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Cronaca - Il magistrato, per anni alla procura del capoluogo della Tuscia, è ora a Roma

Silvio Berlusconi indagato dal pm viterbese Fabrizio Tucci

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Il pm Fabrizio Tucci

Il pm Fabrizio Tucci

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Viterbo – C’è anche il pm Fabrizio Tucci, fino al 2017 in servizio alla procura di Viterbo e ora a quella di Roma, tra il pool di magistrati che hanno indagato Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari e in relazione alla sentenza del Consiglio di stato che il 3 marzo 2016 ha annullato l’obbligo per lui di cedere la quota eccedente il 9,99% detenuto in banca Mediolanum stabilito da Bankitalia. L’inchiesta è quella relativa alle presunte sentenze pilotate al Consiglio di stato.

Fabrizio Tucci, 50 anni, nato a Cassino (Frosinone), ha firmato alcuni dei più importanti fascicoli d’indagine dell’ultimo decennio della procura di Viterbo. Dalla maxinchiesta Asl, la più grande sulla corruzione nella sanità pubblica e privata del Viterbese, a Genio e Sregolatezza , che ha proseguito il filone, partito nel 2008-2009 da Dazio, dello scambio di mazzette tra imprenditori, funzionari pubblici e pubblici amministratori per sveltire pratiche e ottenere facili autorizzazioni.

E ancora: Dazio, le due inchieste Miniera d’oro, Vox populi, Led e le indagini sulle discariche e sugli appalti dei servizi di raccolta dei rifiuti in tutta la provincia di Viterbo. Già da pm della procura di Roma, Tucci ha firmato, insieme a Giovanni Musarò, il fascicolo sull’operazione Erostrato, che ha smantellato un’associazione mafiosa operante a Viterbo.

Per quanto riguarda l’indagine su Silvio Berlusconi, Fabrizio Tucci, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Stefano Rocco Fava, ipotizzano che la sentenza su Mediolanum sia stata aggiustata. Prima del leader di Forza Italia erano stati iscritti nel registro degli indagati tre nomi: quello del giudice relatore del provvedimento, di un avvocato e di un ex funzionario di palazzo Chigi. A casa di quest’ultimo, un paio di anni fa, nel corso di una perquisizione, sarebbero stati trovati circa 250mila euro in contanti nascosti in scatole di champagne, più le copie di alcune sentenze del Consiglio di stato, compresa la bozza del verdetto su Mediolanum.

L’ipotesi della procura di Roma è che alcuni giudici abbiano accettato la promessa di denaro per annullare la decisione del Tar che aveva imposto a Berlusconi di cedere le quote della banca, che valevano circa un miliardo di euro. Obbligo che il Consiglio di stato ha fatto venire meno nel marzo di tre anni fa accogliendo il ricorso del leader di FI contro i giudici amministrativi di primo grado.


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11 marzo, 2019

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