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Tribunale - Fatture tarocche - Paolo Gianlorenzo, intercettato, mentre parla del dossier ricevuto da Franco Fiorito - Spunta il giallo del voucher "piccante" pubblicato solo dal cronista viterbese

“Francesco Battistoni adesso scoppia…”

di Silvana Cortignani

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Francesco Battistoni

Francesco Battistoni

Franco Fiorito

Franco Fiorito

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – “Francesco Battistoni adesso scoppia… “. Sono le parole con cui il giornalista Paolo Gianlorenzo avrebbe commentato con un collega il dossier con le fatture gonfiate, poi risultate false, sul presunto coinvolgimento dell’attuale senatore di Forza Italia, all’epoca capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, nella “rimborsopoli” regionale. Nel frattempo sta diventando un giallo il voucher “piccante” pubblicato solo dal cronista viterbese.

E’ il processo per calunnia e diffamazione contro l’ex capogruppo regionale del centrodestra Franco Fiorito, detto “Er Batman”, e solo per diffamazione contro Gianlorenzo, difesi rispettivamente dagli avvocati Carlo Taormina e Franco Taurchini. 

Oltre alle fatture, già pubblicate nei giorni precedenti dai maggiori quotidiani nazionali, a metà settembre del 2012 il cronista viterbese pubblicò – in esclusiva – anche un voucher relativo alla presunta prenotazione da parte di Battistoni di una camera matrimoniale per sé e la segretaria, a Torino in occasione del Salone del gusto, insinuando che i due, entrambi parte civile con l’avvocato Enrico Valentini, fossero amanti. Finora però il processo non ha chiarito se il voucher fosse presente anche nelle buste recapitate agli altri giornali oppure fosse una “chicca” riservata a Gianlorenzo. 

Di sicuro la “fonte” per tutti è stata Franco Fiorito, come ha ammesso nell’udienza di ieri anche il giornalista Ernesto Menicucci, oggi al Messaggero, mentre era al Corriere della Sera nel 2012, , quando deflagrò lo scandalo che ha portato alle dimissioni in blocco della giunta Polverini.

Menicucci, sia ieri davanti al giudice Giacomo Autizi che a suo tempo davanti al pm Massimiliano Siddi, si è avvalso della facoltà di non rispondere, appellandosi al segreto professionale. Ha però ammesso di avere ricevuto le “carte” da Fiorito, i cui bonifici a se stesso per effettuare viaggi all’estero erano stati, nelle settimane precedenti, un suo scoop a livello nazionale.

“La documentazione di cui parliamo è stato il seguito, quando in Regione era giù cosa nota il problema dei fondi Pdl, motivo per cui gli scontrini relativi a cene apparivano del tutto verosimili. Abbiamo poi cercato e trovato dei riscontri, verificando le circostanze, quindi deciso di pubblicare notizie che pensavo fossero una mia esclusiva. Invece, a differenza della ‘prima puntata’, in cui ero uscito in beata solitudine, la notizia è stata data il giorno successivo anche dal Messaggero e da Repubblica”, ha spiegato Menicucci in aula, specificando, su richiesta del giudice, che “la documentazione era già di per sé attendibile, vista la fonte da cui proveniva”.

Paolo Gianlorenzo, l’unico dei due imputati sempre presente in aula, ha chiesto di rilasciare spontanee dichiarazioni, spiegando di avere pubblicato il dossier con un paio di giorni di ritardo rispetto alle testate nazionali.

“Ho preso spunto dagli articoli già usciti – ha detto, lamentando – ciononostante sono stato perquisito come se fossi stato io a falsificare la documentazione. Poi è rimasta la diffamazione, ma solo perché io ho pubblicato di più rispetto agli altri. Si cerca di far passare il messaggio che io sapevo già prima, quando non è vero. La documentazione mi è arrivata da una fonte primaria, cioè Fiorito, per me era come come se fosse stato un lancio Ansa”.

A Gianlorenzo sarebbero state recapitate due buste, tramite un suo collaboratore, il giornalista Fulvio Medici, che quel giorno si trovava casualmente a Roma.

“Ero con la mia famiglia a casa di alcuni parenti quando Gianlorenzo mi ha chiesto se poteva farmi portare il materiale. Poco dopo è passato uno di cui non ricordo né le fattezze, né il nome, a bordo di una Smart bianca, che mi ha dato due buste al cancello. Al telefono, Gianlorenzo mi ha chiesto di aprirle per vedere cosa contenessero e io gli ho detto di scontrini e fatture, una intestata a un’associazione”, ha proseguito. 

“Ricordo bene, perché conoscevo entrambi, la fattura del ristorante Pepe Nero di Capodimonte intestata a Battistoni dal titolare del locale”, ha aggiunto. “Nient’altro che notizie per il giornale”, secondo il testimone, che ha faticato a rammentare il voucher. “Forse l’ho visto. Gianlorenzo fece allusione a una prenotazione per due persone, Battistoni e la segretaria, ma non ricordo la camera d’albergo”.

Gli sono stati chiesti ragguagli su alcune conversazioni telefoniche con Gianlorenzo, che sono state intercettate.

“Parlavamo di un articolo su Battistoni fatto la mattina stessa, che aveva colto nel segno. Gianlorenzo disse ‘Battistoni adesso scoppia’. E io risposi ‘era ora’, ma solo per una sua scelta politica secondo me penalizzante per l’ospedale di Acquapendente, dove vivo, che non avevo condiviso”, ha sottolineato Medici in chiusura.

“Quello che sicuramente è emerso, è che la consegna alla stampa del dossier è stata pilotata da Fiorito e che la documentazione era falsa, una conferma della volontà di distruggere il senatore. Se non personalmente da parte di Fiorito, da parte del suo staff. Con l’ulteriore giallo del voucher, pubblicato solo da Gianlorenzo, sulla cui esistenza non abbiamo avuto finora né conferme, né smentite. Non sappiamo se non fosse nella documentazione consegnata agli altri giornalisti oppure se per scelta non sia stato pubblicato”, il commento dell’avvocato di Battistoni, Enrico Valentini. 

Si torna in aula il 27 giugno. 

Silvana Cortignani


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12 aprile, 2019

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