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Mafia viterbese - Operazione Erostrato - Armi interrate in campagna a disposizione del sodalizio - Anche la pistola Beretta sequestrata a casa di uno spacciatore viterbese ai domiciliari

“Dopo Santa Rosa, vedi i fuochi d’artificio… pam pam”

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Viterbo - Ai domiciliari con la pistola - L'arma sequestrata dalla polizia

L’arma sequestrata dalla polizia il 26 settembre 2017

Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo – Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo - Gabriele Laezza

Mafia a Viterbo – Gabriele Laezza

Viterbo – (sil.co.) – “Ci facciamo le ferie, poi dopo Santa Rosa, vedi i fuochi d’artificio. Pam pam, ancora non hanno capito, si pensa che scherzo”.  Parola di Giuseppe Trovato, che ne parla con la fida dipendente di uno dei suoi tre compro oro, Marina Guadagno anche lei in carcere da quasi tre mesi con l’accusa di associazione di stampo mafioso.

Il contesto è quello di un gesto intimidatorio da mettere a segno nei confronti di una delle tante vittime del sodalizio. “Ci facciamo le ferie, poi dopo Santa Rosa, vedi i fuochi d’artificio. Pam pam, ancora non hanno capito, si pensa che scherzo”, dice Trovato.

Arresti blindati dal tribunale della libertà, mentre ulteriori particolari emergono dalle motivazioni del riesame al rigetto di revoca o alleggerimento dell misure cautelari a carico dei 13 arrestati nel blitz antimafia dello scorso 25 gennaio, scattato su richiesta della Dda di Roma nell’ambito della maxinchiesta Erostrato. 

I componenti del presunto sodalizio capeggiato da Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi avrebbero avuto disponibilità di armi, una ulteriore aggravante del reato di associazione di stampo mafioso secondo i giudici capitolini. Armi che, secondo le intercettazioni, avrebbero nascosto in luoghi sicuri, sotterrandole nelle campagne viterbesi, pronti a usarle all’occorrenza.

Trovato ne avrebbe parlato anche coi parenti calabresi, stupito dal fatto che uno dei cugini non riuscisse a rimediargli il giubbotto antiproiettile che gli aveva chiesto. Per l’occasione, riferendosi ai suoi, dice “lo sai di quelle tre colapiombo”, riferito verosimilmente alle armi da fuoco possedute, secondo gli inquirenti, anche dallo stesso Trovato, da Dervishi e Gurguri.

Ma c’è un dato ancora più inquietante.

Sarebbe stata di Gabriele Laezza la pistola sequestrata il 26 settembre 2017 a un pluripregiudicato trentenne viterbese, pizzicato con mezzo chilo di hashish e marijuana in casa mentre si trovava agli arresti domiciliari.

Nell’abitazione del giovane, finito in carcere in seguito a due arresti messi a segno nell’arco di una sola settimana, per l’arma e per spaccio, la polizia trovò anche una pistola semiautomatica Beretta con la matricola abrasa e il colpo in canna, proveniente da “pregresso delitto” secondo le indagini svolte successivamente sull’arma, passata al vaglio della polizia scientifica. 

Il trentenne disse agli inquirenti di averla tenuta per un’altra persona che glielo aveva chiesto, non essendosi sentito in grado di dire di no, per pregressi debiti di droga (Ai domiciliari per droga armato di pistola, condannato). 

Ebbene, Saputo il 28 settembre dell’arresto, Laezza ha telefonato a Trovato in stato di grande agitazione.

“Dal tenore della conversazione – si legge nelle motivazioni del riesame – emerge in modo evidente che la preoccupazione di Laezza dipende dal fatto che le forze dell’ordine potrebbero rilevare le sue impronte sull’arma e dunque risalire a lui quale procacciatore dell’arma sequestrata al trentenne”.

Trovato provvede allora a indicare al sodale come comportarsi, spiegandogli che è buona norma portare sempre con sé i guanti in lattice per maneggiare le armi, così da evitare di lasciare tracce sulle stesse e nascondere le armi in zone sicure di campagna, mai all’interno di abitazioni.  Gli operanti di polizia giudiziaria che stavano ascoltando la conversazione hanno annotato che, di sottofondo ai due interlocutori, si sente un rumore metallico come se Trovato avesse in mano un’arma e la mostrasse a Laezza.

“I guanti in lattice, poi prendi e li butti, perché se tu l’acchiappi così, restano le tracce tue, siamo sempre indagati. Questa è di un altro, ma ci sei pure tu. Capito come? La pistola mai tenerla in casa, la metti in un terreno”, dice Trovato a Laezza.

Tre colpi di pistola sulla vetrina. Di armi Trovato parla anche con la compagna Fouzia Oufir, pure lei in carcere, relativamente all’attentato a colpi di arma da fuoco messo a segno la notte tra il 9 e il 10 settembre 2018 al compro oro di un concorrente, sulla Teverina.

“Sai che ci vuole… bum bum bum, dieci colpi tirati… deve uscire sul giornale, se non esce mi girano i coglioni” (Compro oro, tre colpi di pistola contro la vetrina – Assalto al compro oro – Ritrovati i bossoli, i colpi esplosi a distanza). 


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese

 


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12 aprile, 2019

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