimento in sede civile. 

I fatti risalgono al tardo pomeriggio del 13 settembre 2016, una giornata di pioggia battente, quando, verso le 19,30, dopo avere preso un aperitivo con un amico in un bar, il 24enne sarebbe stato affrontato in una via del paese “da tre persone, anzi quattro-cinque o forse più”, tra i quali gli imputati.

Uno gli avrebbe intimato di dargli dei soldi. Non si è capito se 300 euro oppure 10 euro come ha sostenuto ieri, spiegando “sono stato io a pensare per l’hashish ceduto a qualche amico, non è che me l’hanno detto loro”.

Lui avrebbe detto no e in tre lo avrebbero massacrato di calci e pugni e colpito alle spalle “forse con un ombrello, anche se nessuno aveva l’ombrello” (quella sera pioveva). Però ne ha identificati solo due. “Li conoscevo di vista”, ha detto prima. “Durante l’estate fumavamo tutti insieme”, ha aggiunto. “Ci rifornivamo di hashish da loro”, ha detto infine, incalzato dal pm Stefano D’Arma.  

Scaraventato a terra, la sera dell’aggressione, il ragazzo avrebbe perso i sensi (“sono svenuto per qualche minuto”). Una paziente del vicino studio medico lo ha soccorso per prima, trovandolo sdraiato a terra, con il volto una maschera di sangue, che chiedeva aiuto. Per lui è finita al pronto soccorso dell’ospedale Padre Pio di Bracciano e poi al policlinico Gemelli di Roma, dove è stato operato per una brutta frattura al naso. A terra era finito anche il suo portafoglio, svuotato dei 270 euro che secondo il 24enne conteneva. 

Mentre era ancora Bracciano, ha raccolto la prima versione a caldo il maresciallo capo Paolo Esposito, all’epoca comandante da appena un mese della stazione dei carabineiri di Vejano. “Mi fece nome e cognome dei suoi presunti aggressori”, ha spiegato il militare in aula. Poi, con l’ausilio del comandante della polizia localeMario Federici, Esposito ha provveduto all’acquisizione e alla visione dei filmati delle telecamere della videosorveglianza del comune, individuando i movimenti di giovani della serata nelle vie principali e sulla piazza del paese. 

Il pm D’Arma ha chiesto anche l’acquisizione dei tabulati telefonici, che documentano le chiamate della presunta vittima e degli imputati, non solo la sera del 13 settembre 2016, ma anche nelle giornate precedenti e successive.

Il pm ha chiesto anche l’acquisizione nel fascicolo del processo di una nota dei carabinieri relativa all’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del 2 novembre 2016 e ai domiciliari per spaccio disposti a carico di uno degli imputati e della fidanzata, pizzicati con un quantitativo di ben 450 grammi di hashish. Si è opposta la difesa, cui il collegio ha dato ragione. 

Tutti, infine, hanno concordato nell’acquisire i verbali di sommarie informazioni, piuttosto che sentirli in aula, di tre testimoni, presenti ieri oltre al comandante dei carabinieri e alla parte offesa. 

Il processo riprenderà il 15 maggio. 


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