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Tribunale - Tragedia nel lago di Bolsena - Le difese dei quattro imputati hanno chiesto il non luogo a procedere alla prima udienza - Per il tribunale, invece, il processo deve andare avanti

Commenti razzisti su Facebook, no del giudice alla “tenuità del fatto”

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Morientes Diomande

Morientes Diomande

Viterbo –  Commenti razzisti su Facebook, il giudice Silvia Mattei boccia la richiesta di non luogo a procedere per la particolare “tenuità del fatto”. 

“Uno di meno”, parlando di  un ventenne ivoriano annegato nel lago di Bolsena, per il magistrato del tribunale di Viterbo è abbastanza grave da meritare i dovuti approfondimenti nell’ambito di un processo.

Lo stesso le altre frasi finite nel mirino della procura, che ha chiesto il giudizio per quattro imputati. 

Ma tant’è. Ieri le difese dei quattro imputati hanno chiesto al giudice di chiudere il processo alla prima udienza, sostenendo la scarsa rilevanza, nell’ambito delle ipotesi di reato previste dalla Legge Mancini, dei commenti xenofobi apparsi sulla pagina Facebook di Tusciaweb dopo la morte di Morientes Diomande, il ventenne ivoriano annegato il 3 agosto 2017 nel lago di Bolsena. 

Per il tribunale, invece, che non ha accolto l’eccezione preliminare degli avvocati dei tre uomini e della donna identificati nell’immediatezza dei fatti dalla Digos in collaborazione con la polizia postale, il processo deve andare avanti. Per cui si è proceduto con l’ammissione delle prove, mentre i primi testimoni dell’accusa saranno ascoltati il prossimo 15 gennaio. 

Su Facebook, nell’estate di due anni fa, ci fu chi ebbe il coraggio di esultare per la morte di Morientes Diomande, inghiottito dalle acque del lago di Bolsena sotto gli occhi del fratellino, con cui aveva superato il canale di Sicilia. 

Morientes era un richiedente asilo. Veniva dall’altra parte del mondo. Dalla Costa d’Avorio. Aveva percorso il deserto. Attraversato su un gommone e tra le lacrime le onde di un Mediterraneo pericoloso e infido. Ed era arrivato in Italia, la sua terra promessa. Era sopravvissuto al mare, ma il lago gli è stato fatale.

“Uno di meno”, ha scritto uno degli imputati, aggiungendo “a casa sua era ancora vivo”. E un altro degli attuali imputati gli ha risposto: “Aspetta che le scimmie vadano a rompere i coglioni anche a queste zecche del cazzo e poi vedrai come piangono su Facebook ‘sti coglioni anti Italia”, e ancora “che figata, facciamo una colonia e portiamoli tutti al lago”. L’unica imputata donna, identificata nonostante il nickname, invece ha fatto commenti del tipo: “Tra un po’ l’Italia sarà un popolo de negri. Mo basta. Non è questione di cattiveria, ma quando è troppo è troppo”. 

In base alla legge Mancino rischiano la reclusione fino a un anno e 6 mesi o una multa fino a 6mila euro. Sono le pene previste per chi propaganda “idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico”, oppure “istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. E’ invece previsto il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi “in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Silvana Cortignani


Articoli: Commenti razzisti su Facebook, quattro a processo  – Lo stato di diritto c’è!  – Non toccate i miei figli… di Carlo Galeotti


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13 aprile, 2019

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