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Viterbo - Gustavo Adolfo Rosado Canela e Mariela Garçia Rodriguez occupano una casa popolare al Pilastro - Lavorano, guadagnano 700 euro in due e hanno quattro figli - Il comune gli ha detto che se ne devono andare

“Torneranno a cacciarci con la polizia…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – Dovevano arrivare alle 9 e mezza di mattina. Si sono presentati all’una, all’ora di pranzo. Impiegati del comune di Viterbo chiamati a dire a Gustavo Adolfo Rosado Canela e Mariela Garçia Rodriguez che da quella casa popolare al Pilastro se ne devono andare. Perché c’è un ordine esecutivo del tribunale di Viterbo. Da quattro anni. Tra qualche settimana pare torneranno alla carica. “Questa volta – ci dice Mariela – anche con le forze dell’ordine”.


Multimedia – Fotoracconto: “Vogliamo restare e pagare in base al reddito” – Video: La storia di Gustavo e Mariela


Quattro, come i figli di Gustavo e Mariela che da 9 anni occupano una casa popolare del comune di Viterbo. Undici, otto, sette e tre anni. L’età dei figli. trentadue, quella di Gustavo e Mariela. Ieri mattina ad aspettare per ore gli impiegati comunali andati a convincere la famiglia di origine dominicana, con cittadinanza italiana, a sbaraccare, c’era Mariela che, per l’occasione, ha preso un giorno libero dal lavoro. Cioè una giornata di lavoro non pagata. Mariela Garçia Rodriguez fa la donna delle pulizie e la badante a 300 euro al mese. Il marito, si sono conosciuti a Santo Domingo da ragazzini e non si sono mai lasciati, è dovuto invece andare al lavoro. Gustavo Adolfo Rosado Canela è un operaio e guadagna 400 euro al mese.

“Qualcuno ci ha anche detto – racconta Mariela – che se non ce ne andiamo, va a finire che ci tolgono i figli. Noi lavoriamo, tutto il giorno. Ma con quello che guadagniamo nessuno ci affitterebbe una casa. E comunque non avremmo più i soldi per far mangiare e studiare i nostri figli, che vanno tutti a scuola”.


Viterbo - Mariela Garçia Rodriguez

Viterbo – Mariela Garçia Rodriguez


Al Pilastro, storico quartiere popolare viterbese, le case popolari del comune si intrecciano con quelle dell’Ater, quello che una volta si chiamava Iacp. Storie di conquiste e al tempo stesso di potere. Un quartiere che vanta anche un istituto comprensivo e due istituti superiori, entrambi tecnici e di buona fama, così come una tradizione di solidarietà di lunga data.

“Siamo abusivi, lo sappiamo – prosegue Mariela -. Siamo entrati 9 anni fa. Avevo pagato una persona affinché mi aiutasse a fare domanda per le graduatorie delle case popolari. Si è preso i soldi e ha presentato la domanda quando i termini erano scaduti. Io e mio marito non avevamo più una casa e avevamo un bambino. Siamo entrati per necessità. Come fanno in tanti, al Carmine, al Pilastro e nelle altre zone dove ci stanno le case popolari. E lo facciamo per necessità”.


Viterbo - Il piccolo altare in casa di Gustavo e Mariela

Viterbo – Il piccolo altare in casa di Gustavo e Mariela


Passano le ore e quelli del comune non si fanno vivi. C’è tempo per tre caffè e l’album di famiglia, ricostruito saltando da un social all’altro. Mariela ha due sorelle, una vive a Milano e l’altra in Germania. Prepara una quarto caffè e offre un po’ di rum da una bottiglia, direttamente da Santo Domingo. In una delle camere della casa c’è un piccolo altare, con santi e candele. “Per noi i santi sono molto importanti – confida Mariela -. Soprattutto San Michele, che protegge i bambini”. Accanto ai santi ci stanno caramelle e dolci. A che servono? “Sono bambini”, risponde Mariela. I santi del piccolo altare in casa di Mariela raccontano il cosmo di una donna che vede nel santo il bambino che, un tempo, anche lui era. E lo raffigura pure. Diverse sono infatti le immagini di bambini che s’affacciano dall’altare in camera di Mariela. Sono i santi da bambini, e le caramelle sono per loro. Un gesto di tenerezza verso chi viene riconosciuto come più piccolo e più debole. Come dire, che l’infanzia è sacra.  


Viterbo - Mariela Garçia Rodriguez

Viterbo – Mariela Garçia Rodriguez


“Noi vogliamo pagare l’affitto – dice Mariela – ma possiamo farlo solo col reddito che abbiamo e con cui dobbiamo arrivare alla fine del mese. E l’alternativa non può essere finire sotto un ponte o vedersi togliere i figli. O peggio ancora sentire gente e leggere commenti in cui ti dicono ‘perché li hai fatti?’. I figli si fanno per amore, e comunque sia non avrei mai abortito. E quando si leggono certi commenti si ha la sensazione che chi li scrive non attribuisca umanità alla persona che va a giudicare”.


Viterbo - Mariela Garçia Rodriguez

Viterbo – Mariela Garçia Rodriguez


Mariela è preoccupata. Cerca di trattenersi. E’ una persona molto vitale. Una bella donna. Nell’attesa dei messaggeri comunali ci scappano anche un paio di pianti. “Sono quattro anni che andiamo avanti così – confida Mariela -. Uno stress terribile. Qualcuno ci dice ‘andatevene!’ Ma dove andiamo con quattro figli? E l’alternativa, ripeto, non può essere toglierceli. Dove andiamo con 700 euro al mese? ‘Dovevate pensarci prima’, si sente anche dire. Ma voi, con un figlio e in mezzo a una strada, a cosa avreste pensato? E a lavorare ci andiamo, e ci siamo sempre andati”. 

I vicini hanno dato più volte la loro solidarietà a Gustavo e Mariela, con messaggi e gesti concreti. Anche ieri mattina. Diversi hanno scritto a Mariela per sapere come era andata a finire. Ed erano solo le 11 e mezza. 

Infine i messaggeri del comune. Sono arrivati attorno all’una. Hanno fatto la loro parte e detto a Mariela che torneranno. Una mezz’oretta in tutto. “La prossima volta – chiude Mariela – ci hanno detto che ci sarà anche la polizia”.

Daniele Camilli


Articoli: “Case popolari, chiediamo di restare e pagare l’affitto in base al reddito”


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16 marzo, 2019

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