--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo - Irene Macchioni e Luigi Camilli oggi non ci sono più, ma raccontano ancora la storia di soldato nazista e di uno italiano - VIDEO

“C’hanno messo una crocetta e quel tedesco sul terreno nostro è sotterrato…”

di Daniele Camilli

Condividi la notizia:


Viterbo – La guerra dal punto di vista dei braccianti. Anche quelli della Tuscia. Due interviste che parlano di due storie. Due storie da raccontare. Oggi, festa della Liberazione. A 74 anni dal 25 aprile 1945 quando nazisti e fascisti vennero cacciati e sconfitti da partigiani e alleati. L’anno dopo l’Italia diventava una Repubblica e tre anni dopo pure democratica.


Viterbo - Commemorazione caduti in guerra

Viterbo – Commemorazione caduti in guerra


Storie raccontate da due persone che non ci sono più. Irene Macchioni e Luigi Camilli. L’intervista è stata realizzata quindici anni fa. Per la prima viene resa pubblica. Un documento che racconta fatti inediti. La storia dimenticata di contadini poverissimi che la guerra l’hanno vissuta sulla propria pelle, sfruttati da secoli e da padroni spesso feroci. Quasi tutti passati al fascismo. Storie di povertà, talvolta estrema, e umanità.


Video: La guerra raccontata da Irene Macchioni e Luigi Camilli


La prima è la storia di un giovane tedesco ucciso dalle parti di Vetralla probabilmente da un mitragliamento aereo alleato. “Passarono i caccia bombardieri e ammazzarono un tedesco sulla terra nostra – racconta Irene Macchioni -. Gli fecero una buca e lo sotterrarono in quel modo, con tutti gli stivali. Sul podere nostro …che io c’avevo una paura quando passavo da lì! …Poi è venuto un vetrallese che ha scavato, lo ha ritirato fuori e gli ha levato gli stivali e l’orologio”. “Guarda – prosegue Irene – m’ha dato un dolore immenso. Per levargli quegli stivali lo aveva mezzo stroncato. Mi sembra sempre di vedere quel soldato e pensare a quanto avesse sofferto. Povero figlio. Giovane, perché in guerra tutti i giovani c’andavano. Quando lo vidi tirare fuori mi misi a piangere, perché pensavo alla madre, al fratello, alla sorella. Chissà quanto l’avranno desiderato. Dove è sepolto c’avevano messo una crocetta di legno. E sul terreno nostro è sotterrato”. “Sicuramente – conclude Irene – c’era tanta povertà, perché c’aveva levato tutto il governo. Ma io non l’avrei fatto nemmeno se fossi dovuta andare a mangiare le pietre”.


Viterbo - Irene Macchioni

Viterbo – Irene Macchioni


La seconda storia la racconta invece Luigi Camilli. Anche lui era di Vetralla. Soldato nell’invasione dell’Unione sovietica, faceva parte dell’Armir. Riuscì a sfuggire all’accerchiamento russo. Dalla zona di Stalingrado arrivò, a piedi, fino a Varsavia. Dove ritrovarsi il comando. Salvò la vita di Amelio Magalotti di Valentano, con cui si rivedrà soltanto all’inizio degli anni ’90. Amelio è il padre di don Franco, prete operaio della Tuscia e animatore di movimenti pacifisti e antinuclearisti. Attivo negli anni ’70 e ’80 anche a sostegno delle rivoluzioni in America centrale e dei prigionieri politici detenuti nelle prigioni latinoamericane.


Viterbo - Luigi Camilli e Amelio Magalotti sul fronte russo

Viterbo – Luigi Camilli e Amelio Magalotti sul fronte russo


“Co’ sto Magalotti di Valentano – racconta Luigi Camilli – ci siamo messi a dormire dentro un carro merci in Russia dentro a una stazione bombardata. Un freddo! Gli dico, ‘Magalo’, non toccà le lamiere. Poi lui c’aveva sempre la febbre. Allora gli dico di aspettare. Davanti c’era una collina e sarei andato a vedere cosa trovavo. Mi arrampico e vedo una luce che si spostava da una parte e dall’altra. Probabilmente avremmo trovato una casa. Sono ritornato allora da Magalotti, gli ho detto cosa avevo visto e l’ho preso in spalla per portarlo verso la casa che avevo visto. Ma fatti un po’ di passi, Magalotti s’è buttato per terra. Gli ho subito avvolto i piedi con una coperta e sono andato prima a vedere se la casa c’era davvero. Magalotti mi diceva di salvarmi. Io gli rispondevo …’O tutti e due morti o…’. Che facevi? Sono arrivato in cima alla collina e la casa c’era. Ho cercato di convincere ad aiutarmi la persona che mi è venuta incontro quando mi ha visto. Siccome non voleva, gli ho puntato il fucile. E insieme siamo tornati a prendere Magalotti con la slitta. Quando gli riprese la circolazione del sangue…gli urli…”.


Viterbo - La commemorazione delle vittime del bombardamento

Viterbo – La commemorazione delle vittime del bombardamento


Due storie della Tuscia. Storie di guerra, pietà e coscienza. Una guerra che Irene e Luigi hanno conosciuto da braccianti. Una donna e un uomo. Il fronte interno. Per Irene Macchioni i tedeschi sono quelli che gli distruggono il campo e li costringono a vagare senza una méta e un tetto sulla testa. La povertà assoluta. Costretti a guardare le loro vacche mangiarsi il legno dei pali della vigna per la fame. Gli americani, quando li hanno visti, gli hanno tirato invece una bomba che a momenti gli ammazza tutti i fratelli. La pietà, però, davanti a quel soldato tedesco venuto in Italia a uccidere e opprimere, prevale. “Perché pure lui – spiega Irene – c’avrà avuto un padre e una madre”.

La storia di un uomo al fronte, questa volta esterno, il più duro, quello russo, con l’armata rossa che non faceva prigionieri, scatenando una controffensiva che avrebbe annientato l’esercito nazista nel giro di pochi mesi. Luigi Camilli stava lungo quella ritirata. Centinaia di chilometri a piedi. “Magnavamo le scorze de patate!”. Per sopravvivere. Ricorda Luigi. “Quando i soldati sovietici sono avanzati abbiamo perso tutti i collegamenti – racconta Luigi -. Non sapevamo più dove andare. Ma erano gli stessi russi ad aiutarci. perché prima noi ce ne andavamo e prima i loro figli potevano fare ritorno dalla guerra. I russi stessi ci avvisavano dei pericoli”.

“Ritrovammo il comando in Polonia – conclude il suo racconto Luigi Camilli – E lì c’era un testadicazzo di ufficiale che ci disse: ‘dove siete stati tutto questo tempo?’. Gli risposi: ‘Se avessimo avuto la macchina per fuggire, come lei, saremmo sicuramente arrivati prima. Noi a piedi e voi con la macchina. C’avete abbandonato”.

Daniele Camilli


Condividi la notizia:
25 aprile, 2019

Reportage 2 ... Gli articoli

  1. "Pasquinelli e Carloni si devono subito dimettere..."
  2. Il turismo "dimezzato" della città dei papi
  3. "Io e mio figlio siamo vivi per miracolo..."
  4. Sfiorata la strage di mamme e bambini
  5. Commercio, la "strage" di via Saffi
  6. Centoquarantadue soldati francesi sepolti "gloriosamente" lungo la Cassia...
  7. "Possiamo finalmente riavere la nostra libertà..."
  8. "Siamo intrappolati in casa da settimane per colpa di un ascensore..."
  9. "Il fuoco sembrava come una mietitrebbia..."
  10. A cena con i briganti ai piedi di Montefogliano...
  11. "Gli immigrati ci danno lavoro, mancano invece i servizi e il quartiere è dimenticato..."
  12. "La morte di Joshua richiama tutti alle nostre responsabilità..."
  13. Le porte della città vanno di male in peggio...
  14. "Avrei voluto una famiglia e dare ai miei figli tutto ciò che io non ho avuto..."
  15. "Abbiamo voluto riscattare le ex Terme Inps..."
  16. "Scegliamo di essere migliori perché si è scelto di amare..."
  17. "Dedicheremo il prossimo anno scolastico a Joshua Anyanwu..."
  18. "I soldi non ci sono... e i saldi non funzionano"
  19. Il Lazio tra le regioni con il più alto numero di morti sul lavoro, la Tuscia tra le province
  20. Vanno salvati gli affreschi dimenticati di Santa Maria delle Fortezze
  21. Venticinque milioni e mezzo di "tasse occulte" nella Tuscia
  22. Torna alla luce un fontanile del XVI secolo
  23. "Il festival di Modena avrebbe fatto meglio a invitare altre persone"
  24. Sotto "controllo" il cantiere di Belcolle
  25. "Una volta lavoravano marito e moglie, adesso la crisi si è ripresa tutto..."
  26. "Alla fine ce l'hanno cavata!"
  27. Benvenuti nella savana
  28. "E' un mese che siamo senza gas e mio marito è disabile"
  29. "La comunità islamica è parte integrante della nostra società"
  30. La battaglia di Ferento
  31. Pratogiardino Lucio Battisti nel degrado e nel più completo abbandono
  32. La città invasa dall'erba...
  33. "Le fontane erano il simbolo del buon funzionamento del comune"
  34. "Sui diritti umani non si può abbassare la guardia"
  35. Il tempo delle ciliegie vince quello della pioggia
  36. Gli studenti del Ruffini "processano" la violenza di genere
  37. "Viviamo in un paese dove associazioni a delinquere fasciste tentano di dividere i poveri..."
  38. "Sono quattro mesi che siamo "carcerati"..."
  39. Piazza del comune gremita per costruire una città migliore
  40. "Non parlava con nessuno, abitava qui e ogni tanto prendeva l'auto della donna con cui viveva"
  41. "Mezzetti ha offeso le forze armate, ha fatto bene il generale Riccò a lasciare la cerimonia"
  42. "Se non mi spiegano dove ho offeso l'esercito, sono dei cialtroni e dei mascalzoni..."
  43. "Il tempo com'è, bono o cattivo, noi venimo sempre qui da Pucciarella..."
  44. La "faccia" sporca della città
  45. Una linea d'abbigliamento e un logo per rafforzare l'identità della scuola
  46. La Pasqua al rallentatore nella città dei papi
  47. La processione del Cristo morto illumina Bagnaia
  48. "Frammenti di vita per riuscire a stare insieme..."
  49. "Chi ha fatto del male pagherà..."
  50. "Va fatto un restauro complessivo di tutte le fontane storiche e monumentali"
    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR