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Tribunale - Il racconto in aula dell'ex compagno della vittima - La donna è parte civile nel processo al cugino accusato di maltrattamenti e lesioni

“Riti vudù per scacciare il maligno da casa…”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – Ripreso il processo al 38enne nigeriano che avrebbe fatto vivere un periodo d’inferno alla cugina, che aveva accettato di ospitarlo nella propria abitazione una volta giunto in Italia per lavoro, picchiandola ripetutamente e praticando riti vudù per liberarle la casa dal maligno.

L’altra settimana in aula è stata ascoltata un’amica e l’ex compagno della vittima. Il nigeriano è accusato di maltrattamenti in famiglia. Al termine delle due testimonianze il giudice Elisabetta Massini ha rinviato il processo al 29 aprile. 

I fatti sarebbero avvenuti tra Villa San Giovanni in Tuscia e Monterosi tra luglio 2016 e aprile 2017. L’imputato avrebbe maltrattato la cugina, sottoponendola a continui atti di violenza fisica e psicologica.

Dopo essere stato ospitato in casa, l’uomo avrebbe convinto la donna che solo attraverso dei riti vudù avrebbe potuto scacciare le negatività dall’abitazione e in cambio avrebbe preteso del denaro necessario, a suo dire, per portare a termine i rituali. L’imputato inoltre avrebbe picchiato la donna in ripetute occasioni per obbligarla a farsi consegnare i soldi.


  Articoli: Riti vudù e botte per liberare la casa dal maligno… – “Mi massacrava di botte e sgozzava le galline davanti alle mie figlie” 


Diversi gli episodi di maltrattamenti. In particolare il 16 luglio 2016 l’imputato avrebbe provocato alla cugina una perforazione del timpano. Inoltre il 5 marzo 2017, colpendola al volto, le avrebbe provocato ematomi all’occhio sinistro. Il 21 aprile 2017, prendendola a schiaffi in faccia, un trauma periorbitario all’occhio destro. 

A riferire in aula delle violenze anche l’ex compagno della donna, anche lui plagiato per un periodo di tempo dall’imputato che lo avrebbe convinto di avere la casa ” piena di negatività”.

In particolare l’uomo ha parlato dell’episodio del 16 luglio 2016. “Ero fuori l’Italia con le mie bambine e quindi non ho visto cosa sia successo – ha detto – . Mi sono però arrivati dei messaggi da un’amica in comune con la mia ex compagna che mi riferivano che l’imputato l’aveva picchiata. Mi è arrivata anche una foto”

L’uomo, dopo essere tornato dal viaggio con le figlie, avrebbe trascorso un periodo di tempo a casa con l’ex compagna e con il cugino e avrebbe poi deciso di andarsene con le figlie proprio perché impaurito dalle negatività che gli dicevano esserci in casa sua. 

“Io e le mie figlie siamo andati via perché spaventati dalle presenze – ha aggiunto nella sua testimonianza -.  Oggi mi vergogno di dirlo, ma mi aveva fatto credere che c’erano delle negatività nella casa. Nella loro cultura è normale praticare riti vudù e io mi ero fatto plagiare non so neanche come”.

Il teste ha poi aggiunto: “Non so quali fossero le finalità dell’imputato, io sapevo che ci voleva aiutare a superare quel periodo negativo in cui io mi stavo anche lasciando con la mia ex compagna”. 

L’uomo ha anche riferito dell’atteggiamento minaccioso dell’imputato verso la sua ex compagna e di come l’imputato chiedesse, in un primo momento, e pretendesse con minacce, poi in un secondo momento, soldi per portare a termine i rituali. Rituali, con sgozzamenti di galline, ai quali anche le due bambine erano state costrette ad assistere.

Ascoltata anche un’amica della vittima che ha riferito di come la donna in più occasioni le avesse raccontato di essere stata maltrattata e picchiata dal cugino. 

Al termine delle testimonianze il giudice ha rinviato il processo al 29 aprile. 

Maurizia Marcoaldi

 


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26 marzo, 2019

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