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Tombe imbrattate al cimitero e falsi allarmi a 112 e 118, trentenne alla sbarra

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Viterbo – Tribunale

Graffignano – (sil.co.) – Tombe imbrattate al cimitero e falsi allarmi a 112 e 118. Al via davanti al giudice Gaetano Mautone il secondo processo per stalking in corso al tribunale di Viterbo a carico di un trentenne di Sipicciano.  

Si tratta del rinvio a giudizio del 16 novembre 2017 per avere ordinato servizi funebri ai vicini, averne imbrattato con vernice verde le tombe di famiglia al cimitero e avere stipulato a loro nome nuovi contratti per l’energia elettrica lasciandoli senza corrente.

Tutti dispetti, messi a segno nel 2016. Sei le persone offese, tutti compaesani, quattro delle quali si sono costituite parte civile.

E’ il superstalker a carico del quale lo scorso 22 febbraio si è aperto davanti al giudice Silvia Mattei un analogo procedimento, anche in quel caso con quattro compaesani che si sono costituiti parte civile per i danni. A una delle vittime avrebbe fatto recapitare un carico di mobili che non aveva mai acquistato. A un’altra, tra il 2012 e il 2016, avrebbe fatto oltre 200 volture elettriche e telefoniche a suo nome. La sentenza è prevista il 21 giugno. 

Davanti al giudice Mautone, il trentenne deve rispondere di stalking, procurato allarme, interruzione di pubblico servizio e sostituzione di persona.

“Sono Tizio, mi serve un servizio funebre…”
“Si sarebbe sostituito alle vittime – si legge nell’avviso di fine indagini – effettuando a loro nome o ai loro danni volture di utenze elettriche o telefoniche, richieste di servizi funebri, di carro attrezzi, di vendita di abitazioni, di segnalazione guasti, di intervento del 118, ordini di mobili ed imbrattando con vernice verde e danneggiando le tombe di famiglia di due parti offese”.

“Sono Caio, ho accoltellato una persona…”
Il procurato allarme, invece, deriva da due telefonate che l’imputato avrebbe fatto al numero di emergenza 112.  Nella prima si sarebbe sostituito a un compaesano, dicendo all’operatore di avere accoltellato una persona. Nella seconda, invece, avrebbe chiesto l’intervento dei carabinieri per una inesistente rissa in corso nella frazione di Grotte Santo Stefano. 

Nel fascicolo del processo, come chiesto dall’accusa, sono entrate le fotografie dei sepolcri violati e colorati di verde al cimitero di Graffignano, nonché le trascrizioni delle telefonate al 112 e al 118 e i contratti stipulati a nome delle vittime. Per sentire i primi quattro testimoni, ovvero le parti civili, bisognerà però aspettare la prossima udienza, fissata per il 31 gennaio 2020. 


Articoli: Manda camionate di mobili agli odiati vicini, superstalker alla sbarra [5] – Ordina servizi funebri per i vicini, rinviato a giudizio per stalking [6]


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