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Viterbo - Secondo il perito la vittima sarebbe uscita in maniera incauta dalla corsia di emergenza

Schianto camion-auto sull’Autosole, sfilano testimoni ed esperti

di Maurizia Marcoaldi
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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – Ripreso il processo all’autotrasportatore che nel 2 luglio 2013 avrebbe tamponato un’automobile sull’Autosole. All’interno della vettura viaggiava una donna, rimasta ferita e deceduta dopo circa cinque mesi dall’incidente.

Ieri in aula sono stati ascoltati un poliziotto intervenuto sul luogo dell’incidente e il consulente della difesa. Quest’ultimo ha spiegato come per lui non si fosse trattato di un tamponamento quanto piuttosto di un impatto avvenuto per incauta manovra della donna, alla guida dell’automobile, mentre usciva da una piazzola di emergenza.

Il conducente del mezzo pesante è finito a processo con l’accusa di omicidio colposo, nonostante il tempo trascorso dal sinistro al decesso della vittima.

Al termine delle testimonianze, il giudice Silvia Mattei ha rimandato il processo al 4 dicembre per esame di un teste della difesa. 


 – Schianto camion-auto sull’Autosole, autotrasportatore alla sbarra


L’incidente risale al 2 luglio 2013 e la donna, un’anziana di oltre settanta anni, è morta nel dicembre successivo, secondo l’accusa a causa delle complicazioni successive ai traumi riportati nello schianto.

Nel corso dell’udienza di ieri è stato sentito come testimone un poliziotto della stradale intervenuto sul posto subito dopo l’incidente.

L’agente ha raccontato come, secondo quanto appurato dalla polizia, sarebbe avvenuto il sinistro: “Il mezzo pesante ha tamponato la vettura in modo violento. L’auto nell’impatto è stata sbalzata in avanti ed è stata scaraventata nella corsia di sorpasso. A quel punto molto probabilmente ha fatto un testacoda per poi proseguire la corsa fino a invadere la corsia di emergenza”.

Il poliziotto ha poi specificato che al momento dell’arrivo sul luogo dell’incidente la donna coinvolta era ancora a bordo della vettura e che nessuno provò a toccarla fino all’arrivo dei soccorsi. “Abbiamo chiamato il 118 – ha riferito -. Sull’asfalto non c’erano segni di frenata. L’autovettura era rivolta in senso contrario al senso di marcia e la parte posteriore era introflessa”. 

In aula è stato inoltre precisato che il sinistro avvenne alle 15 del pomeriggio, con ottima visibilità, e che le condizione dell’asfalto erano buone.

Ascoltato poi il consulente di parte, Paolo Frezza, un ingegnere dei trasporti.

Il tecnico ha detto di aver fatto degli accertamenti secondo i quali l’auto avrebbe avuto una velocità di 41 chilometro orari, mentre il mezzo pesante circa 95 chilometri orari.

Secondo il consulente non si sarebbe trattato di tamponamento innanzitutto perché “la macchina non è stata colpita in tutta la lunghezza della parte posteriore, ma il danno è più marcato nella parte sinistra”. Secondo questa teoria quindi la macchina sarebbe stata obliqua rispetto al senso di marcia nel momento del tamponamento.

Facendo dei calcoli sulla velocità, per il consulente la vettura al momento dell’incidente stava uscendo dalla corsia di emergenza. Pertanto per il tecnico “l’autotrasportatore non ha avuto la possibilità di mettere il piede sul freno e se ne ha avuto la possibiltà l’ha fatto solo dopo aver colpito l’auto”. 

L’ingegnere ha così specificato che il sinistro è avvenuto perché la vettura si è immessa nella corsia di marcia senza dare la precedenza. 

Al termine della perizia tecnica il giudice Silvia Mattei ha rinviato il processo al 4 dicembre. 

Maurizia Marcoaldi


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14 marzo, 2019

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