--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - L'imprecisa precisazione del commissario straordinario Ivan Grazini - La replica di Tusciaweb completa di registrazioni - AUDIO

“Ater sull’orlo del collasso, una esagerazione”

Condividi la notizia:


Viterbo - Le case popolari del Pilastro

Viterbo – Le case popolari del Pilastro

Viterbo - Il commissario Ater Ivan Grazini

Viterbo – Il commissario Ater Ivan Grazini

Viterbo - Il commissario Ater Ivan Grazini assieme a Fabrizio Urbani, Roberto Rondelli, Antonio Iezzi

Viterbo – Il commissario Ater Ivan Grazini assieme a Fabrizio Urbani, Roberto Rondelli, Antonio Iezzi

Le case popolari a Bagnaia - Serpentone

Le case popolari a Bagnaia – Serpentone

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  In merito all’articolo pubblicato il giorno 8 aprile su Tusciaweb, il commissario straordinario dell’Ater di Viterbo, ingegner Ivan Grazini, precisa quanto segue:

Nel colloquio col giornalista, nessuno ha mai parlato dell’Ater come di un’Azienda sull’orlo del collasso, come riportato nell’articolo: si tratta di un’evidente esagerazione. Piuttosto, ho spiegato, in modo molto chiaro, che l’Azienda, nel breve-medio termine, rischia di avere seri problemi, a causa di una carenza occupazionale: attualmente siamo sotto organico di 8 unità e altrettante persone usciranno dall’Ater ad agosto. Vi è, in sostanza, una forte carenza di personale, che quest’estate diventerà drammatica, se non si correrà rapidamente ai ripari.

E’, poi, un’assurdità gratuita del giornalista la cifra di quasi 4.000 persone presenti nei 4.400 alloggi di edilizia residenziale di proprietà dell’Ater: è impossibile che vi sia meno di una persona ad alloggio, mentre è plausibile che le persone presenti nei nostri alloggi siano, in totale, oltre 12.000. Ed è una pura invenzione del giornalista anche il fatto che, fuori da Viterbo, gli alloggi popolari siano prevalentemente villette a schiera con giardino. Un altro evidente errore commesso da chi ha scritto è relativo ai nuclei familiari in graduatoria, in tutta la Tuscia, per ottenere una casa popolare: circa 800 famiglie aspettano la casa nella sola Viterbo, mentre, se parliamo di tutta la Tuscia, arriviamo a oltre 1.000.

Quanto, poi, agli affitti non pagati da chi occupa abusivamente gli alloggi, è vero che difficilmente vengono riscossi, ma è altrettanto vero che questa Azienda, soprattutto nell’ultimo anno, ha rafforzato tutte le iniziative, anche in sede giudiziaria, tese a recuperare quanto dovuto dagli occupanti e gli alloggi stessi. Si tratta, non per nostra volontà, di procedure lunghe e costose, ma questa è l’unica strada per riportare la legalità e noi la stiamo perseguendo con tenacia e convinzione.

Ancora, è una considerazione totalmente fantasiosa – ed estranea all’incontro avuto col giornalista – quella relativa alla possibilità di affittare le abitazioni Ater a prezzi di mercato. La nostra è, sì, un’Azienda, ma per l’edilizia residenziale pubblica e, dunque, il nostro compito è quello di affittare gli alloggi alle fasce più deboli della popolazione, secondo i canoni stabiliti dalla legge. Qualsiasi altra ipotesi è un puro esercizio di fantasia, fuori dalla realtà.

Va, infine, sottolineato, che il diritto di un figlio a restare nella casa Ater a suo tempo assegnata ai genitori, ovviamente se rientra ancora nei requisiti previsti dalla legge, è un diritto sacrosanto, che nessuno si sogna di mettere in discussione, come invece si vuole far intendere nell’articolo”.

Ingegner Ivan Grazini

Commissario straordinario

Ater di Viterbo


Audio: Le parti contestate dell’intervista al commissario Ivan Grazini e ai suoi dirigenti

– “L’Ater è un’azienda sull’orlo del collasso”


Gentile commissario Ivan Grazini, a parlare per me è la registrazione dell’incontro. Vediamo allora cosa avete veramente detto. Una premessa. Si è trattato di un’intervista, non di un colloquio. E anche di questo eravate tutti al corrente. Ho inoltre trascritto le parti dell’intervista contestate dal commissario mantenendo esattamente ciò che è stato detto, modificando solo piccolissime cose per rendere la lettura più scorrevole.

Vediamo cosa hanno detto il commissario Grazini e i dirigenti Ater nel corso dell’intervista.

Parlare di “collasso” non è affatto esagerato. Anzi, diciamo anche che sono stato piuttosto morbido, visto che, lei, commissario, ha dichiarato quanto segue. “Viviamo di stenti – ha detto Ivan Grazini – perché di questo è. A stento riusciamo, facendo mille magheggi, a sopravvivere. Cercando pure di tamponare la situazione di un patrimonio che comincia a fare acqua da tutte le parti… Il problema è strutturale e per risolvere i problemi strutturali ci vogliono i soldi e i soldi non vengono fuori da quei canoni lì… Qui hanno fatto i salti mortali carpiati per cercare di stare a galla. C’è un problema serio. C’è un problema di sopravvivenza delle Ater. Se le Ater chiudono l’Erp finisce, perché i comuni non sono in grado di gestire i patrimoni. Figurati che cosa succederebbe se questo patrimonio venisse smembrato in tutti i patrimoni dei comuni”. 

Non solo, ma in un comunicato firmato dal commissario Ater e pubblicato da Tusciaweb il 4 marzo di quest’anno, poco più di un mese fa, Ivan Grazini ha scritto: “Pertanto l’Ater può contare effettivamente su circa € 2.800.000 all’anno. Si comprende che per le spese correnti sopra indicate questa situazione non solo non consentirà più all’Ater di proseguire nella sua missione di realizzare alloggi sociali, ma la porterà ben presto al collasso”. Tenuto conto di quanto ha realmente dichiarato avrei potuto anche tranquillamente parlare di “sfascio” oppure “ente moribondo”.

Per quanto riguarda poi la questione delle villette a schiera con giardino fuori Viterbo, non sono di certo io a inventare le cose. Sentiamo cosa dice un suo dirigente, e in sua presenza, nel corso dell’intervista. “Il problema delle case popolari – ha detto il suo dirigente – è che mentre su Viterbo abbiamo 1200 alloggi, ma sono 1200 alloggi ubicati in palazzi. Quindi il viterbese conosce questo tipo di case popolari. In realtà, per il resto della provincia, non è che queste sono le case popolari. Per il resto della provincia noi c’abbiamo villette a schiera. Da Valentano a Bomarzo a Fabrica di Roma, Montefiascone. Quindi è un altro tipo di realtà. E le villette a schiera, nonostante abbiano tre camere, salone, ingresso, garage con la porta basculante giardino avanti e dietro. Chi le occupa paga sempre 7 euro e 50. Perché pure questa qui è una cosa da sfatare. Perché poi uno pensa alla casa popolare tutti palazzi. In realtà, fuori Viterbo, in parecchi comuni ci sta questo tipo di realtà”.

Il suo dirigente parla addirittura di una “cosa da sfatare”, ossia la “cosa” di chi pensa che anche in provincia le case popolari siano in palazzi e non in villette a schiera. 

Anche sulle famiglie in graduatoria nella Tuscia, alla domanda: “quante sono le persone in graduatoria a Viterbo e provincia?”, la risposta è stata “800”.

Per quanto riguarda il dato delle 4 mila persone in 4.400 appartamenti. In tal caso è stato un mio refuso, per altro corretto. E’ saltato un 1 davanti al 4.

Affitti non percepiti. Mi pare proprio di aver scritto quanto lei ha puntualizzato nel suo comunicato. Quindi, francamente, proprio non capisco.

Incredibile invece il penultimo passaggio del suo comunicato. Non ho in alcun modo sostenuto che l’Ater debba mettere sul mercato le case popolari. Ho solo fatto un paragone con gli affitti degli appartamenti dei privati. Legittimo. Anche perché è stato proprio lei a definire come “irrisori” gli affitti attualmente pagati dagli inquilini, presentando la cosa come una delle cause del possibile collasso dell’ente.

Nell’ultimo passaggio siamo invece alla pura invenzione. Non ho né scritto, né fatto intendere che i figli degli assegnatari non abbiano diritti sulla casa popolare dei loro genitori. Certo che è un “sacrosanto diritto”. Anche se per il suo dirigente, basta ascoltare le dichiarazioni, più che un diritto sacro e santo sembrerebbe quasi una delle cause che rendono difficile la vendita delle case dell’ente agli inquilini. Perché, come si evince dalle dichiarazioni del dirigente, conviene continuare a pagare un affitto molto basso piuttosto che acquistare la casa.

Dunque, chi è che si inventa le cose, esagera e dice cose fantasiose? 

Daniele Camilli
Tusciaweb


Condividi la notizia:
16 aprile, 2019

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR