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Viterbo - Mammagialla - L'uomo che ha ucciso il compagno di cella al gip: "Mi pento di quello che ho fatto" - Eseguita l'autopsia sul corpo della vittima

Convalidato l’arresto dell’omicida, domani i funerali di Giovanni Delfino

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Giovanni Delfino

Giovanni Delfino

Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – (r.s.) – Al gip ha ribadito quanto dichiarato al pm. Sing Khajan, il 34enne indiano accusato dell’omicidio di Giovanni Delfino, suo compagno di cella a Mammagialla, ha chiesto scusa anche davanti al giudice Rita Cialoni. Durante l’udienza di convalida dell’arresto, celebrata ieri nel carcere di Viterbo, è apparso pentito. “Mi dispiace – ha detto al gip -. Stavamo litigando su che canale guardare in tv. Io volevo vedere un programma, lui un altro. Ho afferrato lo sgabello, l’ho colpito in testa e l’ho ucciso”.

Il giudice ha convalidato l’arresto, eseguito all’alba di sabato dopo che Delfino è morto all’ospedale di Belcolle. Era arrivato ancora vivo, ma in condizioni disperate. I medici hanno provato a operarlo, ma invano. Come chiesto dal pm Franco Pacifici, che coordina le indagini insieme al procuratore capo Paolo Auriemma, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Khajan. Nessuna richiesta di misura alternativa da parte del suo difensore, l’avvocato Antonio Maria Carlevaro. “Il mio assistito – spiega il legale – non ha posti in cui andare, se non il carcere. Durante l’udienza ho anticipato che farò richiesta di perizia psichiatrica”. L’istanza dovrebbe essere depositata entro il fine settimana.

Ieri c’è stato anche il primo incontro privato tra il 34enne e il suo avvocato. “Gli ho detto di non preoccuparsi – rivela Carlevaro – e che un amico di famiglia ha informato i genitori e i fratelli che vivono in India”. Khajan, nato in India il 15 agosto del 1985, era in Italia da solo. A Cerveteri lavorava saltuariamente, per lo più in agricoltura e pastorizia. La sera di san Valentino ha accoltellato il convivente ed è stato arrestato per tentato omicidio. Portato nel carcere di Civitavecchia, poco dopo è stato trasferito a Viterbo per un’altra aggressione.

A Mammagialla condivideva la cella con il viterbese Giovanni Delfino, detenuto da fine agosto per tre reati commessi anni fa. Una pena di circa un anno e mezzo, che avrebbe scontato ai domiciliari se avesse avuto una casa. Ma Giovanni Delfino, 61 anni, una casa non ce l’aveva. Dopo aver interrotto i rapporti con la famiglia, andava a mangiare alla Caritas, chiedeva l’elemosina e frequentava il Sert. Ieri, su disposizione della procura, il medico legale Massimo Lancia ha eseguito l’autopsia all’obitorio del cimitero di san Lazzaro. I risultati finiranno sulla scrivania del pm tra almeno sessanta giorni. I funerali del 61enne invece si terranno domani mattina, alle 11, nella chiesa di san Sisto.


Articoli: La confessione dell’omicida: “Stavamo litigando su cosa guardare in tv e l’ho ucciso” – Tentò di uccidere il convivente a coltellate – L’omicida al pm: “L’ho colpito con lo sgabello e l’ho ucciso” – Detenuto colpisce con lo sgabello il compagno di cella e lo uccide


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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2 aprile, 2019

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