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Tribunale - Operazione Slot Machine - Avrebbero razziato 62mila euro in due giorni in una sala bingo e un centro scommesse del capoluogo - Indagini spiegate in aula dal maggiore dei carabinieri Giovanni Martufi

Videosorveglianza e telefonini accesi, ecco come si è tradita la banda del bingo

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Cristinel Bontoiu

Cristinel Bontoiu

Tibor Bajcsi

Tibor Bajcsi

Florin Driga

Florin Driga

Gelu Titirica

Gelu Titirica

Mihai Danaila

Mihai Danaila

Angelo Robertino Vinciotti

Angelo Robertino Vinciotti

Nicusor Belecciu

Nicusor Belecciu

Viterbo – Si nascondevano nei negozi e dopo l’orario di chiusura mettevano a segno i loro colpi. Un trucco semplice, ma efficace. Per fare razzia, il più atletico del sodalizio si nascondeva negli esercizi commerciali durante l’orario d’apertura. Anche nelle intercapedini, se necessario.

Dieci anni fa, a Viterbo, avrebbero razziato 62mila euro in due giorni. Ma sono stati traditi dalla videosorveglianza e dai cellulari tenuti accesi.

Sono i sette arrestati dell’operazione Slot Machine, scattata l’11 febbraio 2010, quando i banditi sono stati colti in flagrante durante un tentato colpo ad Acilia dove il funambolo di turno si era nascosto in un’intercapedine pronto ad aprire la porta nottetempo ai complici.

Coordinati dalla procura, furono polizia e carabinieri a sgominare la gang composta da sette soggetti tutti di nazionalità romena, che tre mesi prima, il 16 e il 18 novembre 2009, avrebbero messo a segno due maxi furti nel capoluogo. Il primo ai danni del punto Snai di via della Palazzina, il secondo alla sala bingo di via Garbini, per un bottino, rispettivamente, di 12mila e 50mila euro.

In manette finirono Angelo Robertino Vinciotti, Gelu Titirica, Florin Driga, Mihai Danaila, Cristinel Bontoiu, Nicusor Marian Belecciu e Tibor Bajcsi, oggi di età compresa tra i 35 e i 50 anni.

Accusati di furto aggravato e anche di associazione per delinquere, sono tuttora a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, che ieri ha sentito l’allora comandante del Norm dei carabinieri della compagnia di Viterbo,  il maggiore Giovanni Martufi, attualmente comandante del nucleo investigativo dei carabinieri della compagnia di Parma. 

L’ufficiale ha spiegato come i banditi siano stati smascherati dalle analogie tra i colpi, caratterizzati dallo stesso modus operandi.

“Tutti i furti avevano in comune che le porte dei locali presi di mira non erano state forzate dai malviventi.E l’uso, ad esempio, degli stessi strumenti di scasso, cioè cacciavite e piedi di porco utilizzati per scassinare i videopoker e le slot machine e prenderne i soldi all’interno”, ha detto. 

Quindi ha ribadito come siano stati decisivi i filmati delle telecamere della videosorveglianza interne ai locali: “Grazie ai quali, ad esempio, abbiamo potuto vedere i sopralluoghi fatti dai potenziali malviventi, muovendosi nei locali in modo sospetto, nei pomeriggi precedenti le notti dei furti”. 

L’infiltrato, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe schermato i sensori degli allarmi con delle mascherine di plastica trasparenti e telefonato ai complici, appostati fuori con un furgone, mentre il “boss” pattugliava la zona a bordo di una potente Bmw per controllare che non ci fossero in giro carabinieri o polizia.

“Decisiva si è rivelata l’analisi incrociata dei tabulati tra le telefonate catturate dalle celle dei luoghi dove sono stati commessi i furti, grazie alla quale emersero utenze di interesse, intestate a soggetti di nazionalità romena, che hanno dato impulso alle successive indagini, consentendoci di giungere all’identificazione di tutti i banditi. Non fu difficile, perché nelle ore notturne il traffico telefonico evidenziato dalle celle era limitato”, ha proseguito il maggiore.

“Nelle settimane successive, scoprimmo, ad esempio, che Cristinel Bontoiu il 9 febbraio 2010 avrebbe dovuto recarsi al tribunale di Terni per un processo, il che ci permise di piazzare un dispositivo di monitoraggio Gps sulla sua vettura, grazie al quale è stato poi possibile bloccare i malviventi in flagranza di reato durante il tentato colpo ad Acilia dell’11 febbraio 2010”, ha concluso. 

Il processo riprenderà il 5 giugno. 

Silvana Cortignani


Articoli:  “Si nascondevano nelle intercapedini prima della chiusura…” – Banda del bingo, funamboli alla sbarra – Furti al Bingo e allo Snai, sgominata gang

 

 

 


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7 marzo, 2019

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